Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Nell'anticamera del cuore vuoto

Nell'anticamera del cuore vuoto,
immobile una vetusta signora
silenziosa ho visto aspettare.
Strano, è incomprensibile
non ha fretta di entrare!
Uno sbirciare dalla toppa
di tanto in tanto,
poi quella assenza di impazienza,
che tanto stride
con il concitato correre
della gente per la vita,
va convincendomi
che la nera velata che fuori sosta
attender più non debba.
Apro la porta e gentile
con un mezzo inchino
nella stanza dei miei silenzi l'accolgo.
-Venga Signora, dica pure...-
-Guardi se ha da fare
non importa passerò altro giorno,
sa, ho tanti impegni!-
Lei, è stato molto gentile,
non tutti, è vero, come lei,
sono ben disposti a darmi udienza
ed io ben so apprezzare il gesto suo!
Molti vedendomi orribile
e disadorna, fuggir vorrebbero,
intimoriti e pavidi, inventano
mille scuse per mandarmi via!
I suoi occhi non vedo
in fuga o rabbrividire,
né pugno minaccioso a me rivolto
dà spavento a questa Falciatrice
sempre in pena per compito ingrato che il fato le ha assegnato.
Si lo so, son buia e cupa, cieca,
di mezze parole, nessuno mi parla
se non con voce roca, solo cuori
già impietriti io trovo; qualcuno,
una volta..., ora ricordo, mi disse
che ben più accetta sarei stata
se depliant avessi distribuito
pubblicizzando crociere per paesi
dove le notti hanno sapore di risveglio
e da mattina a sera sulle nuvole si vola.
Io, in quei paradisi non sono mai stata
e, se qualcuno, mi avesse chiesto
garanzie sulla veridicità dell'offerta,
onesta, non avrei saputo che dire.
Ma non mi faccia essere prolissa,
io non sono avvezza agli sproloqui,
più trattenermi non posso,
a malincuore... devo andare!
Quando pur dovrò tornare
ricorderò della sua accoglienza,
lei è uno dei pochi che, nel vedermi,
disumanamente non mi ha
sul grugno la porta sprangata!
Arrivederci, arrivederci...-
Incredulo e stupito da un siffatto
personaggio, richiusa l'altra porta
ritorno con un sorriso alla vita.
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    in Poesie (Poesie personali)

    Io ti parlo

    Io ti parlo,
    ma la voce
    devia e non ti tocca!

    Volo sulla tua bocca
    ma ritraendoti io cado.

    Come anello ti cerca il mio dito
    ma nel tuo cerchio non si infila.

    Luce, fuggi dai miei occhi
    lasciandoli all'oscuro.

    Ruscello che corri, in pozze
    ristagni le mie acque.

    Percorro le tue strade
    ma ai miei passi le sbarri.

    Ti vengo incontro
    ma non ti scorgo.

    Accatasto sogni
    e tu li bruci.

    Cerco il tuo pieno
    e mi offri il tuo vuoto.

    Ah... se per una volta sola
    il cuore mi toccassi:
    sentiresti, incredula,
    quanto un'ustione bruci!
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      Scritta da: Dario Maretti
      in Poesie (Poesie personali)

      Irraggiungibile

      "L'utente da lei chiamato,
      al momento non è raggiungibile".
      Al momento non sei raggiungibile?
      Forse per me
      non sei mai stata raggiungibile,
      o forse solo una volta,
      ma era tana la paura di farmi male...
      Sei la storia d'amore non vissuta
      più dolce che abbia mai vissuto.
      Resta sempre non raggiungibile...
      sono uno che vive di sogni...
      e sogni devono restare.
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        in Poesie (Poesie personali)

