Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Taci stupido orgoglio

Taci stupido orgoglio
smorza l'insorta rancura
che deluso come fuoco mi brucia!
Inviperito non sospingermi
abbuiato sull'orlo del pendio
che scoscende fino alla fossa:
abboniscimi, giungere là non voglio
così infangarmi non posso...
Pur se amor in petto infuria
ma nulla lo cura o la carezza
di una mano lo sfiora, ancora
zitto zitto nell'ombra restiamo
e facciamo finta di niente.
Impietoso non ricordarmi
che offrir volevo in dono
a chi non sapeva che farsene
l'oro colato dai miei sospiri.
Luce non può raccogliere
chi ha già occhi chiusi
fragore di cuore non scuote il sordo:
sasso egli resta agli scoppi di spolette
d'amore tutto assorto nel suo torpore!
Ah cuore, cuore immiserito
come ieri non te ne sei accorto!
Randeggiare, non approdare
questo ci poteva essere concesso...
quando avvistammo l'isola dei sogni!
Dopo affondo per vortici d'assenza
ora puro marame ogni riva ci respinge;
sull'animo da inganno fatto diaspro
un soffiar di giorni cosparge le spente
ceneri di un ultimo ceppo di illusioni!
Taci, taci impennato orgoglio
attizzato e indignato non insorgere
non inveire contro l'Invisibile
o chiunque altro umano fariseo
che appostato nel silenzio ci derida!
Andiamo, proseguiamo pure...
spogliati di miraggi e di speranze
continuiamo il gravoso viaggio.
Dalla prigionia del corpo
sforziamo un sorriso;
finti vivi e maschera, affettiamo
un cordiale gesto di saluto
rivolti al passante ignaro
che incontreremo domani;
a chi estraneo, al cuore
mai appuntamento potrà dare.
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    Poiché si dice

    Poiché si dice
    che tutto venga dal mare
    e ognuno sempre torna dove è nato,
    taglia gli ormeggi
    e scosta cuore timoniere!
    Sotto voce abbandoniamo
    questo attracco di malinconie,
    via da questa terra ferma
    ricoperta di secce aride
    or che alta è la marea!
    Addio terra ferma,
    coste di tenebre
    montagne d'angoscia
    dinieghi di germogli
    acque morte
    mattatoio di sogni!
    Mare, primigenio nascere,
    se rigenerato ti solco
    mostrami i tuoi confini,
    dal vento mi giunga
    un soave eco qual ammalio
    di mitiche sirene;
    riflesso dal tuo specchio
    riappaia il biavo firmamento!
    Cuore, raccogli la bottiglia
    entro cui è scritto il tuo destino:
    pompa il mio sangue nelle vene
    al par di un rabido vortichio
    che s'avventi e speroni rocce,
    cavalca questi flussi,
    danza su queste crespe:
    tra le schiume e i fiocchi
    di neve degli spruzzi
    ritrova la felicità del sughero
    che sui marezzi fluttua!
    Abbacinato da scotoma
    scintillante, al risveglio
    di una luce mattutina,
    non ti smarrire:
    bussola e timone riprendi
    segui tra apriche volte
    la scia di raggi dorati
    naviga allo zenit e non voltarti!
    Procellarie, portatemi
    lontano dalle burrasche.
    Guidate la mia prima rotta
    diretta al sereno di altri giorni!
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      La città del sole

