Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

A N. V. N.

C'è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca né amore né passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d'amore.

Perfino l'amicizia vi è impotente,
e anni d'alta, fiammeggiante gioia,
quando libera è l'anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.

Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena...
ora hai compreso perché il mio cuore
non batte sotto la tua mano.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    La casa dei doganieri

    Tu non ricordi la casa dei doganieri
    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
    desolata t'attende dalla sera
    in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
    e vi sostò irrequieto.

    Libeccio sferza da anni le vecchie mura
    e il suono del tuo riso non è più lieto:
    la bussola va impazzita all'avventura
    e il calcolo dei dadi più non torna.

    Tu non ricordi; altro tempo frastorna
    la tua memoria; un filo s'addipana.

    Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
    la casa e in cima al tetto la banderuola
    affumicata gira senza pietà.
    Ne tengo un capo; ma tu resti sola
    nè qui respiri nell'oscurità.

    Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende
    rara la luce della petroliera!
    Il varco è qui? (ripullula il frangente
    ancora sulla balza che scoscende... ).
    Tu non ricordi la casa di questa
    mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      A mio fratello Giorgio

      Molti prodigi ho veduto stamane:
      il sole, che col primo bacio terse le lacrime
      dagli occhi dell'aurora; le corone d'alloro
      degli eletti, chine sull'aureo manto della sera;
      l'oceano, verdeazzurro, sterminato,
      e scogli, navi, grotte, aneliti e terrori;
      e la sua voce arcana che, a chi l'ode,
      fa meditare quello che sarà o è stato.
      E anche ora, Giorgio, che ti dedico il verso,
      Cinzia fra coltri di seta appena si profila,
      come fosse una sposa alla sua prima notte,
      e lascia intravedere le amorose giostre.
      Ma che sarebbero i prodigi in mare e cielo
      senza averti compagno al mio pensiero.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        A Zacinto

        Né più mai toccherò le sacre sponde
        ove il mio corpo fanciulletto giacque,
        Zacinto mia, che te specchi nell'onde
        del greco mar da cui vergine nacque

        Venere, e fea quelle isole feconde
        col suo primo sorriso, onde non tacque
        le tue limpide nubi e le tue fronde
        l'inclito verso di colui che l'acque

        cantò fatali, ed il diverso esiglio
        per cui bello di fama e di sventura
        baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

        Tu non altro che il canto avrai del figlio,
        o materna mia terra; a noi prescrisse
        il fato illacrimata sepoltura.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          No, non dire mai che il mio cuore è stato falso (Sonetto 109)

          No, non dire mai che il mio cuore è stato falso
          Anche se l'assenza sembrò ridurre la mia fiamma;
          come non è facil ch'io mi stacchi da me stesso,
          così è della mia anima che vive nel tuo petto:
          quello è il rifugio mio d'amore; se ho vagato
          come chi viaggia, io di nuovo lì ritorno
          fedelmente puntuale, non mutato dagli eventi,
          tanto ch'io stesso porto acqua alle mie colpe.
          Non credere mai, pur se in me regnassero
          tutte le debolezze che insidiano la carne,
          ch'io mi possa macchiare in modo tanto assurdo
          da perdere per niente la somma dei tuoi pregi:
          perché niente io chiamo questo immenso universo
          tranne te, mia rosa; in esso tu sei il mio tutto.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Quanto ancor più bella sembra la bellezza (Sonetto 54)

            Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
            per quel ricco ornamento che virtù le dona!
            Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
            per la soave essenza che vive dentro a lei.
            Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
            simili al colore delle rose profumate,
            hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
            quando la brezza d'estate ne schiude gli ascosi boccioli:
            ma poiché il loro pregio è solo l'apparenza,
            abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
            solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:
            la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
            e così è; per te, fiore stupendo e ambito,
            come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              La stella

              Perdettero la stella un giorno.
              Come si a perdere
              La stella? Per averla troppo a lungo fissata…
              I due re bianchi,
              ch'eran due sapienti di Caldea,
              tracciaron al suolo dei cerchi, col bastone.

              Si misero a calcolare, si grattarono il mento…
              Ma la stella era svanita come svanisce un'idea,
              e quegli uomini, la cui anima
              aveva sete d'essere guidata,
              piansero innalzando le tende di cotone.

              Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
              si disse: " Pensiamo alla sete che non è la nostra.
              Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali":

              E mentre sosteneva il suo secchio per l'ansa,
              nello specchio di cielo
              in cui bevevano i cammelli
              egli vide la stella d'oro che danzava in silenzio.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                So quello che dirmi
                vorresti in quest'ora...
                Non dirlo!
                Guarda laggiù il fondo dello stagno
                che si fa cupo
                e come si rincorrono le nuvole
                specchianti sul velluto nero...
                Non dirlo!
                Questa è una mala notte.
                Lo so,
                in quest'ora infuria
                nel profondo del tuo petto
                tutto ciò che ti preme.
                Non chiedere!
                Sulla tua bocca indugia
                ancora la parola che ci fa infelici...
                Non dirla!
                Questa è una mala notte.
                Me lo dirai domani.
                Non lo sappiamo,
                chissà forse
                domani tutto sarà miracolosamente facile
                ciò che oggi nessun cuore può sopportare,
                ciò che oggi mi rende tanto infelice.
                Non chiedere!
                Questa è una mala notte.
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