Scritta da: PoetaErrante
in Poesie (Poesie personali)
Vivo
Il candore di un foglio bianco,
la libertà di una penna, che allegra
scorre su di esso.
Tutto questo è la consapevolezza che
solo nei versi, un poeta,
si sente vivo.
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Il candore di un foglio bianco,
la libertà di una penna, che allegra
scorre su di esso.
Tutto questo è la consapevolezza che
solo nei versi, un poeta,
si sente vivo.
L'alba, il rossore del tramonto,
la pioggia battente su
di una finestra.
Un sospiro d'amore, un dolce pensiero,
una carezza, la tenerezza di un bacio,
il magico momento creato da due mani
che si sfiorano.
In ogni istante della mia vita,
esisti tu, dolce amore mio.
E vuoto il cuore mio sfoglia delicato le pagine del sogno
ha rivisto quello in cui un gatto nero dormiva
era per l'addome mio poi sul corpo fioriva
che nell'anima mia un ragazzo si assopiva
della malinconia di non esser davvero io
che del suo arrivo nuotai verso riva a modo mio
contro onde di uso, costume ed abitudine
che poi vidi il sole per poco per la sua altitudine
l'ho sempre desiderato essere un ragazzo...
l'ho sempre sognato. L'ho sempre saputo di esserlo.
Il corpo è come il chon. Ho dovuto imparare a condividerci.
Se anche in testa,
così come nel cuore,
ti rimbomba forte un tono
sempre ritmico e musicale
fermati ad ascoltare
questa dolce melodia.
È la tua coscienza,
portavoce dell'anima,
che ti spinge a dar senso
con l'amore alla vita
nel pensiero costante
del bene degli altri.
Si concretizza così
quel gran divino dono
a nome di umana sensibilità
in veste di candido velo
che accarezza e copre
la tua splendida anima:
è questo il sistema spirituale.
Aspettare qualcuno
che non arriverà mai,
è come fermarsi a metà del viaggio
e perdersi tutto il seguito.
Guardare poi l'orizzonte
e pentirsi della scelta,
è il primo raggio di sole
in una giornata piovosa.
Perché non conta molto la scelta,
ma il seguito
di ciò che scegliamo per noi,
anche dopo molteplice scelte sbagliate.
Ps. Guarda sempre avanti e sii forte!
Chiudimi la porta e allontanami
spingimi via, così come ti viene.
Toglimi il saluto, toglimi lo sguardo
non leggere più le mie parole,
non rispondere più quando ti chiamo.
Sparami come ti riesce meglio
cospargi di benzina ogni mia idea
e accendi quel fiammifero risparmiato,
rilancia le tue occhiatacce e urtami.
Giura sulla tua inquietudine, sul tuo odio
e ripetimi ancora che vuoi partire,
che questo amore non funziona
che non funzionano più i lamenti.
Abbandonami per strada sotto il diluvio
perdimi e mostrami la tua decisione,
dammi le tue ragioni e dimmi
"da domani non voglio nemmeno
sapere che esisti o che respiri da re".
Ma lasciami le medicine sul comodino
e lascia un po' di disordine in giro,
il bicchiere di vino appena assaggiato e
il pane morsicato e le briciole sotto il tavolo,
Non chiudere la porta dello stanzino e
di notte, se piove, se fuori c'è la guerra
fammi sentire che sei rientrata.
Non abbassare le serrande e
non chiudere le tende, mi basta l'ombra,
mi basta un soffio per sapere del tuo amore.
Il caldo universale
ha cambiato i ritmi
e la musica della vita,
le stagioni, il tempo
della vendemmia,
della semina.
Ha portato con sé
uomini usciti dalle maree:
visi scavati da un pianto remoto.
Naufraga con essi
un'umanità migrante
dalla ragione, estranea
a se stessa, al proprio vivere,
incapace di riconoscersi
in quella pelle diversa dalla propria
rivedervi le sofferenze
dei propri avi nell'atlantico:
un dolore atavico.
Altri uomini
narrano favole
che nessuno illudono.
Tornerà il freddo, dicono,
finiranno guerre e fame,
perché l'abbiam deciso noi.
Non si scioglieranno più
i ghiacciai. Il contadino
tornerà a coltivare la terra,
il ragazzo i sogni.
Ma io vedo solo
un bambino senza
secchiello e paletta,
il viso affondato nella sabbia,
le piccole mani protese:
l'ultima preghiera verso il cielo
della turchia.
Così sei arrivato
una mano piccolissima
un tenero piedino
mi guardi ma non capisci chi c'è di fronte a te.
E intanto io scopro te
il tuo pianto e il tuo dormire
il tuo profumo e il tuo gioire
la tua tenera dolcezza
uno sguardo e una carezza.
Io ti starò sempre vicino
con amore e fermezza
indicandoti la via più bella di questa vita
e, anche se sarà in salita
tu non aver paura
io ti spingerò forte
qualunque sia la sorte.
Tu che solitario al ciel sospiri
cercando nel suo infinito le risposte.
Mutamente, a lui narri le tue pene.
Di quegli occhi, di quel sorriso, che riempiono i tuoi pensieri.
Di quell'amor che vanamente brami.
Di quel noi, che mai, potrà essere reale.
Piegate dal vento,
simili ad onde leggere
le chiome degli alberi, laggiù,
mormorano un ritmo leggero.
Si espande e nutre l'animo
di tranquillità serena,
ricorda il ritmico dondolio
della piccola culla di legno
nell'angolo quieto della camera.
Passato il tempo della giovinezza
hai saputo navigare a vista
sulle pieghe dell'oceano tumultuoso,
mentre ancora il cuore non si placa
e rincorre la muta domanda: quando?