      La ruota del tempo
      ne ha fatto di giri
      da quando lasciai
      la città del sole
      e delle canzoni!
      Il clamore delle voci
      nel budello dei vicoli
      che ti soffocano,
      la miseria che vi ha fissa dimora,
      i bassi angusti affollati da nugoli
      di fanciulli senza avvenire,
      una gioventù che sfiorisce
      per orditi di strade sconnesse
      lastricate di sogni stroncati,
      la tristezza che scolorisce
      il volto di chi non trova
      la mano tesa della speranza,
      dalla memoria, da allora
      che via me ne andai,
      più non si invola!
      Là, una canzone zittisce
      ogni dolore, una pizza sazia
      un pinzare di fame,
      un mandolino in dolcezze
      scioglie il cuore come il burro
      se esposto a calura eccessiva!
      Sotto il Parco delle rimembranze,
      il progresso e il tornaconto di pochi
      da tempo hanno dato un colpo
      di spugna all'altoforno e alle ciminiere!
      Effeminati ed esotiche clacson girls
      come cavallette, in una nuova apocalisse
      la notte hanno invaso; la polvere
      bianca con i suoi annessi dilaga:
      a venti anni la vita già si perde
      in un pronto soccorso finale!
      Neanche il mare
      è lo stesso dall'ultima volta
      che azzurro lo vidi!
      Da quei moli, quante navi
      sono salpate negli anni
      trasportando destini
      quante vite sono state traslate!
      I distacchi, le partenze forzate
      la malinconia di chi rimane,
      la nostalgia che addentella il cuore
      di chi va lontano, per ressa di ricordi,
      addosso mi ripiombano
      come una grandinata improvvisa!
      È vero, sulla collina,
      tra i quartieri buoni,
      là dove affacciandoti a un balcone
      il pino ripiantato, i panfili
      e uno scenario disegnato
      su un lenzuolo di mare
      si mostrano, tutto diverso
      e trasformato t'appare.
      Ma ciò appaga l'occhio e non il cuore:
      la bassura dove si affonda conosce
      l'indifferenza che viene dall'alto!
      Vorresti le cose diverse, una chiarìa
      che non fosse mero vaneggio;
      vorresti la gente tutta felice
      e che sotto il bistro e il belletto,
      sotto il sudore e lo sconforto
      tutti i sogni fossero uguali!
      Oh i guasti antichi del mondo,
      la pena che il cuore distilla
      e amara s'affolta nel tempo
      che fugge senza rinascimenti.
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        Scritta da: Alessandro Bonfanti
        in Poesie (Poesie personali)

        Tra la folla

        Attorniato da una miriade di persone normali
        puoi scovare in mezzo quella folla,
        magari un po' nascoste,
        delle anime speciali.
        Alcune ti regaleranno soltanto qualche splendido momento,
        altre diverranno i tuoi migliori amici
        e ti seguiranno in ogni passo della tua esistenza.

        Prego perché ognuno su questa terra
        abbia accanto a sé qualcuno di speciale
        che lo guidi e lo protegga durante la vita,
        così come io ho affianco a me
        voi, persone stupende
        che non finirò mai di ringraziare
        per tutto ciò che mi donate
        e l'unico modo che trovo io di sdebitarmi
        è scrivere queste piccole poesie
        sperando soltanto che vi piacciano
        e che altre anime nobili come voi
        le possano leggere e apprezzare.
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          Scritta da: *marta*
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          La croce rossa

          La croce rossa è la mia anima
          senza la quale non potrei vivere.
          La croce rossa è la tavolozza della mia vita
          dalla quale attingo i colori più belli.
          La croce rossa è il respiro,
          è il pneuma che mantiene ancora in vita gli uomini.
          La croce rossa è un altro mondo
          dove ti liberi dei tuoi problemi e ti diverti.
          La croce rossa è la tua famiglia
          con il tuo babbo e la tua mamma e...
          con i tuoi fratelli.
          La croce rossa è l'atomo,
          che compone la molecola,
          che compone la cellula,
          che compone la vita.
          La croce rossa è l'albero
          dal quale prendo i frutti più succosi.
          La croce rossa è l'energia
          data da una costante
          moltiplicata per la voglia di vivere e di donare al prossimo.
          La croce rossa è l'amore
          la croce rossa è la fiamma
          che accendi nel tuo cuore
          quando un tuo compagno ti tende la mano.
          La croce rossa è il fiore più bello
          tra tanti.
          La croce rossa è mille altre cose e molte di più
          la croce rossa è la lacrima
          che ti bagna le guance
          che ti rinfresca il viso.
          La croce rossa siamo noi
          noi siamo fatti d'amore e...
          la Croce Rossa è amore!
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            in Poesie (Poesie personali)

