Poesie personali


Scritta da: Pietro Saltarelli
in Poesie (Poesie personali)

Un'altra inutile guerra

Un'altra notte è passata
Le tenebre si ritirano
Il sole sorge all'orizzonte.
Isolati colpi di arma da fuoco
si odono in lontananza.
Un'altra inutile guerra
ha iniziato a mietere nuove vittime
eterno tributo della fame, dell'odio etnico,
dell'interesse, della religione.
E il ricordo della Tua immagine o Eterno Padre
appare sempre più evanescente, lontano.
Continua a sorgere il sole
sui buoni e sui cattivi,
continua nel tempo
a morire il giusto.
Ma fuggirà un giorno
davanti al tuo Eterno Amore
il principe del male.
"E torneranno,
la mucca e l'orsa a pascolare insieme,
tornerà il bambino
a mettere la mano nella buca dell'aspide,
poiché il tuo Amore riempirà la terra,
come le acque ricoprono il fondo del mare."
Composta venerdì 8 ottobre 2010
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    Scritta da: Alessandro Di Pinto
    in Poesie (Poesie personali)

    La meteora

    Nel pianeta amore
    fui baciato da una stella
    una luce mi accecò i
    fu amore
    una galassia di passione
    risucchiò la mia mente
    riscaldò i miei pensieri
    fu amore
    la mia stella
    mi guardava
    mi amava
    ma ad un tratto mi guardai
    nel mio specchio ero solo
    non segui più la luce
    troppe stelle attorno a me
    dal pianeta me ne andai
    alla vita io pensai
    e meteora diventai.
    Composta venerdì 8 ottobre 2010
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      Scritta da: Don Juan
      in Poesie (Poesie personali)
      Strada che corre,
      pensieri veloci,
      un cuore che batte.
      Un treno e una valigia,
      due biglietti e una speranza
      a farmi compagnia.
      Corro da te perché
      ho bisogno dei tuoi occhi,
      corro da te perché
      ho bisogno delle tue mani,
      corro da te perché
      ho bisogno delle tue labbra,
      del tuo calore, del tuo essere donna,
      di dirti che t'amo e sentirlo veramente.
      Non dire mai per sempre,
      non dire mai domani,
      ma vivimi oggi,
      lasciati vivere oggi
      e l'eternità sarà nostra.
      Composta lunedì 4 ottobre 2010
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        Scritta da: geggio
        in Poesie (Poesie personali)

        Operaio infelice

        L'operaio sopporta
        lavora come uno stronzo
        per una misera paga

        lavora e lavora

        la settimana uguale
        passa poi ritorna

        produce le solite cose
        per affogare nelle stesse

        l'operaio infelice beve
        dimentica lavora e beve
        tutti giorni uguali

        attende la pinta del venerdì sera

        la balla arriva ma
        la figa non lo caga

        i dolori avanzano

        pensiero costante

        siamo soli
        sempre soli.
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          Scritta da: marypoppins35
          in Poesie (Poesie personali)

          Pensando a te

          Ti ho incontrato per caso, ma è come se ti avessi già conosciuto da una vita. Sono riuscita a parlare con te di cose molto personali con estrema facilità. E tu sai che non è da me. Piano piano sei diventato una persona importante e mi ritrovo a pensarti anche quando non ti ho accanto. Mi ritrovo a fare i conti con ciò che il mio cuore mi dice: "battiti a mille e voglia di parlarti". Tra noi non è successo nulla ma è come se ci fosse un alchimia e mentre ti sto conoscendo scopro che abbiamo molti punti in comune. Sento di volerti bene. Grazie di essere come sei e di essere entrato nella mia vita.
          Composta giovedì 7 ottobre 2010
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            in Poesie (Poesie personali)

