Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Il poeta

Il poeta è un uccello
che becca le parole
sotto la neve del normale
viene sul davanzale
e scappa, impaurito
se lo vuoi catturare
Il poeta è femmina
Il poeta è gagliardo
ha qualcosa, nello sguardo
che tu dici: è un poeta
Spesso è analfabeta
ma è meglio
è piú immediato
il poeta è un ammalato
colitico, fegatoso, asmatico
il poeta è antipatico, scontroso
ombroso: guai
chiamarlo poeta
è una cometa
che annuncia un mondo nuovo
è assolutamente inutile
è un fallito
è un pappagallo di partito
è organico, no,
è fatto d'aria
ha nella penna tutta intera
la rabbia proletaria
è sopra la politica
è sopra il mondo
il poeta è tisico e biondo
il poeta è sempre suicida
il poeta è un furbone
il poeta è una sfida
alle banalità del mondo
il poeta è assolutamente
del tutto normale
il poeta è omosessuale
il poeta è un santo
il poeta è una spia
poi un giorno va via
in un isola lontana
o anche a puttana
e lascia un gran vuoto
nella poesia
la sua
il poeta è il titolo
di questa mia.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Il Natale del 1833

    Sì che Tu sei terribile!
    Sì che in quei lini ascoso,
    In braccio a quella Vergine,
    Sovra quel sen pietoso,
    Come da sopra i turbini
    Regni, o Fanciul severo!
    E fato il tuo pensiero,
    È legge il tuo vagir.

    Vedi le nostre lagrime,
    Intendi i nostri gridi;
    Il voler nostro interroghi,
    E a tuo voler decidi.
    Mentre a stornar la folgore
    Trepido il prego ascende
    Sorda la folgor scende
    Dove tu vuoi ferir.

    Ma tu pur nasci a piangere,
    Ma da quel cor ferito
    Sorgerà pure un gemito,
    Un prego inesaudito:
    E questa tua fra gli uomini
    Unicamente amata,
    Nel guardo tuo beata,
    Ebra del tuo respir,

    Vezzi or ti fa; ti supplica
    Suo pargolo, suo Dio,
    Ti stringe al cor, che attonito
    Va ripetendo: è mio!
    Un dì con altro palpito,
    Un dì con altra fronte,
    Ti seguirà sul monte.
    E ti vedrà morir.

    Onnipotente….
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      An Acre of Grass

      Picture and book remain,
      An acre of green grass
      For air and exercise,
      Now strength of body goes;
      Midnight, an old house
      Where nothing stirs but a mouse.

      My temptation is quiet.
      Here at life 's end
      Neither loose imagination,
      Nor the mill of the mind
      Consuming its rag and bone,
      Can make the truth known.

      Grant me an old man's frenzy,
      Myself must I remake
      Till I am Timon and Lear
      Or that William Blake
      Who beat upon the wall
      Till Truth obeyed his call;

      A mind Michael Angelo knew
      That can pierce the clouds,
      Or inspired by frenzy
      Shake the dead in their shrouds;
      Forgotten else by mankind,
      An old man's eagle mind.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Sera di Gavinana

        Ecco la sera e spiove
        sul toscano Appennino.

        Con lo scender che fa le nubi a valle,
        prese a lembi qua e là
        come ragne fra gli alberi intricate,
        si colorano i monti di viola.
        Dolce vagare allora
        per chi s'affanna il giorno
        ed in se stesso, incredulo, si torce.
        Viene dai borghi, qui sotto, in faccende,
        un vociar lieto e folto in cui si sente
        il giorno che declina
        e il riposo imminente.
        Vi si mischia il pulsare, il batter secco
        ed alto del camion sullo stradone
        bianco che varca i monti.
        E tutto quanto a sera,
        grilli, campane, fonti,
        fa concerto e preghiera,
        trema nell'aria sgombra.
        Ma come più rifulge,
        nell'ora che non ha un'altra luce,
        il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino.
        Sui tuoi prati che salgono a gironi,
        questo liquido verde, che rispunta
        fra gl'inganni del sole ad ogni acquata,
        al vento trascolora, e mi rapisce,
        per l'inquieto cammino,
        sì che teneramente fa star muta
        l'anima vagabonda.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Non chiesi nulla

          Non chiesi nulla,
          solo mi fermai al limite
          del bosco, dietro un albero. Gli occhi dell'alba
          erano languidi,
          e la rugiada era ancora nell'aria.
          Il delicato profumo dell'erba bagnata
          indugiava nella nebbia
          sottile che avvolgeva
          la terra. Sotto un banano mungevi la mucca
          con le tue mani tenere,
          fresche come il burro.
          Io me ne stavo immobile.
          Non dissi una parola.
          Fu l'uccello che cantò,
          nascosto, dal cespuglio.
          L'albero di mango
          lasciava cadere i suoi fiori sulla strada del villaggio
          e le api venivano ronzando, a una a una.
          Dalla parte dello stagno
          il cancello del tempio
          di Shiva era aperto
          e un fedele aveva iniziato
          il suo canto.
          Con il secchio
          sulle ginocchia
          tu mungevi la mucca.
          Io rimasi con il mio secchio vuoto.
          Non ti venni vicino.
          Il cielo si destò al suono
          del gong del tempio.
          Gli zoccoli delle bestie
          che andavano al pascolo sollevavano la polvere
          della strada.
          Con le brocche piene
          posate sull'anca,
          le donne venivano
          dal fiume.
          I tuoi bracciali
          tintinnavano e la schiuma traboccava dal secchio.
          La mattina passò e io
          non ti venni vicino.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Sarah Brown

            Maurizio, non piangere, non sono qui sotto il pino.
            L'aria profumata della primavera bisbiglia nell'erba dolce,
            le stelle scintillano, la civetta chiama,
            ma tu ti affliggi, e la mia anima si estasia
            nel nirvana beato della luce eterna!
            Và dal cuore buono che è mio marito,
            che medita su ciò che lui chiama la nostra colpa d'amore: -
            digli che il mio amore per te, e così il mio amore per lui, hanno foggiato il mio destino — che attraverso la carne raggiunsi lo spirito e attraverso lo spirito, pace.
            Non ci sono matrimoni in cielo,
            ma c'è l'amore.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Hymnus ad nocturnum

              Ho la calma di un morto:
              guardo il letto che attende
              le mie membra e lo specchio
              che mi riflette assorto.

              Non so vincere il gelo
              dell'angoscia, piangendo,
              come un tempo, nel cuore
              della terra e del cielo.

              Non so fingermi calme
              o indifferenze o altre
              giovanili prodezze,
              serti di mirto o palme.

              O immoto Dio che odio
              fa che emani ancora
              vita dalla mia vita
              non m'importa più il modo.
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                La Befana

                Discesi dal lettino
                son là presso il camino,
                grandi occhi estasiati,
                i bimbi affaccendati

                a metter la scarpetta
                che invita la Vecchietta
                a portar chicche e doni
                per tutti i bimbi buoni.

                Ognun, chiudendo gli occhi,
                sogna dolci e balocchi;
                e Dori, il più piccino,
                accosta il suo visino

                alla grande vetrata,
                per veder la sfilata
                dei Magi, su nel cielo,
                nella notte di gelo.

                Quelli passano intanto
                nel lor gemmato manto,
                e li guida una stella
                nel cielo, la più bella.

                Che visione incantata
                nella notte stellata!
                E la vedono i bimbi,
                come vedono i nimbi

                degli angeli festanti
                nè lor candidi ammanti.
                Bambini! Gioia e vita
                son la vision sentita

                nel loro piccolo cuore
                ignaro del dolore.
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