            Nessuno mi chiama

            Nessuno mi chiama
            nessuno mi aspetta
            nessuno mi ascolta:
            ogni sponda è deserta
            e deluso io vi guardo.
            Solo sono io, ripa arsa
            solo come i viali dei cimiteri
            nei meriggi assolati;
            solo come le cime innevate
            che riverberano di lontano
            al venire del giorno;
            solo come petraia di fiume
            che da millenni
            abbia perso le sue acque;
            solo più del passero solitario
            del recanatese che in primis ammirai.
            Morto, già mi riconosco...
            Io sono la zolla tutta asseccata
            a cui pioggia
            non ridarà mai più vita
            e che aspetta di essere interrata;
            nessuna altro risvolto sospiro
            all'impigrire del giorno che rintomba.
            Non ti avvicinare illusione!
            Dileguati, perderesti il tuo tempo
            non potrei battere al tuo ritmo
            l'anima chiusa non ti apre
            se vi bussi: nel vuoto
            sono da tanto svanito
            corporeo fantasma,
            indarno mi attardo
            per un mondo che mi ignora!
            Brezza d'amor più non dubito
            che possa increspare cuore solo
            fattosi pozzanghera d'acqua morta.
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              in Poesie (Poesie personali)

              Una lettera non recapitata

              Vaneggiando spirati eventi,
              da voi, maritata e madre di più figli,
              folle evaso da una cella di sogni
              incanutito odisseo infelice ritorno!
              Orsù, non me ne vogliate
              se per una volta, irriconoscibile,
              emerso da una voragine di tempo,
              infrangerò la ferrea legge che disciplina
              le nostre separate esistenze,
              se inquirente estorcerò nuove
              o vecchie verità sui vostri giorni,
              la confessione con cui, compunta
              e a malincuore, ammetterete
              arrossendo che qualcosa di me
              in voi pur sia sopravvissuto;
              che talvolta, al viver di un ricordo,
              il cuore in segreto riattizzato,
              e a mia insaputa, abbia poi tremato.
              Il tempo dell'assenza, ove regna
              fatale il silenzio, è senza fine:
              non posso percorrerlo fino in fondo
              e negarmi di renderlo sonoro!
              Lasciate che qualche facella, un lustro
              io strappi al buio che mi accompagna
              in queste orripilanti lande disseminate
              di carcasse interiori e spenti accadimenti.
              Sullo spartito del cuore orchestrale,
              sapete, le note d'amor che innamorata
              appuntaste, sopravvivono indelebili:
              fughe di attimi felici risuonano
              nella casa delle mie risonanze
              e vibrante il cuore vi si riaccorda.
              Pur se amor continuerà,
              chissà per qual arcano prodigio,
              a fruttificare tra sabbie e pietraie
              e all'arsura del mio deserto
              negata sarà ogni fonte che la calmi,
              non temete: remissivo obbedirò
              come predestinato alla mia sorte,
              ma ingenerosa non privatemi
              di una intenerita parola,
              dell'illusione di aver rubato
              un luccichio dai vostri occhi.
              Incurabile, mi riprenderà
              la nostalgia tra le sue braccia;
              baccello vuoto ritornerò
              ad essiccare al sole;
              mi condurrà la morte un giorno
              tra plaghe di ammortate presenze.
              Dalle strade da voi percorse,
              caduti fitti fiocchi d'oblio
              si cancellerà il tangibile segno
              di ogni mia traccia; acquietata,
              per altri abbrivi e senza indugio
              riprenderete il cammin vostro
              archiviando l'infausto verdetto
              emesso dal tribunale del cuore
              per un errore d'amore: errore
              da voi perpetrato, e da me,
              condannato, nell'ombra sofferto.
              Forse un giorno, in un vicolo,
              o sulla collina dove ci avvampò un bacio,
              o in un bosco, sotto un pino seduto,
              tra pause di vento, guardando aghi cadere,
              ancora, a voi perduta, come flutto alla riva,
              improvviso andrà il pensiero
              ed esclamerò un nome, un nome
              (il vostro nome!) che per apòcope
              diventa rosa e da anni mi ricorda
              la pena alla sepoltura di un sogno.
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                Scritta da: Leandro Mancino
                in Poesie (Poesie personali)

                Ricordi

                Struggenti immagini che passano per questi occhi...
                Occhi, labbra e parole amate...

                E non bastano mille e mille lacrime a riempir questo vuoto che in me cresce a dismisura...
                E non bastano silenzi a colmare il dolore creatosi.

                A capo chino cammino...

                A passo lento contro il mio destino,
                a ricordar scene passate,
                a sognar su scene future...

                A piangere su tutta la vita bevuta a gran sorsi fino ad ora...

                Che queste lacrime puliscano la mia anima,
                che queste lacrime puliscano il mio cuore,
                che queste lacrime puliscano la mia mente,
                che queste maledette lacrime cambino il mondo...
                perché così è troppo duro per esser vissuto.
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