            Lo specchio

            L'immagine mia nello specchio è riflessa,
            scruto quel viso da anni ormai noto,
            vedo un signore negli anni attardato
            che di una fata s'è innamorato.
            Poi mi soffermo, i pensieri rincorro,
            cerco risposte che non dispongo.
            E lungamente mi son interrogato,
            l'amo davvero ma non ricambiato,
            mi vuole bene, lo so, l'ho capito,
            ma nel profondo mi sento ferito.
            Ma poi ragiono dall'alto degli anni,
            mi rendo conto, nello specchio ho guardato,
            e già mi reputo gran fortunato, di avere Lei
            come amica del cuore devo soltanto
            dir "grazie Signore",
            sulla mia strada Ella ho trovato
            non posso pretendere d'essere amato,
            dentro lo specchio l'immago è riflessa
            ma quella fisica, non quella complessa
            fatta di anima dolcezza e amore, e lì nascosto
            profondo il dolore, in questo vecchio e stanco cuore.
            Quel che bellezza non mi ha donato,
            nell'elisir lo ha trasformato, di sentimento di puro ardore
            io amo tanto quel dolce fiore.
            Ma gli anni parlano e dicon parole, sei solo un vecchio
            stanco e malato, che della "vita" ti sei innamorato,
            ella è sfuggevole, dolce e amara,
            a volte ricca più spesso avara,
            guarda il tuo "tempo che ormai si avvicina",
            è come ripida salita in collina,
            lascia che il tempo si prenda i tuoi affanni,
            lascia che il tempo si prenda i tuoi anni,
            non puoi competere con la beltà,
            pretender l'amore è rarità.
            Siediti vecchio, comincia a pensare,
            la tua salita inizia a scalare,
            pian piano lento prosegue il cammino,
            ed alla meta ormai sei vicino.
            Lasciala libera di vita da amare,
            lascia che uomo Ella possa incontrare,
            prega soltanto che la vita riservi
            per Lei l'amore che nel cuore conservi...
            Caro destino la mia è una preghiera, dalle l'amore che le colmi il cuore,
            e la tristezza anche di un solo giorno fai in modo che le si levi d'intorno.
            Povero vecchio di lei innamorato, conservo il ricordo d'un amore rubato
            il suo splendido corpo io ho accarezzato, le dolci labbra ho assaporato,
            rammento i suoi abbracci e le dolci carezze ed il suo sguardo triste e profondo.
            Di lei rammento le cose più belle le tengo strette nascoste nel cuore
            perché con lei assaporato ho l'amore.
            Composta giovedì 30 settembre 2010
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              in Poesie (Poesie personali)

              Come posso dimenticare

              Come posso dimenticare
              una persona cara
              i suoi teneri abbracci
              le dolci labbra che baci e passione
              sapevano dare

              come posso dimenticare
              il gusto del caffè del mattino
              forte al giusto punto
              caldo come il suo cuore

              come posso dimenticare
              il suo corpo sinuoso
              il seno piccolo e attraente
              il suo sguardo suadente
              la sua dolce passione nel donare
              l'amore

              come posso dimenticare
              il suo primo bacio
              il suo abbraccio d'istinto
              il suo profumo
              il suo ardore
              quando il momento rapito
              mi ha il cuore

              non posso dimenticare
              non voglio, lo sento,
              il mio fremito al cuore
              quando negli occhi la guardo rapito
              da quel verde
              attraente infinito

              come posso dimenticare
              i pianti a dirotto
              quando triste il suo cuore
              sembrava distrutto
              rimanevo con lei lunghe ore a parlare
              io l'abbracciavo donandole amore
              le mani tra i capelli ho spesso adagiato
              e la tua testa ho accarezzato
              il dolce singhiozzo riuscivo a calmare
              ridandole pace dal quel dispiacere

              Come posso dimenticare
              che ora purtroppo la posso guardare,
              sperare un abbraccio ormai resta un sogno
              sfiorarle la guancia, parlare per ore
              fan parte di un tempo
              che ancora io agogno
              chissà se un giorno magari commossa
              potrò avere un bacio o una carezza
              Lo so la speranza crea spesso dolore
              ed io lo vivo per lunghe ore.
              Ricordo il tempo delle notti abbracciati
              io la guardavo ammirato dormire,
              il suo respiro ed il batter del cuore
              potevo sentire.
              Com'era dolce nel suo sonno indifesa
              ed io la guardia le facevo discreto,
              lente movenze andavo a fare
              per il suo sonno non disturbare.

