Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz
Se tu dovessi venire in autunno
mi leverei di torno l'estate
con un gesto stizzito ed un sorrisetto,
come fa la massaia con la mosca.

Se entro un anno potessi rivederti,
avvolgerei in gomitoli i mesi,
per poi metterli in cassetti separati -
per paura che i numeri si mescolino.

Se mancassero ancora alcuni secoli,
li conterei ad uno ad uno sulla mano -
sottraendo, finché non mi cadessero
le dita nella terra della Tasmania.

Se fossi certa che, finita questa vita,
io e te vivremo ancora -
come una buccia la butterei lontano -
e accetterei l'eternità all'istante.

Ma ora, incerta della dimensione
di questa che sta in mezzo,
la soffro come l'ape-spiritello
che non preannuncia quando pungerà.
(dedicata a F. )
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    A Zacinto

    Né più mai toccherò le sacre sponde
    ove il mio corpo fanciulletto giacque,
    Zacinto mia, che te specchi nell'onde
    del greco mar da cui vergine nacque

    Venere, e fea quelle isole feconde
    col suo primo sorriso, onde non tacque
    le tue limpide nubi e le tue fronde
    l'inclito verso di colui che l'acque

    cantò fatali, ed il diverso esiglio
    per cui bello di fama e di sventura
    baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

    Tu non altro che il canto avrai del figlio,
    o materna mia terra; a noi prescrisse
    il fato illacrimata sepoltura.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      No, non dire mai che il mio cuore è stato falso (Sonetto 109)

      No, non dire mai che il mio cuore è stato falso
      Anche se l'assenza sembrò ridurre la mia fiamma;
      come non è facil ch'io mi stacchi da me stesso,
      così è della mia anima che vive nel tuo petto:
      quello è il rifugio mio d'amore; se ho vagato
      come chi viaggia, io di nuovo lì ritorno
      fedelmente puntuale, non mutato dagli eventi,
      tanto ch'io stesso porto acqua alle mie colpe.
      Non credere mai, pur se in me regnassero
      tutte le debolezze che insidiano la carne,
      ch'io mi possa macchiare in modo tanto assurdo
      da perdere per niente la somma dei tuoi pregi:
      perché niente io chiamo questo immenso universo
      tranne te, mia rosa; in esso tu sei il mio tutto.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        So quello che dirmi
        vorresti in quest'ora...
        Non dirlo!
        Guarda laggiù il fondo dello stagno
        che si fa cupo
        e come si rincorrono le nuvole
        specchianti sul velluto nero...
        Non dirlo!
        Questa è una mala notte.
        Lo so,
        in quest'ora infuria
        nel profondo del tuo petto
        tutto ciò che ti preme.
        Non chiedere!
        Sulla tua bocca indugia
        ancora la parola che ci fa infelici...
        Non dirla!
        Questa è una mala notte.
        Me lo dirai domani.
        Non lo sappiamo,
        chissà forse
        domani tutto sarà miracolosamente facile
        ciò che oggi nessun cuore può sopportare,
        ciò che oggi mi rende tanto infelice.
        Non chiedere!
        Questa è una mala notte.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Senza di te tornavo, come ebbro...

          Senza di te tornavo, come ebbro,
          non più capace d'esser solo, a sera
          quando le stanche nuvole dileguano
          nel buio incerto.
          Mille volte son stato così solo
          dacché son vivo, e mille uguali sere
          m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
          le campagne, le nuvole.
          Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
          della fatale sera. Ed ora, ebbro,
          torno senza di te, e al mio fianco
          c'è solo l'ombra.

          E mi sarai lontano mille volte,
          e poi, per sempre. Io non so frenare
          quest'angoscia che monta dentro al seno;
          essere solo.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Quanto ancor più bella sembra la bellezza (Sonetto 54)

            Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
            per quel ricco ornamento che virtù le dona!
            Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
            per la soave essenza che vive dentro a lei.
            Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
            simili al colore delle rose profumate,
            hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
            quando la brezza d'estate ne schiude gli ascosi boccioli:
            ma poiché il loro pregio è solo l'apparenza,
            abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
            solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:
            la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
            e così è; per te, fiore stupendo e ambito,
            come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              La stella

              Perdettero la stella un giorno.
              Come si a perdere
              La stella? Per averla troppo a lungo fissata…
              I due re bianchi,
              ch'eran due sapienti di Caldea,
              tracciaron al suolo dei cerchi, col bastone.

              Si misero a calcolare, si grattarono il mento…
              Ma la stella era svanita come svanisce un'idea,
              e quegli uomini, la cui anima
              aveva sete d'essere guidata,
              piansero innalzando le tende di cotone.

              Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
              si disse: " Pensiamo alla sete che non è la nostra.
              Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali":

              E mentre sosteneva il suo secchio per l'ansa,
              nello specchio di cielo
              in cui bevevano i cammelli
              egli vide la stella d'oro che danzava in silenzio.
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Adolescente

                Su te, vergine adolescente,
                sta come un'ombra sacra.
                Nulla è più misterioso
                e adorabile e proprio
                della tua carne spogliata.
                Ma ti recludi nell'attenta veste
                e abiti lontano
                con la tua grazia
                dove non sai chi ti raggiungerà.
                Certo non io. Se ti veggo passare
                a tanta regale distanza,
                con la chioma sciolta
                e tutta la persona astata,
                la vertigine mi si porta via.
                Sei l'imporosa e liscia creatura
                cui preme nel suo respiro
                l'oscuro gaudio della carne che appena
                sopporta la sua pienezza.
                Nel sangue, che ha diffusioni
                di fiamma sulla tua faccia,
                il cosmo fa le sue risa
                come nell'occhio nero della rondine.
                La tua pupilla è bruciata
                dal sole che dentro vi sta.
                La tua bocca è serrata.
                Non sanno le mani tue bianche
                il sudore umiliante dei contatti.
                E penso come il tuo corpo
                difficoltoso e vago
                fa disperare l'amore
                nel cuor dell'uomo!

                Pure qualcuno ti disfiorerà,
                bocca di sorgiva.
                Qualcuno che non lo saprà,
                un pescatore di spugne,
                avrà questa perla rara.
                Gli sarà grazia e fortuna
                il non averti cercata
                e non sapere chi sei
                e non poterti godere
                con la sottile coscienza
                che offende il geloso Iddio.
                Oh sì, l'animale sarà
                abbastanza ignaro
                per non morire prima di toccarti.
                E tutto è così.
                Tu anche non sai chi sei.
                E prendere ti lascerai,
                ma per vedere come il gioco è fatto,
                per ridere un poco insieme.
                Come fiamma si perde nella luce,
                al tocco della realtà
                i misteri che tu prometti
                si disciolgono in nulla.
                Inconsumata passerà
                tanta gioia!
                Tu ti darai, tu ti perderai,
                per il capriccio che non indovina
                mai, col primo che ti piacerà.
                Ama il tempo lo scherzo
                che lo seconda,
                non il cauto volere che indugia.
                Così la fanciullezza
                fa ruzzolare il mondo
                e il saggio non è che un fanciullo
                che si duole di essere cresciuto.
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