Poesie personali


Scritta da: Giuseppe Catalfamo
in Poesie (Poesie personali)

Missioni

Volare ancora due lustri
questo chiedo alla Dea Nera.

Per volare come il delfino
che gioca col cerchio d'acqua.

Affinché il mio volteggiare
alla mia costola
possa donare un mare.

Poi.

Nulla mi tratterrebbe
nel venire da te
al sole del tuo Brasile.

Alzerei il bianco marmo
come fosse quel lenzuolo
che ti copriva finito l'amore.

Finalmente mi coricherei
al tuo fianco
per sempre.
Composta lunedì 13 dicembre 2010
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    Scritta da: Nello Maruca
    in Poesie (Poesie personali)

    Il cipresso

    E fu Giuseppe per quarant'anni ed oltre
    a far'inchini e salutar dappresso
    finché trovossi un dì su stessa coltre *
    accanto colui che prima era cipresso.
    Parve, indi, con stupore immenso
    d'avere inchino da sì alto fusto;
    anchilosato fu, disse: Che penso?
    No! Cervello mio: Sei vecchio e guasto.

    E chiusi gli occhi, ch'era stanco assai,
    la destra penzoloni giù dal letto
    s'assopì pian pianino pensando ai guai
    ed alla vision ch'oggi fu oggetto.
    Così restossi: Tempo quanto nol seppe
    ma parvegli poi da tocco essere scosso
    mentre affettuosamente: Che fai o Peppe?
    Sentì stanco quel dire, quanto commosso.

    Per i suoi vitrei, da peso oppressi occhi
    forza non ebbe di guardar chi fosse,
    chi a voce lo chiamava e piccoli tocchi
    e debolmente pensava chi esser potesse.
    Fu il dì di poi, a mattino andato
    che disteso a letto a lui di presso
    scorge vetust'uomo, volto emaciato
    che credere stenta ch'esser sia lo stesso

    che per tant'anni ebbe ad inchinarsi.
    Quello lo guarda e stancamente dice:
    Ho, qui, nel petto di dolor dei morsi,
    stanco mi sento e d'essere infelice.
    Io non pensavo mai, Vossignoria,
    un giorno di trovarmi accanto a Voi,
    quest'oggi il cuore mio è in allegria
    ch'ha la fortuna d'essere con Voi.

    Prim'io voglianza avevo di morire
    che sempre fui più stanco e tribolato
    sper'ora, invece, manco di guarire
    ch'accanto Vossignoria sono appagato.
    Certo! Tu allato sempre sei vissuto
    e ancorché steso resti consolato.
    Non me, però, da nobil stirpe nato
    sempre diverso fui, e non reietto.

    Vossignoria restate tale e quale
    con l'arroganza nelle vostre vene
    ma l'altezzosità più a nulla vale
    perché acuisce solo le vostre pene.
    Da parte mia vi dico: Io vi perdono
    e mi prosterno a voi per quella gioia
    che il cuore mio ha ricevuto in dono
    d'avere accanto a sé vossignoria.
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      Scritta da: Nello Maruca
      in Poesie (Poesie personali)

      Ricordi

      Rosa il tuo nome e rosa eri di viso
      Ricordo, Mamma, il tuo bel sorriso;
      ricordo quell'incedere tuo lesto,
      ricordo radunati i capei a cesto.

      Ricordo gli occhi tuoi castano scuro,
      ricordo del tuo amore sempre puro;
      ricordo il tuo bel mento ovaleggiante
      su quel bel viso splendido, raggiante

      Ricordo, Mamma, quando al casolare,
      raccolti accanto al grande focolare
      raccontavi per noi fatti e romanze
      di principi e duchesse in grandi stanze.

      Principato, ducato e marchesato
      Quante fiabe per noi hai tu inventato!
      Altro dare di più non si poteva:
      in miseria di guerra si viveva.

      Ricordo i tempi degl'oscuramenti,
      i razzi a notte fonda rilucenti,
      ricordo le nottate fredde, io ignudo,
      quando il Tuo corpo a me facea da scudo

      per quei rumori forti ed assordanti
      di velivoli in cielo roteanti.
      Di gran paura si stringeva il core
      ma Tu coprivi tutto col tuo amore.
      .
      Allo scoppio di bombe a noi vicino
      stringevi a Te più forte il corpicino;
      lo facevi così, con tant'ardore,
      che risentirlo lo vorrei a quest'ore.

      E, mi ricordo, Mamma, le speranze
      che in quelle tristi, brutte circostanze
      trasmettevi nel debol cuoricino
      Dell'arrivo di Papà così vicino.

      Lo facevi con sì tanta fermezza
      che dissolvevi in me forte l'ebbrezza
      nella certezza di veder domani
      il Suo bel volto e le Sue grandi mani.

      Or più non sei, dolce mia Mamma
      cara, di Te solo ricordi in alma
      serbo, ricordi che mi servono a pensare,
      ricordi che mi portano a sperare.
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        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        Randagi

        Fummo perch'eravamo quand'ancor
        erano vitali, focosi e fermi Lor;
        or più non siamo perché saremmo solo
        se confissi rimasti fossimo in suolo
        e fosse in noi presenza vista di Loro
        e nostre ovazioni al Ciel fossero coro;
        contenti ancor vivremmo com'allora,
        quel ch'eravamo allora saremmo ancora.