              Dio, quell'immagine scavata è nel cuore
              e non v'è ladro che la possa rubare
              io la conservo gelosamente
              fino alle viscere della mia mente
              credo sincero una sola cosa,
              anch'oggi io l'amo
              lei è la mia musa

              Soffro davvero nel sentirla lontana
              e la ragione ne prova la pena
              questo lo dico dal fondo del cuore,
              ogni giorno mi sento invecchiare
              mi stringe il cuore d'amore il patema
              per quella esile donna ramata,
              che mai nella vita avea pensato
              di tanto amore essere bramata.
              Composta lunedì 31 maggio 2010
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                Scritta da: geggio
                in Poesie (Poesie personali)

                Tutto e niente

                come si può dire che si vuole qualcosa
                dopo un istante, dopo un po', dopo anni
                sei stufo
                puoi rinunciare

                come si può dopo tutto
                hai vissuto amato
                perdonato
                odiato

                come si può
                come si può

                ti ritrovi sempre
                a pensare

                a tutto ciò che è stato
                che hai vissuto

                gelosia o non gelosia

                non puoi
                vivere libero e felice

                non puoi perché

                insieme

                qualsiasi cosa non va bene

                fotti l amore
                fotti il matrimonio

                o nei giorni stronzi nostri fotti
                la convivenza

                tutto non ti porta da nessuna parte

                vuoi la figa vuoi quella figa
                perché pensi che sia tua

                ma niente è tuo
                tutto è di tutti
                usata e non.
                Composta domenica 10 ottobre 2010
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                  Scritta da: sintagma
                  in Poesie (Poesie personali)
                  Ho pianto tutte le lacrime
                  in una valle di vetri di
                  bottiglia.
                  E luccicavano, brina
                  in una mattina di fine
                  estate, quando l'azzurro è
                  chiaro e il sole scivola sugli occhi
                  come una morbida rosa,
                  cristallo della terra, lacrima del
                  vetro.
                  Maledetti amori di poeti,
                  gettati in discariche come
                  rifiuti putrefatti,
                  a morire, duri, come fusti di
                  ginestre.
                  Maledetti amori di poeti,
                  covati nel buio di anime affannate,
                  emarginate, amori urlati come
                  frenate di treni dove l'oleandro
                  scoppia nell'ardore dell'estate.
                  Rosso fiore di oleandro...
                  Maledetta carne di poeta,
                  materia informe, che begli occhi
                  scolpirono con scalpello di memorie
                  indelebili.
                  Scultore crudele, possa una rosa bianca
                  sbocciarti nella gola, vindice dei tuoi
                  begli occhi traditori, così le tue mani
                  canterebbero!
                  Ho pianto tutte le lacrime
                  nella crepa d'amore di un
                  piccolo letto d'albergo, che pure era
                  nel paradiso, attendendo il sonno
                  che si attardava sul profilo
                  delle tue forme assenti.
                  Vuoto vasto, come lo spazio,
                  infinito.
                  Vertigine del vuoto, dove neanche
                  una parola salva dalla caduta,
                  se manca il caldo petto
                  di madre su cui posare
                  l'orecchio nel quieto ascolto
                  del battito consolatore.
                  Solo, dalla lunga via in basso,
                  ogni tanto saliva il fragore di uno
                  zoccolo pesante
                  che andava e riandava la via.
                  Un turista si ritrovava, perdendosi
                  tra i palazzi densi di vita nella città
                  di notte.
                  Un vecchio cavallo bendato lo
                  trasportava.
                  E ti portava, la mia preghiera
                  ardente.
                  E mi portava, la tua dolce campana
                  silente.
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