Non lasciar andare un giorno,
senza coglierne un segreto.
Grande o piccolo che sia.
Sogna,
Sogna...
mentre dormi
ti bacerò
nel buio
senza che il mio corpo
tocchi il tuo corpo.
Composta giovedì 19 aprile 2007
Non lasciar andare un giorno,
senza coglierne un segreto.
Grande o piccolo che sia.
Sogna,
Sogna...
mentre dormi
ti bacerò
nel buio
senza che il mio corpo
tocchi il tuo corpo.
Come un granello di sabbia
che non chiede al suo destino
se sarà oasi oppure duna
fondale di mare o di laguna
spiaggia affollata... oppure deserto
dentro una buca... o a cielo aperto
nel secchiello di un bambino
o sotto il piede dopo un lungo cammino.
Eppure, insieme agli elementi
come il cielo, l'acqua, i venti,
resta immerso nell'Immenso
dove tutto incontra il proprio senso
e alla sera della Vita
non gli importa d'essere stato
solo piccolezza infinita
perché è parte di tutto il Creato!
Folle
Il metallo ed il sangue
nel caos sono folle
Al bordo della linea
ancora sul confine
e appena oltre
rilego questa pazzia
nella circolarità
che per gli altri è spigolo
Non c'è dignità,
è un urlo in una camera vetrata
non potete sentirmi
Se ci fosse una porta
non la aprirei
non la aprirei
Urlo e consumo l'anima
ma voi
non potete sentirmi
non voglio essere salvata
è metallo e sangue
nel caos sono folle
ma così lucido e ordinato
appare a voi
che dò fuoco all'immagine
Si accartoccia come carta
Inutile
non ha senso per voi tutto questo
non potete
non dovete sentirmi urlare
i'm scared.
Arde lo spirito della vita
Nel rosso anelito infinito
Dell'essere suono
Odo
e mi pare
Così bella
Così cara e amata
Questa mia voce
Con un azzurro intenso
nel respiro chiaro
Sento
Non so dove
Così fuori di me
Così profondamente in me
Un canto antico
Fluire verde speranza nuova
Sono suono
Solo suono
Limpido, liquido lucido giallo solare
e sprofondo
e inebriata precipito
Nella mia stessa voce
Volo pindarico in caleidoscopiche meraviglie
e non c'è tempo
e non c'è spazio
Nell'indaco magico dello stupore
è un fluttuare nella mia stessa essenza:
bianca, candida, trasparente e inebriante
luce di rivelazione.
L'alba di un mattino
un nuovo giorno si annuncia.
Un fiorellino timido e tremolante
una rosa che sboccia.
Petali bagnati di rugiada
piccoli smeraldi che brillano
al sole nascente.
La natura si risveglia
al tiepido calore.
Gli alberi, le foglie, i prati argentati,
una dolce musica aleggia nell'aria.
La vita riprende il suo cammino
un fiore che nasce
il vagito di un bambino,
il miagolio di un gattino.
Palpiti d'amore, scintille di vita.
Ricordi che rimarranno per sempre
custoditi nel profondo dell'anima.
Il buio calò e nuove luci la mia iride vide;
Loro entrarono quasi portati dal vento,
e noi lì, sotto quel palco, con l'anima nuda,
pronta per esser trasportata da quella musica.
Al primo tocco di bacchetta sulla batteria
un concerto esplose dentro me.
A quella voce il mio corpo non sapeva resistere,
e a quelle note, di quella benedetta canzone,
le mie labbra non sapevano dire di no.
Ma i miei occhi, oh quelli non potevano non assaporarti,
e le mie mani non ne volevano sapere di non giocare col tuo profilo.
Tu, il mio sogno, il mio respiro, la lacrima dal cielo sul mio viso.
Poi mi svegliai; si, ero lì. Sul letto dove ogni notte tu, inconsapevolmente, ti addormenti con me.
Nostalgia, solo nostalgia provai nel destarmi.
Ma sapevo che ti avrei rivisto, la prossima notte, forse.
Con passo lento
saliva su per il sentiero brullo,
con fatica s'inerpicava su per l'erta.
Ogni tanto una sosta per l'impervia via.
Dopo tanto andar ecco infin la meta,
un rudere di chiesa, cominciata e mai finita.
È la chiesetta dei peccatori,
senza porte, muri, senza colori,
due sedie malconce, un piccolo altare,
un crocifisso di legno per pregare.
In quel luogo desolato e scarno,
davanti a quel crocifisso disadorno,
rimise i suoi peccati
per una vita mal vissuta.
Nel ritorno a valle
una sosta alla fontanella
per un sorso di acqua pura
in un'anima ritornata vera.
Una mattina mia madre m'ha lasciato,
ed ora io sono tormentato
dal vuoto che sento dentro il cuore
e sperimento a tutte l'ore.
La rivedo sul divano assopita,
in bianco-grigia vestita,
le mani tremanti in tensione
a cercar consolazione.
Lo sò, lei m 'è accanto,
e questo è il mio incanto.
Ma vorrei stringerla forte forte,
senza la barriera della morte.
Mi mancano le sue parole,
luminose come il sole.
Mi manca il suo sorriso,
preludio di Paradiso.
Mamma, aspettavo il tuo saluto,
ma ora ch'è avvenuto,
sono solo e disperato:
ah, quanto ti ho amato.
Chi rimpiazzarti potrà,
raccoglier la tua eredità?
Nessuna io vedo all'orizzonte,
ne sui mari ne sul monte.
Perciò prego nostro Signore
che m'accorci l'ore
che mancano al mio trapasso:
ch'avvenga senza chiasso.
E quando ti rivedrò,
eternamente con te vivrò.
Il mondo mi circonda
e ho paura.
Una tremenda paura.
Il solo contatto
con un essere umano
mi spaventa a morte.
Voglio scappare da tutto questo.
Voglio andarmene
in un mondo buio,
scuro e silenzioso.
Il mio mondo.
Sono stanca...
stanca di tutto.
Di vivere
di sognare
di mangiare
di dormire
di essere felice.
Vorrei solo chiudere gli occhi
e poterli non riaprire più.
Sarebbe bello rifugiarsi
nel mio mondo
e scappare da tutto
e da tutti.
Scappare dal male,
dal bene, dal buono
e dal cattivo.
Solo io
in quel mondo perfetto...
nel mio mondo.
Svaporar come nebbia danzante
immagini d'altri tempi in scenografie
or pallide come inconsistenti veli
or a tinte forti come crude passioni
sanguinanti offese delusioni cocenti.
Scene fluttuanti che occhi attizzati
nel difficile seguire tempi scorsi e
appannati come vetri nello scrosciar
della pioggia, visi diafani corrono su
pellicola bagnata da lacrime, oh! Sofferti
sorrisi con labbra strette fissano cercando
un perché che dia senso compiuto.
Corolle d'amore, avvizzite o splendenti
bianchi di pruno, delicati e virginei frutto
di fanciullezza assetata e arsa d'acque
negate allo schiudersi di vita in deserti
che i tartari non conobbero mai.
Muovetevi dunque sui sentieri del tempo,
ma mai, con prece vi prego ritornate alla
mia mente che non vuole volgere il capo
alle acque trascorse, ai ponti gettati per
occhi assassini e membra fatiscenti che
di quel liquido volean nutrire anime fatue.