Picchiasti alla mia porta e ti lasciai entrare nel labirinto del mio ego, sciogliesti il ghiaccio delle mie pareti e ne facesti azzurro mare agitato. Ti lasciai coltivare i fiori di quel giardino dove, oggi, il mio occhio può andare laddove la ragione si perde.
Non conosco i colori. È grigio, tutto si sfuma nei colori del fumo. Soprano nel silenzio. Giostra che non diverte, il cuore è leso. Vergogna e disdegno per il debole passo. Posa le armi regina lascia che i colori mi accechino.
Dormi. La polvere del tuo sogno si spande nel mio. Mi avvolge pellegrino zucchero semolato, ed il seguito sei tu, mio universo di saccarosio e dolcezze... solo tu crocchia della mia rapsodia mi riconosci, mi riconosci e lì ti attraverso, sei tu buco mio... ozono.
Avvolgiti nell'armonioso muoversi del vento, che può accarezzare un fiore o scuotere un secolare, e anche se non puoi far nulla, comunque stai facendo qualcosa; senza poterlo inchiodare...
Ti dico grazie. Mi abiterai lungo il corso delle età fino a quando tempo esisterà e fino a quando spazio sarà occupato. Non sei materia e non mi consumi, sei spirito e mi alimenti e sarai il mio cibo fino alla morte dei secoli.
Da una impalcatura improvvisata sentenzia incravattato il bel paese redige bandi e pergamene medaglie un po' stonate nobili signori e cavalieri presenzia monsignore l'usciere il corazziere l'unto protocollo di stranieri
non vado oltre
e già il nostro è un bel paese civile ospitale pieno di chiese di santi stupratori con al culo mille pezze?