        Ci saremmo dovuti incontrare prima o poi

        Ci saremmo dovuti incontrare
        prima o poi da qualche parte,
        era questo il nostro accordo.
        Se saresti tu venuta da me
        o io da te, non ricordo.
        Creduli, a noi stessi l'avevamo promesso,
        quasi a fugare il timore malamente celato
        che forse ciò non sarebbe più potuto accadere.
        Io lo pensavo e tu non lo dicevi
        che se ogni falda è prosciugata
        in pozza d'acqua morta
        l'acqua non torna mai più chiara.
        Estinta, or tu sei sotto una croce
        io a temere per questa mia vita
        che poco amo e a malincuore abbraccio
        vuoto ad altro vuoto si aggiunge
        vero e duro è: ammetterlo!
        Si cresce di dolore se si scurisce
        la linea all'orizzonte a cui guardi
        e così si ruzzola ad ogni oscuramento;
        viene un soffio gelido in una corte
        vi passa e strappa foglie morte,
        tu guardi e con il cuore in lacrime
        ripensi ad ogni affetto perduto.
        Appena ieri, con un nodo alla gola,
        ho dovuto prendere atto
        che ci saremmo riabbracciati
        solo nel ricordo.
        Oggi festosa ad altra vita,
        tra volte stellate, anima tu torni.
        Si apre un solco nel cielo e vi passi;
        il virgineo tuo candore impallidisce
        quello alato della schiera che ti aspetta.
        Lassù, già addolcita e conquista
        il tuo sguardo casto l'infinito indifferente.
        Per intero percorso il calvario dei giorni,
        distaccatasi da questo mondo,
        colomba t'aggiri per elisie sfere
        sgombra di pena e di dolore
        dimentica dell'immeritato male
        che la vita con accanimento ti addusse.
        Ieri notte, sai io che così di rado
        sono visitato dal sogno, tua madre
        ho rivisto come se fosse stata reale:
        con un sorriso, più ampio e solare
        di quelli che in cuore conservo
        da quando era viva, mi ha detto
        che tu già preghi per noi,
        per noi che canne al vento
        frali e ondulanti restiamo, qui,
        sul ciglio romito di un presente
        che scoscende e tra indifferenza e stagioni
        al sole e all'ombra si consuma.
        Oh povere stente strozzate parole,
        balbuzie che dir vorrebbero e... non sanno!
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          in Poesie (Poesie personali)

          Quando con le sue mareggiate

          Quando con le sue mareggiate
          uomo tristezza ti palleggia
          venuto meno il pericolo di dire
          parole indurite a chicchessia
          accorrono e fanno ressa nugoli
          di pensieri che non puoi fermare.
          Progetti e ricordi, in gran pompa
          sfilano e ti danzano intorno;
          ti rivestono con le loro trame
          li odi e ti mozzano il fiato:
          tu, chiudi gli occhi e non dici parola.
          Ieri, oggi, domani... gli sterili figli
          della nostra vita mortale,
          i fantasmi del nostro durare
          che ci ricatturano con le loro storie!
          Come lontani spari in giorno
          di festa che l'occhio non vede
          il cuore che batte e spera
          il rimbombo ne ascolta.
          Velleità, ideali pagliuzze accese,
          faville che pur rivivono nelle pupille
          espulse da neonati vagheggi
          nel silenzio chi sa dove
          frottole andranno a morire!
          Cederesti del tutto. Poi,
          improvviso si spezza il cerchio
          attorno a cui giri senza saperlo
          rinvieni e ritrovi il respiro.
          Pacato, dentro più non ti guardi,
          riprendi il tuo ritmo umano...
          Ma lo scontento ben presto riparla,
          allarga le braccia e ti viene incontro
          di te ancora prende possesso, ti fa suo!
          Cessa l'interiore sciabordio:
          ozia l'ora e si annera il tempo;
          spogliato rimani di ogni senso.
          Dimesso, tra scherni di ombre
          che covano fredde sere future
          riarso ripensi alla vita che passa...
          alla speranza che al limite
          vana ti consuma rigonfio d'illusioni.
          E mentre più accidiato temi
          gli sfasci che il vuoto perpetua
          riascolti i passi dei nemico che conosci
          il niente e la morte.
          Tra scaglie e pietre arse,
          assetato di sereno essere
          pure ritorni a cercare una polla
          per dissetare la speranza
          che domani ritrovi un altro te stesso.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie personali)

            La speranza

            La speranza è quella virtù che ci accompagna tutta la vita,
            ci illumina quando tutto è buio,
            accende un sorriso quando ormai sorridere sembra impossibile,
            ci conforta nei momenti disperati,
            e ci dà la forza di vivere quando vivere sembra non avere senso,
            ci fa credere in un domani migliore,
            dando un senso a tutto quello che c'è stato.
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              in Poesie (Poesie personali)

