Scritta da: Lucia Griffo
in Poesie (Poesie personali)
Essenza di rugiada
Attraversami goccia.
Trasformati in lacrima,
sfiorami e lasciami.
Trasformati in fiore
– essenza di rugiada
Composta mercoledì 11 maggio 2016
Attraversami goccia.
Trasformati in lacrima,
sfiorami e lasciami.
Trasformati in fiore
– essenza di rugiada
Nel nostro unico e irripetibile destino
sono il guerriero che attraversa la città abbandonata.
La cicatrice non fa la ferita,
imperterrita la mente affonda nel balsamo della vita.
Dimentica il trauma
la mente non si ferma mai... abbracciala.
Sono quella che guarda alla finestra
nella casa del destino.
Ci sono immagini aldilà del tempo
che germogliano e si evolvono.
Sono ora e non ho un tempo...
non saranno le ferite a cambiare
il lato segreto ed autentico dell'anima.
Percorro l'universo tra i suoni e gli odori del mondo,
nel profondo buio della notte,
i sogni sono dita aperte che compaiono dal mare,
ancore che mi portano
a immergermi nella pratica realtà.
Gridare in silenzio
che avrei voluto restare;
che avrei potuto lottare.
Prenderti per cuore e portarti a volare.
Spiegò le ali
(libera sparì):
tormento morì
e, niente.
-non ne ho più notizia. -
ma (la memoria,
la sua memoria)
-prepotente-ancora
non mi abbandona.
Per poi lottare per tutto
e stringere niente.
E dire che manchi
ma averti lontano.
E sentire tanto male
e nasconderlo
(nel pugno di una mano.)
Quando i giochi vanno male
io ripiego sulla morale,
sarà pure per disegno fatale
ma per l'esito letale
divento ancor di più
un misero mortale.
Sono un giocatore nato
perdente sol per fato
ma ancor non mi raccapezzo
se gli occhi addosso
me li mettono quaggiù
mi vengono di lassù
o sono del solito belzebù.
Con un poker di re servito
una donna d'incastro...
tutta nera di picche,
di certo per ripicca,
con una scala reale
mi mandò gambe all'aria.
Al tredici miliardario,
ci pensò, invece,
un uomo in giacca nera
e con un gol fuori orario
mi azzerò l'onorario.
Ripiegai sul totogol,
sui gol a grappoli
ma per disegno divino
il fatal destino
mi sfilò il bottino...
era l'unico otto
ma l'ineluttabile sorte
mi rifilò un fagotto
e mi fece il cappotto.
Adesso, di giochi in gioghi,
la roulette insolvente,
il blak jack insolente
e la bolletta perdente
mi fanno uscir di mente
ma, per mia gran fortuna,
l'anima mi richiama
ed è la sua ispirata scrittura
che infin mi rianima.
Anima e particelle che Dio ci ha dato,
e dentro di noi,
ci parla, ci guida.
Dio ci vede sempre,
si sente ovunque,
noi con la nostra anima,
parliamo con lui comunque.
Anima, e particelle che Dio ci ha dato.
Di te donna mi resta
la pelle addosso
come quelle del serpente
che muta!
Di te mi resta il
sapore amaro
dei tuoi baci
miele a fiele
e le tue carezze
scarnivano le mie viscere
come artigli di un'aquila!
Di te mi restano
le tue parole finte
fatte di lodi e plausi
mentre in realtà parlavi
come il serpente dell'Eden!
Di te donna
mi resta il male
travestito in bontà
l'amarezza di averti amata
col cuore ma di essere ripagato
con lo squallore
del tuo vile orgoglio!
Di te donna non mi resta nulla
perché eri finta
come una burattina
nelle mani dell'egoismo
dalle funi
della furbizia
mostravi la tua scaltrezza
di attrice.
Di te donna
mi rimane un film
che spero mai
di rivedere
nemmeno negli attimi di un ricordo!
Il tuo volto già scomparso
mi resta soltanto il tuo ricordo
quegli occhi che ancora vivono
nelle notte con le stelle
guardo il cielo ogni volta che ti penso.
A volte mi chiedo,
perché il Signore ti ha portato via.
Oh, madre mia quanto mi manchi
quanto soffro la tua partenza
quando dura è la vita senza di te.
Ora potrò baciarti solo in sogni.
Guardo i giardini nell'ombra
aspetto la notte per guardare il cielo
l'immensa oscurità mi porta
dove sono finiti i tuoi occhi
la tristezza mi invade la mente
il cuore piange di dolore
ormai non ci sei più,
mi resta soltanto la notte
per vedere tra le stelle tuoi occhi.