Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz
Il giorno più felice
Il giorno più felice - l'ora più felice
questo mio inaridito cuore ha già conosciuto;
ogni più alta speranza di trionfo e d'orgoglio
sento ch'è fuggita via.

Trionfo? Oh sì, così fantasticavo;
ma da gran tempo svanirono ormai
le visione di quel mio giovanile tempo -
e sia pur così.

E quanto a te, orgoglio, che dirti?
Erediti pure un'altra fonte
quel veleno che approntasti per me -
Ora acquietati, o mio spirito.

Il giorno più felice - l'ora più felice -
che quest'occhi avrebbero visto - hanno già visto,
il rifulgente sguardo di trionfo e d'orgoglio
sento che è spento ormai.

Ma mi fosse pur riofferta quella speranza
di trionfo e d'orgoglio, e con la pena
che allora avvertivo - quella fulgente ora
io non vorrei riviverla:

giacché oscure scorie erano su quelle ali
e, al loro agitarsi, una maligna essenza
ne pioveva - fatale per un'anima
che già l'ha conosciuta.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    I limoni

    Ascoltami, i poeti laureati
    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall'azzurro:
    più chiaro si ascolta il susurro
    dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest'odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l'odore dei limoni.

    Vedi, in questi silenzi in cui le cose
    s'abbandonano e sembrano vicine
    a tradire il loro ultimo segreto,
    talora ci si aspetta
    di scoprire uno sbaglio di Natura,
    il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
    nel mezzo di una verità
    Lo sguardo fruga d'intorno,
    la mente indaga accorda disunisce
    nel profumo che dilaga
    quando il giorno più languisce.
    Sono i silenzi in cui si vede
    in ogni ombra umana che si allontana
    qualche disturbata Divinità

    Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
    nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
    La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
    il tedio dell'inverno sulle case,
    la luce si fa avara - amara l'anima.
    Quando un giorno da un malchiuso portone
    tra gli alberi di una corte
    ci si mostrano i gialli dei limoni;
    e il gelo del cuore si sfa,
    e in petto ci scrosciano
    le loro canzoni
    le trombe d'oro della solarità.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

      La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
      ruota un moto di danza e di dolcezza,
      aureola di tempo, arca notturna e sicura
      e se non so più quello che ho vissuto
      è perché non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

      Foglie di luce e spuma di rugiada
      canne del vento, risa profumate,
      ali che coprono il mondo di luce,
      navi cariche di cielo e di mare,
      caccia di suoni e fonti di colori,

      profumi schiusi da una cova di aurore
      sempre posata sulla paglia degli astri,
      come il giorno vive di innocenza,
      così il mondo vive dei tuoi occhi puri
      e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Il giudice Somers

        Come accade, ditemi,
        che io, il più erudito degli avvocati,
        che conoscevo Blackstone e Coke
        quasi a memoria, che feci il più gran discorso
        che il tribunale avesse mai udito, e scrissi
        un esposto che meritò l'elogio del pretore Breese —
        come accade, ditemi,
        che io giaccio qui, dimenticato, ignoto,
        mentre Chase Henry, l'ubriacone della città,
        ha un cippo di marmo, sormontato da un'urna,
        su cui la Natura in un capriccio d'ironia
        ha seminato un cespo in fiore?
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Julia Miller

          Bisticciammo quella mattina,
          perché lui aveva sessantacinque anni, e io trenta,
          ed ero nervosa e greve del bimbo
          la cui nascita mi atterriva.
          Io pensavo all'ultima lettera scrittami
          da quella giovane anima straniata
          il cui abbandono nascosi
          sposando quel vecchio.
          Poi presi la morfina e sedetti a leggere.
          Attraverso l'oscurità che mi scese sugli occhi
          io vedo ancora la luce vacillante di queste parole:
          "E Gesù gli disse: In verità
          io ti dico, Oggi tu
          sarai con me in paradiso"
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Herbert Marshall

            Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
            nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
            di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
            ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
            In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
            poiché io ero la gioia della tua anima,
            formato e temprato
            per risolverti la vita, e non volli.
            Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
            la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
            Questo è il dolore della vita:
            le si può essere felici solo in due;
            e i nostri cuori rispondono a stelle
            che non voglion saperne di noi.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Padre, anche se

              Padre, se anche tu non fossi il mio
              padre,
              per te stesso, egualmente t'amerei.
              Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
              che la prima viola sull'opposto
              muro scopristi dalla tua finestra
              e ce ne desti la novella allegro.
              E subito la scala tolta in spalla
              di casa uscisti e l'appoggiavi al muro.
              Noi piccoli dai vetri si guardava.

              E di quell'altra volta mi ricordo
              che la sorella, bambinetta ancora,
              per la casa inseguivi minacciando.
              Ma raggiuntala che strillava forte
              dalla paura, ti mancava il cuore:
              t'eri visto rincorrere la tua
              piccola figlia e, tutta spaventata,
              tu vacillando l'attiravi al petto
              e con carezze la ricoveravi
              tra le tue braccia come per difenderla
              da quel cattivo ch'eri tu di prima.

              Padre, se anche tu non fossi il mio
              padre...
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Ottobre

                Un tempo, era d'estate,
                era a quel fuoco, a quegli ardori,
                che si destava la mia fantasia.
                Inclino adesso all'autunno
                dal colore che inebria,
                amo la stanca stagione
                che ha già vendemmiato.
                Niente più mi somiglia,
                nulla più mi consola,
                di quest'aria che odora
                di mosto e di vino,
                di questo vecchio sole ottobrino
                che splende sulla vigne saccheggiate.

                Sole d'autunno inatteso,
                che splendi come in un di là,
                con tenera perdizione
                e vagabonda felicità,
                tu ci trovi fiaccati,
                vòlti al peggio e la morte nell'anima.
                Ecco perché ci piaci,
                vago sole superstite
                che non sai dirci addio,
                tornando ogni mattina
                come un nuovo miracolo,
                tanto più bello quanto più t'inoltri
                e sei lì per spirare.
                E di queste incredibili giornate
                vai componendo la tua stagione
                ch'è tutta una dolcissima agonia.
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