Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Io ti amo

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    La cavalla storna

    Nella Torre il silenzio era già alto.
    Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
    I cavalli normanni alle lor poste
    frangean la biada con rumor di croste.
    Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
    nata tra i pini su la salsa spiaggia;
    che nelle froge avea del mar gli spruzzi
    ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
    Con su la greppia un gomito, da essa
    era mia madre; e le dicea sommessa:
    "O cavallina, cavallina storna,
    che portavi colui che non ritorna;
    tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
    Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
    il primo d'otto tra miei figli e figlie;
    e la sua mano non toccò mai briglie.
    Tu che ti senti ai fianchi l'uragano,
    tu dai retta alla sua piccola mano.
    Tu ch'hai nel cuore la marina brulla,
    tu dai retta alla sua voce fanciulla".
    La cavalla volgea la scarna testa
    verso mia madre, che dicea più mesta:
    "O cavallina, cavallina storna,
    che portavi colui che non ritorna;
    lo so, lo so, che tu l'amavi forte!
    Con lui c'eri tu sola e la sua morte.
    O nata in selve tra l'ondate e il vento,
    tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
    sentendo lasso nella bocca il morso,
    nel cuor veloce tu premesti il corso:
    adagio seguitasti la tua via,
    perché facesse in pace l'agonia... "
    La scarna lunga testa era daccanto
    al dolce viso di mia madre in pianto.
    "O cavallina, cavallina storna,
    che portavi colui che non ritorna;
    oh! Due parole egli dové pur dire!
    E tu capisci, ma non sai ridire.
    Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
    con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
    con negli orecchi l'eco degli scoppi,
    seguitasti la via tra gli alti pioppi:
    lo riportavi tra il morir del sole,
    perché udissimo noi le sue parole".
    Stava attenta la lunga testa fiera.
    Mia madre l'abbracciò su la criniera
    "O cavallina, cavallina storna,
    portavi a casa sua chi non ritorna!
    A me, chi non ritornerà più mai!
    Tu fosti buona... Ma parlar non sai!
    Tu non sai, poverina; altri non osa.
    Oh! ma tu devi dirmi una cosa!
    Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise:
    esso t'è qui nelle pupille fise.
    Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
    E tu fa cenno. Dio t'insegni, come".
    Ora, i cavalli non frangean la biada:
    dormian sognando il bianco della strada.
    La paglia non battean con l'unghie vuote:
    dormian sognando il rullo delle ruote.
    Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
    disse un nome... Sonò alto un nitrito.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      La mia bohème (Fantasia)

      I pugni nelle tasche rotte, me ne andavo
      con il mio pastrano diventato ideale;
      sotto il cielo andavo, o Musa, a te solidale;
      oh! Là, là! Quanti splendidi amori sognavo!

      La sola braca aveva un largo buco. - In corsa
      sgranavo rime, Puccetto sognante. E l'Orsa
      Maggiore era la mia locanda. - Lassù
      le stelle in cielo avevano un dolce fru fru;

      le ascoltavo, seduto ai lati delle strade,
      nelle sere del buon settembre ove rugiade
      mi gocciavano in fronte un vino di vigore;

      e, rimando in mezzo ai tenebrosi fantastici,
      come fossero lire, tiravo gli elastici
      delle mie scarpe ferite, un piede sul cuore!
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Blues in Memoria

        Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
        fate tacere il cane con un osso succulento,
        chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
        portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

        Incrocino gli aereoplani lassù
        e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
        allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
        i vigili si mettano i guanti di tela nera.

        Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
        la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
        il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
        pensavo che l'amore fosse eterno: avevo torto.

        Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
        imballate la luna, smontate pure il sole;
        svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
        perché ormai nulla può giovare.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          La filosofia dell'amore

          Le fonti si confondono col fiume
          i fiumi con l'Oceano
          i venti del Cielo sempre
          in dolci moti si uniscono
          niente al mondo è celibe
          e tutto per divina
          legge in una forza
          si incontra e si confonde.
          Perché non io con te?
          Vedi che le montagne baciano l'alto
          del Cielo, e che le onde una per una
          si abbracciano. Nessun fiore-sorella
          vivrebbe più ritroso
          verso il fratello-fiore.
          E il chiarore del sole abbraccia la terra
          e i raggi della Luna baciano il mare.
          Per che cosa tutto questo lavoro tenero
          se tu non vuoi baciarmi?
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Alle fronde dei salici

            E come potevamo noi cantare
            con il piede straniero sopra il cuore,
            fra i morti abbandonati nelle piazze
            sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
            d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
            della madre che andava incontro al figlio
            crocifisso sul palo del telegrafo?
            Alle fronde dei salici, per voto,
            anche le nostre cetre erano appese,
            oscillavano lievi al triste vento.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout
              Contre les portes de la nuit
              Et les passants qui passent les désignent du doigt
              Mais les enfants qui s'aiment
              Ne sont là pour personne
              Et c'est seulement leur ombre
              Qui tremble dans la nuit
              Excitant la rage des passants
              Leur rage leur mépris leurs rires et leur envie
              Les enfants qui s'aiment ne sont là pour personne
              Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
              Bien plus haut que le jour
              Dans l'éblouissante clarté de leur premier amour.
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