Quando correvo nel cielo;
quando bevevo il mare;
quando dicevo grazie
non facevo nulla.
Composta venerdì 7 gennaio 2011
Quando correvo nel cielo;
quando bevevo il mare;
quando dicevo grazie
non facevo nulla.
Senza alcuna ragione ragionata
le braccia e le gambe
frenetiche si muovono precise
e le mani attente, veloci, lontane
si attaccano ai pezzi
innestandoli opportunamente.
In questo non vivere
nell'ammasso di ferro lavorato
di viti e rondelle e bulloni
e trapani e chiavi e motori
il cervello diventa piombato
tenta di fuggire la realtà
nella testa disturba.
Uomini e donne protagonisti
consapevoli della fatica alienante
assorbono grammo su grammo nocività
sopravvivono ai tempi di produzione
costruiscono utilità.
La mia vita è come una goccia
e voglio si confonda in un mare d'amore,
È troppo piccola per perdersi nel vuoto.
L'amore è come un soffio di vento,
arriva sconvolge tutto e par stupendo;
rinfresca l'animo e il pensiero,
illudendo che tutto sia più leggero;
ma quando esso svanisce ti lascia un gran dolore,
un vuoto che perisce;
non porta con se solo ciò che ti ha donato,
ma anche parte del tuo cuore, il tuo amore dato.
La tua spada per trafiggermi,
il tuo mantello per raccogliermi,
nella tua coppa tu berrai il mio sangue
ed ancora me ne chiederai.
Sarai dolce carnefice del corpo
ed angelo della mia anima,
con te non vivo più, amor mio,
e senza te io muoio.
Sarai il mio cavaliere e il mio assassino,
sarò la dama tua ed il sogno,
uccidimi d'amore quando vuoi,
tornerò sempre accanto a te.
Nell'alba del domani nuovo, poi,
mi troverai risorta,
pronta a donarti ancora tutta me,
fino alla fine del tempo.
Vado per la mia strada...
Non è la più facile.
È tutta in salita.
Irta e scoscesa.
A volte da tracciare.
Tra dirupi e sterpi e spine.
Andrò sotto il sole cocente.
Proseguirò sotto le intemperie.
Affronterò uragani di violenza.
Sopporterò la grandine dell'invidia.
Patirò il gelo della derisione.
Continuerò a salire senza tregua.
Mi riposerò all'ombra della solitudine.
Mi disseterò alla fonte della verità.
L'amore che ho dentro mi riscalderà.
Andrò sempre avanti.
Fiera, instancabile.
In cima al monte.
Niente mi fermerà.
Questa è la mia strada.
Questa è quella che scelgo.
Non mi importa del dolore.
Non mi importa della solitudine.
Non mi importa se non capirete.
Vado per la mia strada.
Strada non tracciata.
Strada da scoprire.
Passo dopo passo.
Guaderò fiumi di dolore.
Mi arrampicherò sulle rocce dell'indifferenza.
Abbatterò i muri della menzogna.
Cancellerò i sentieri dell'inganno.
Cadrò e mi rialzerò.
Soffrirò e mi farò male.
Vado per la mia strada.
Senza paura, senza esitazioni.
Vado per la mia strada.
E arriverò alla vetta.
Prima o poi.
Più vicina al cielo.
Toccherò le nuvole.
Vedrò volare l'aquila.
Vado per la mia strada.
Solitaria e scoscesa.
Tra mille pericoli.
Anche da sola.
Se i tuoi baci celano
lacrime fragranti
entrami negli occhi,
lascia fuori il tuo spento animo
e i tuoi oscuri confini
... e cerca in me te stessa
affonda nei rivoli d'amore
sorridi e riposa.
Quest'anno a Natale
qualcuno così amato
che m'ama davvero,
con premura m'ha sollecitato:
"Coraggio, perdona!
Dona gioiosa al tuo cuore la pace,
fà grazia, ti prego,
al cuore di pietra
di chi t'ha ferito,
piagato, abbattuto.
E anche tu, orsù, chiedi il perdono
a chi lungamente, con forza
hai ignorato e bandito,
sdegnosa hai evitato
e dal cuore sfrattato!
Perdona generosa,
scusa e condona".
Shhhhhh...
Ecco, il cuore ha accettato!
Evviva! È tutto passato!
È ormai il tempo
di seppellire l'ascia di guerra.
Dando la pace a te,
dono la pace anche me.
E oggi, infine, perdono.
Graziando condono,
e con semplicità ti dono.
il regalo più bello.
Ti offro quello
che mai hai inseguito
bramato, preteso:
il mio perdono.
Sotto gli ulivi ultime reti tese
olive già mature nella cesta
sorride un sole debole e la brina
carezza gli ultimi radi cespi d'erba
sparsi ai bordi dell'aia liscia e spianata
che i rami ombreggiano incostanti.
Un libro su una cesta capovolta,
le scale tra i rami strette ed avvinghiate
l'equilibrio che manca e che barcolla
un sorriso che da lontano tende
ad una prostrazione dissipata
ad un affetto che ormai tutto s'è spento.
E nel frantoio cigola la cinghia,
semi oleosi la macina frantuma
cola il verde liquor, unge la brocca,
la boccia cambia colore, rinverdisce.
E lei sorride ancora debolmente,
un sorriso che sa d'ira e d'intesa
mentre la cesta afferra e la sospinge
sul motocarro che romba e che barbuglia,
tracce profonde nella terra arrossa.
Trilla tra i rami dei mandorli nostrani
un suono stanco di campana a sera
lei ancor sorride e già tende le mani
lieve si segna e sale una preghiera.
E la regala a me che ormai dispero
in quest'angolo perso di maremma,
pensa di cancellar quel segno nero
e quel rosso che la palude ingemma.