        Ma più non è e, più mai così potrà
        ch'ognuno disperso s'è dritto sentiero,
        colui che s'accompagna mai vorrà
        che si ritrovi quel sentiero primiero.
        China la fronte a ciò che a lor piace,
        imbelli seguitiamo l'altrui volere,
        ad altra volontà noi si soggiace.
        Non intelletto umano ma sol di fere.
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          Scritta da: Nello Maruca
          in Poesie (Poesie personali)

          Pupillo

          Quinto di margherita fiore odoroso
          ritto cresciuto, bello e rigoglioso,
          fosti e tuttora sei grande gioiello
          ultima pietra di sì gran castello.

          Buono fosti sempre, rispettoso e quieto,
          alma sensibile, docile e mansueto
          d'arbusto sano, prosperoso e scuro
          da piccoletto già fosti maturo.

          Or che cresciuto sei null'hai mutato;
          dolce, sensibile e buono sei restato;
          solo un momento di tristezza in core
          scalfir voluto avrebbe il tuo spessore.

          Di quercia gran querciuolo ben nutrito
          della vita all'intemperie hai resistito
          e con la perspicacia che t'è nota
          t'aggrappasti alla mamma assai devota.

          Di me ti ricordasti, e ti son grato
          d'avermi posto pure all'altro lato,
          lesto come a padre si conviene
          ricorsi, tosto, all'opra pel tuo bene.

          Restar devi la quercia che sei nato
          mai giunco esser devi, in null'annata,
          né vento mai ti scuotono, pioggia o gelo,
          davanti agli occhi mai aver più velo.

          Quest'è l'augurio che ti manda mamma,
          mentr'io lo dico a mò di telegramma:
          Resta leone di ruggito feroce
          non fare che ti mettano alla croce.
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            Scritta da: Nello Maruca
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            Potenza

            Sono credente, sì, ma non fervente
            e sublimante vedo il prepotente.
            Se fossi più credente e più fervente
            in alto vedrei solo l'Onnipotente.

            In basso, meno forte e simil niente
            vedrei l'essere duro e imponente;
            saprei per certo, ch'è essere indigente
            e che mai fu importante né potente.

            La fede incerta, poca e barcollante
            volge lo sguardo mio all'arrogante
            assiso in vetta grande, troneggiante,
            la mente a tal pensiero va vagante.

            Scritto in pagina di Libro rilevante
            è che l'essere umano è barcollante,
            il trono cui è assiso è traballante,
            nullo è, quello che pare, esser gigante.

            Torna il pensiero mio alle passate cose,
            torna ove veduto avea bocciol di rose;
            rincontra il pensier mio l'allegre spose
            ch'or le vede stanche e assai nervose.

            Quelle figure d'allora meravigliose
            agli occhi sono immagini dogliose,
            qualcosa son che cercano vogliose
            e di trovarla appaiono ansiose.

            Muta cani scorta cavaliere egregio
            a cavalcioni d'un destriero bigio,
            ognuno s'inchina a detto personaggio
            mentre sul cavallo è di passaggio.

            Rintocco di campana s'ode mogio
            in quella sera del mese di maggio;
            annuncia la fine del signore egregio
            e dice che grandezza è sol miraggio.

            Significa che di Grande ve n'è Uno
            e la potenza Sua non l'ha nessuno;
            chiunque può pensare esser qualcuno
            ma in fondo resta solo come ognuno.
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              Scritta da: Nello Maruca
              in Poesie (Poesie personali)

              Porcara

              Vuoi per mola, per faccia ed andatura,
              per volgarità d'animo e costumanza,
              per trivialità di far la sua pastura*
              da porcara, dei porci ha stessa usanza.

              Il puzzo che sprigiona è come puzzola,
              più di vipera ha dente avvelenato;
              subdolo insetto al pari di tignola
              cui l'operare il male è gusto innato.

              Di cattiveria pregno il suo giaciglio,
              tutt'intorno l'aria puzza del Maligno
              e manco l'incenso dato a gran sparpaglio
              riesce a profumar quel volto arcigno.

              Spregevole più di Circe per tranelli
              ch'avea, però, un corpo snello e bello
              e tramutava in porci questi e quelli
              onde tenere Ulisse nel suo ostello.

              A differenza ha vita orripilante,
              maestra nel ferire esseri in norma,
              nessun per essa mai fu spasimante
              mancante essa di modi, d'arte e forma.

              Se maggiore uso dello specchio avesse,
              se riuscisse a contemplarsi dentro,
              se sol di coscienza a conoscenza fosse
              vedrebbe la lordura cui sguazza al centro.

              D'umano parmi sì, ch'abbia qualcosa:
              é un grave atteggiamento a lavandaia;
              no! Per la categoria è offesa a iosa
              in quanto oggetto dell'immondezzaio.
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