Le migliori poesie inserite da Michele Gentile

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Scritta da: Michele Gentile

Linea di confine

Già segnata,
scolpita
marcata
dall'orina
di un'anima dalmata.
Laggiù
ad un passo dalla battaglia
che s'espande pesante,
il disprezzo scalcia
nella pancia del mattino.
Equilibri che cadono
vittime di guerra
sulla linea di confine
tra due terre
care e straniere
abili galassie
a nascondersi
per poi collidere.
Migrano sovente
popoli e parole
su convogli di enigmatiche città.
Non tutti reclamano le chiavi
di questa parte di mondo,
colonne di un Ercole
dal cuore di piuma.
Composta venerdì 28 dicembre 2012
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    Scritta da: Michele Gentile

    La mia natura

    Inverni espugnati al sorgere del sole
    Fratelli e sorelle già in viaggio
    Dove non possono più ingannare la notte.
    Qui
    prendo in prestito il canto delle pianure
    mi lascio amare dal furore dei giorni.
    Sarà la Dama dei laghi a giudicare,
    ad esiliare l'impaziente abisso...
    sulle vene del tempo
    seguo le piste degli uomini.
    Qui
    governa l'istinto
    la mia arte del vivere,
    regna l'orizzonte del rosso vespro;
    distante da fragili confini
    il mio sguardo non sa arrendersi.
    Composta sabato 2 febbraio 2013
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      Scritta da: Michele Gentile

      Atipici

      Mi trattengo un po'
      sulla riva di questo atipico dolore.
      Per ignorare ancora
      mille altri modi di vivere
      e tramutare in conquista
      ogni lacrima precipitata sulle mie rose.
      Meschini afflati, vili, sordidi banchetti
      abbiamo consumato
      a riparo dai giorni di festa.
      Mi congratulo con la vostra perseveranza,
      deboli vi ha reso ai miei occhi,
      ha colmato i calici
      e tutti, ora, brindano
      al guscio del nuovo nato.
      In fila prendiamo il numero dell'ipocrisia,
      facciamo numeri da saltimbanco
      tra un guaio ed una guarigione
      seminando giorni estinti
      sulla riva di questa
      atipica allegria.
      Composta domenica 1 settembre 2013
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        Scritta da: Michele Gentile

        Stagioni

        Evanescenti stagioni
        frutti caduti da un Tempo
        avaro d'arpeggi.
        Caducità del giorno
        nel solenne incontro
        con apolidi mari
        trascina con sé
        diafane radici,
        vorticando appena
        sui porti dell'Assenza.
        È melodia
        Amico mio.
        A noi la burrasca
        che ora torreggia impavida
        dalle vette del ricordo.
        E'il mestiere della vela
        Amico mio.
        A noi il lamento
        di un vento indecente.
        Saldo il timone,
        impugna il sole che sorge
        lasciati cullare ora
        dal volo di queste carezze.
        Composta lunedì 17 novembre 2014
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          Scritta da: Michele Gentile

          Lanterne

          Svellono sonno alla notte.
          Ingarbugliate,
          impigliate alla vita
          chiassose,
          disturbano
          infide stelle
          dottrine di speranza.
          Misurano il profondo drappo
          alla ricerca di uniformi destini
          amari e benedetti
          nel crepitio di muti sguardi.
          Già sanno di perdersi
          in quel disperato volo
          eppure
          vanno
          sorridendo.
          Composta mercoledì 26 novembre 2014
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            Scritta da: Michele Gentile

            La notte del 31

            Io che preferirei
            non esserci,
            io
            senza te.
            Io che gioco a star bene,
            che aspetto la neve.
            Noi perduti
            definitivamente,
            decisi.
            Io che parlo di giustizia
            di tasse, di favori
            di scarpe nuove
            e vecchi colori.
            Io che dimentico la poesia
            io che ricordo la tua pelle.
            Mi versano da bere
            ed ogni rintocco
            è una pugnalata
            al cuore.
            Composta mercoledì 31 dicembre 2014
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              Scritta da: Michele Gentile

              Alla mia città

              Il canto sei di antiche acque
              che mareggia tra i lidi e la campagna.
              Il sole che mescola i colori dei palazzi,
              la salsedine che accarezza viali e cortili.
              Sei la luna che corteggia il mare
              e tace al Fiume la veglia dei pescatori.
              Il graffio dell'alba che accende gli orizzonti,
              la confidenza del tramonto
              che incendia i silenzi.
              Sei Procoio e il maggese che esulta,
              la Via Severiana dove fiorisce l'alloro.
              La Villa di Plinio che riposa fra i ruderi,
              la resina delle pinete.
              I delfini che si rincorrono a Tor Paterno,
              l'odore dei krapfen a Piazza Anco Marzio,
              le telline del Borghetto, le dorate dune.
              Sei Torre San Michele ancora ritta e fiera senza pace e senza più una guerra,
              le bianche vele in porto
              le verità dell'Idroscalo,
              l'Isola dei Cavalli,
              Tor Boacciana a guardia del Tevere
              fin su a Fiumara Grande.
              Le immortali vestigia
              e la Rocca della Città Antica
              che sfidano i giorni con ironico inchino.
              I pittori, i poeti, i gabbiani
              gli innamorati che al Pontile
              si vanno a raccontare,
              la voce del vento che continua a chiamare.
              Sei le mie stagioni, il mio cammino.
              Le radici che palpitano
              e si tuffano nella tua terra,
              città mia,
              il cielo di cui ho bisogno,
              quel nome che si fa sogno
              tutte le volte che la Sacra Regina
              e la solitaria Venere
              ti augurano la buonanotte.
              Composta lunedì 5 aprile 2021
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