              Se mai ce ne fosse bisogno

              Se mai ce ne fosse bisogno
              compiaciuta spendi a mio favore
              qualche frizzante e olezzante parola
              quando interrogata da civettuole
              di me lontano a caso racconti:
              nel totale, poi sai non sarò
              così diverso da come mi vuoi.
              A chi non sa nulla di noi
              e non è toccato da amore
              mostra che giusto avevano visto
              i nostri cuori, che un miracolo
              esistenziale, tardivo e raro,
              pur è possibile per chi spera.
              Ben di rado ci è consentito
              ribaltare un destino franato
              ma testimonia che ancor talvolta
              è possibile che una bottiglia vuota
              si riempia e disseti una vita
              che anche gli uccelli di malaugurio
              possono essere smentiti
              quando pregni di sicumera
              cianciano che da una pozza torbida
              mai si può attingere acqua chiara.
              -Chi da luce rischia il buio!-
              proclamò un poeta
              correremo questo rischio
              improvvisata dicitrice
              tanti curiosi poi lasceremo
              a bocca chiusa e con un palmo di naso.
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                Scritta da: Dario Maretti
                in Poesie (Poesie personali)

                La Sfinge

                Ma in quante foto sparse nel mondo ci sono io!?
                Mi faccio e rifaccio questa domanda,
                nell'attesa che finisca anche questa giornata.
                Ed in questa,
                spero fruttuosa attesa,
                l'unica cosa che posso fare,
                è pensare.
                Sono sempre attorno a me,
                tutti pronti,
                a cogliere il movimento impercettibile.
                Chissà poi per quale motivo!
                Ed io devo restare impassibile,
                ai flash abbaglianti delle foto,
                ai raggi taglienti del sole,
                agli scherni sterili delle persone.
                Fortunatamente tra un po',
                calerà il buio
                ed io avrò soltanto voglia di
                tornarmene a casa,
                e mettermi impassibile nel letto.
                Paradossale,
                mi viene in mente!
                Io sono Alvaro,
                almeno così mi hanno ribattezzato in Italia,
                e sono la sfinge che,
                ogni giorno,
                attira l'attenzione dei passanti
                a Castel Sant'Angelo.
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                  in Poesie (Poesie personali)

                  Bioccolo argentato

                  Nell'azzurro infinito
                  un bioccolo argentato,
                  come isola lontana
                  avvisto nel mare cielo.
                  Che farà là solo e immoto,
                  non teme l'appressarsi dell'ora
                  che scardinerà il suo batuffolo
                  di vapore mutandolo in altra fattura?
                  Incerto e ignoto è ogni destino!
                  Se penso al mio
                  nei mutamenti che il dolore imprime
                  viene da interiore cisterna sonora
                  l'eco di un tonfo di vuoto accadere.
                  Perché non rende il viver una ragione?
                  Oh il miraggio che ci inganna
                  e del vero ultimo ci priva!
                  Almanacchi di pagine indecifrabili
                  studieremo un giorno nell'Aldilà!
                  In un fermento di puro silenzio,
                  riapriremo il solco sempre assetato
                  di una conoscenza che non appaga
                  l'antico bisogno di saper per certo
                  perché qui siamo e non altrove.
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                    in Poesie (Poesie personali)

                    Ricordando Pavese

                    Del difficile mestiere di vivere
                    come te, poco e male appresi:
                    spezzare il cerchio della solitudine
                    oltre l'ozio guardare la luna e i falò
                    appieno comunicare con gli altri
                    scovare una fida compagna
                    foggiare amore e illusioni
                    emergere da un torbido domani
                    precluse attività io le riconobbi:
                    goffo, tutto mal intesi negli anni.
                    Tu forse più di me sapesti
                    che se ben interiorizzati e seguiti
                    (assecondandone il ritmo)
                    soffrire diventa meno caro
                    e l'esistere si fa desiderio continuo
                    che vuoi appieno godere.
                    All'alba, all'invito degli eventi
                    sorridendo al sole che ti guarda
                    ti persuadi ad andare per il mondo:
                    un viluppo poi segue volubile
                    frana si sfrangia e smentisce
                    quanto strepitante avevi creduto.
                    Se vieni ai ferri corti con la vita
                    bisogna che raschi con perizia
                    la pruina delle illusorie apparenze
                    per trovare un senso a quanto ti accade
                    e metterne in luce la vera sostanza:
                    il significato supertemporale
                    il rinveniente che non si racconta
                    il pathos sgusciante che non si descrive
                    l'esaustivo che giustifichi e plachi
                    una vita febbrile scondita e rapinosa.
                    Ammettiamolo pure senza sforzo:
                    bisogna ben conservare la speranza
                    e attizzare l'abitudine di illudersi
                    non irrigidire l'elasticità istintiva
                    se vogliamo con gusto sopravvivere
                    se non vogliamo già stenderci
                    stanchi, consapevoli e più lucidi,
                    nella fossa tombale del nulla.
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