Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Margaret Fuller Slack

Sarei stata grande come George Eliot
ma il destino non volle.
Guardate il ritratto che mi fece Penniwit,
col mento appoggiato alla mano e gli occhi fondi —
e grigi e indaganti lontano.
Ma c'era il vecchio, l'eterno problema:
celibato, matrimonio o impudicizia?
Venne il ricco esercente John Slack,
con la promessa che avrei potuto scrivere a mio agio,
e io lo sposai, misi al mondo otto figli,
e non ebbi più tempo per scrivere.
Per me, comunque, era tutto finito
quando l'ago mi trafisse la mano
mentre lavavo i panni del bambino,
e morii di tetano, un'ironica morte.
Anime ambiziose, ascoltate,
il sesso è la rovina della vita!
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Se l'amore deve essermi negato

    Se l'amore deve essermi negato,
    perché il mattino spezza il suo cuore
    in canzoni, e perché questi sospiri
    che il vento del sud disperde
    tra le foglie appena spuntate ?

    Se l'amore deve essermi negato,
    perché porta la notte, in dolente
    silenzio, la pena delle stelle ?

    E perché questo folle cuore getta
    getta sconsideratamente la speranza
    su un mare la cui fine non conosce ?
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      La petite promenade du poète

      Me ne vado per le strade
      strette oscure e misteriose
      vedo dietro le vetrate
      affacciarsi Gemme e Rose.
      Dalle scale misteriose
      c'è chi scende brancolando
      dietro i vetri rilucenti
      stan le ciane commentando.
      ...
      ...
      La stradina è solitaria
      non c'è un cane; qualche stella
      nella notte sopra i tetti:
      e la notte mi par bella.
      E cammino poveretto
      nella notte fantasiosa
      pur mi sento nella bocca
      la saliva disgustosa. Via dal tanfo
      via dal tanfo e per le strade
      e cammina e via cammina,
      già le case son più rade.
      Trovo l'erba: mi ci stendo
      a conciarmi come un cane:
      Da lontano un ubriaco
      canta amore alle persiane.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Knowlt Hoheimer

        Io fui il primo frutto della battaglia di Missionary Ridge.
        Quando sentii la pallottola entrarmi nei cuore
        mi augurai di esser rimasto a casa e finito in prigione
        per quel furto dei porci di Curl Trenary,
        invece di fuggire e arruolarmi.
        Mille volte meglio il penitenziario
        che avere addosso questa statua di marmo alata,
        e il piedistallo di granito
        con le parole "Pro Patria".
        Tanto, che vogliono dire?
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Non piangere per me
          quando mi saprai morto
          Non oltre il suono tetro della campana lugubre
          Che dà notizia al mondo che sono fuggito
          Dalla sua codardia per vivere coi vermi.
          Anzi, se leggerai queste righe, dimentica
          La mano che le ha scritte: io ti amo così tanto
          Che vorrei scomparire dalla tua mente
          Se il pensiero di me può portarti dolore.
          Oh se mai tu posassi gli occhi su questi versi
          quando forse sarò già sfatto nella terra,
          Ti prego non chiamare il mio nome
          Ma lascia che il tuo amore con la mia vita muoia.
          Così che il mondo accorto non veda mai che tu
          Soffri ancora e ne rida, quando non sarai più.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            La sera

            Vien da lungi la Sera, camminando
            per la pineta tacita, di neve.
            Poi, contro tutte le finestre preme
            le sue gelide guance; e, zitta, origlia.
            Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
            Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
            non si attentano ancora ai loro giuochi.
            Cade di mano alle fantesche il fuso.

            La Sera ascolta, trepida, pei vetri;
            tutti - all'interno - ascoltano la Sera.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Le mani

              Le mani delle donne che incontrammo
              una volta, e nel sogno, e ne la vita:
              oh quelle mani, Anima, quelle dita
              che stringemmo una volta, che sfiorammo
              con le labbra, e nel sogno, e ne la vita!
              Fredde talune, fredde come cose
              morte, di gelo (tutto era perduto):
              o tiepide, parean come un velluto
              che vivesse, parean come le rose:
              rose di qual giardino sconosciuto?
              Ci lasciaron talune una fragranza
              così tenace che per una intera
              notte avemmo nel cuore la primavera;
              e tanto auliva la soligna stanza
              che foresta d'april non più dolce era.
              Da altre, cui forse ardeva il fuoco estremo
              d'uno spirto (ove sei, piccola mano,
              intangibile ormai, che troppo piano
              strinsi? ), venne il rammarico supremo:
              - Tu che m'avesti amato, e non in vano! -
              Da altre venne il desìo, quel violento
              Fulmineo desio che ci percote
              come una sferza; e immaginammo ignote
              lussurie in un'alcova, un morir lento:
              - per quella bocca aver le vene vuote! -
              Altre (o le stesse) furono omicide:
              meravigliose nel tramar l'inganno.
              Tutti gli odor d'Arabia non potranno
              Addolcirle. - Bellissime e infide,
              quanti per voi baciare periranno! -
              Altre (o le stesse), mani alabastrine
              ma più possenti di qualunque spira,
              ci diedero un furor geloso, un'ira
              folle; e pensammo di mozzarle al fine.
              (Nel sogno sta la mutilata, e attira.
              Nel sogno immobilmente eretta vive
              l'atroce donna dalle mani mozze.
              E innanzi a lei rosseggiano due pozze
              di sangue, e le mani entro ancora vive
              sonvi, neppure d'una stilla sozze).
              Ma ben, pari a le mani di Maria,
              altre furono come le ostie sante.
              Brillò su l'anulare il diamante
              né gesti gravi della liturgia?
              E non mai tra i capelli d'un amante.
              Altre, quasi virili, che stringemmo
              forte e a lungo, da noi ogni paura
              fugarono, ogni passione oscura;
              e anelammo a la Gloria, e in noi vedemmo
              illuminarsi l'opera futura.
              Altre ancora ci diedero un profondo
              brivido, quello che non ha l'uguale.
              Noi sentimmo, così, che ne la frale
              palma chiuder potevano esse un mondo
              immenso, e tutto il Bene e tutto il Male:
              Anima, e tutto il Bene e tutto il Male.
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