Poesie personali


Scritta da: Nello Maruca
in Poesie (Poesie personali)

Preghiera

Quell'essere cattivo, pestilente
come canna al vento è fluttuante,
alfine di ferire l'umanità
passa dall'una all'altra malignità.
Gode nel vedere dell'altrui le pene
ché il male in petto tiene, non il bene;
la dignità per esso è cosa insulsa,
come l'umanità gli è di ripulsa.

Ascolta! mio Signore, non far l'ingrato:
trasportalo dov'è pace e sia "beato".
Se posto più non è ch'è esaurito
Fa che in inferno arda all'infinito.
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    Scritta da: Nello Maruca
    in Poesie (Poesie personali)

    Uguaglianza

    Sento da sempre dir con insistenza
    di somiglianza con altrui presenza;
    da tempo studio, io, ciascuna usanza
    e, incontrato mai ho l'uguaglianza.
    Quel che qui dico può sembrar non vero
    E senza scambiare il bianco per il nero
    Vagliamo bene assai la circostanza
    Ed alla cosa diamo giusta importanza.

    Consideriamo il dotto e lo sciancato:
    Il primo se la fa con l'avvocato
    l'altro con le persone abominate
    seguono, perciò, vie divaricate.
    Or l'umile guardiamo e l'orgoglioso:
    Il primo in un cantuccio resta pensoso
    l'altro, a testa alta, baldanzoso
    passeggia col suo fare spocchioso.

    Prendiamo ad esempio la marchesa,
    con chi, secondo voi, ha la sua intesa?
    Certo non con l'onest'uomo di paese
    ma col suo pari rango, nobile marchese.
    la nobildonna dai guantoni bianchi
    malaticcia, occhi cerchiati e stanchi
    porta il suo velo sia per eleganza
    quanto mostrare agli umili importanza.

    Di sul calesse dal mantice nero
    trainato da nobile destriero
    non un sorriso spento, non uno sguardo
    manco all'inchino di stanco vegliardo.
    Luminoso diviene il cereo viso
    e la sua bocca è tutta gran sorriso
    se solo scorge da lontano il ricco
    anche se nell'andare è smorto e fiacco.

    Il capufficio, poi, lo ben sapete
    mostrare preminenza ha grande sete.
    I dipendenti inchioda a scrivania
    a spregio e dell'amore e d'armonia.
    Ancor quando innocenza in aria affiora
    niuno accostamento vedo, poi, ancora,
    tra il magistrato e il malcapitato
    ché poco o tanto resta bacchettato.

    La pari dignità tanto cantata
    da quest'umanità già traviata,
    misconosciuta in ogni umano gesto
    solo giustifica è d'enorme guasto
    al fine che al finir di vita terrena
    sminuita possa essere la pena
    al cospetto del Giudice Divino
    come se a giudicar fosse un padrino.
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      Scritta da: Nello Maruca
      in Poesie (Poesie personali)

      Riconoscenza

      Negl'ingenui giochi fanciulleschi
      fummo inseparabili compagni. Erano
      I tempi in cui gl'atti furbeschi
      furon tanti e gli animi formavano.
      Puberi, insieme, ancora fummo
      a scorrazzare quando la sarmentosa liana,
      a mò di sigaretta, mandavamo in fumo
      stando sdraiati accanto alla fontana

      Giovinetti, ci trovammo ancor legati
      dai vincoli d'affetto primitivi
      che s'erano, nel tempo, rafforzati
      per i nostri giuochi semplici e furtivi.
      Ci perdemmo, però, nell'età verde
      che da necessità fu fatta avulsa
      e sballottati come legion che perde
      e dalla sua amata Terra viene espulsa.

      Poi, di nuovo, nella vita adulta,
      in loco di lavoro e di consulta,
      ci ritrovammo come ai vecchi
      tempi, d'esperienza e conoscenza ricchi:
      così crescemmo assieme per vent'anni,
      colleghi di lavoro e non di giuochi
      e, l'uno dell'altrui vide gl'affanni
      che furono tanti, quanto poco i giochi.

      Or che l'adulto cede al vecchio il posto,
      un po' ammosciato come morent'arbusto,
      non più la grinta del destriero di corsa
      in ansia, stretto dagl'anni, in dura morsa,
      col nero trasformato in bianca chioma
      dal lavoro ti togli, ahimè! La dolce soma.

      Pria che ti diparti dal tenuto per tempo
      Degno posto, dire ti voglio qual'importanza
      per noi tutti avesti. Fosti di vecchio stampo:
      Laborioso, intemerato e con pazienza
      sopportasti del lavoro i turbamenti,
      senza darti né a pene né a lamenti.

      Costanza avesti di formica infaticabile
      ch'onde stipare il formicaio schianta se stessa
      E, dopo aver del grano pulito ogni cortile
      Soltanto allora, la faticosa spola cessa.
      All'operosa ape, che la real sua casa
      d'abbondante polline e miele tiene pervasa,
      in tutto, somiglianza nel lavoro avesti
      che con la dolcezza del far lo raddolcisti.

      Per le doti che ho appena qui cantato,
      scarsa è di nobile metallo ogni medaglia
      perciò, altra d'altro metallo t'ho forgiato
      onde nessuna mai a essa sia d'uguaglio:
      RICONOSCENZA è quel che in cuore io veggo:
      per te, migliore altro metallo non posseggo.
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        Scritta da: CINELLA MICCIANI
        in Poesie (Poesie personali)

        Guscio di cristallo

        Questo nostro amore,
        così fragile e impaurito
        così tenero e dolce,
        oggi è racchiuso
        in un guscio di cristallo.
        Vince lo scorrere del tempo.
        È più forte di ogni altra verità.
        È un amore vivo
        palpitante
        indistruttibile.
        Chiuso nel suo guscio di cristallo
        come gemma preziosa
        illumina il nostro mondo
        e rende speciale
        ogni istante di noi due.
        Vivo di questo amore.
        Vivo di te.
        Sarà così per sempre.
        Composta martedì 21 dicembre 2010
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          Scritta da: Rosarita De Martino
          in Poesie (Poesie personali)

          Ritrovamento

          Cammino,
          brivido di freddo
          nel mio cuore.
          Primi ricami del tempo
          sul mio viso.
          Scintillano
          anonime luci natalizie
          che cantano la festa,
          eppure manca il festeggiato.
          Ma ecco tra folla immane
          improvviso
          mi sorprende
          sorriso di bimbo,
          che mi offre
          sua corda di speranza.
          Sorpresa l'afferro
          e respiro profumo d'infanzia
          mentre, in certezza di fede,
          ritrovo il mio presepe.
          Contemplo, o Bimbo Divino,
          la potenza disarmata
          e disarmante
          del Tuo Amore.
          In luminosità di pace
          accanto a Te
          Ridono
          fiori colorati
          E ritrovo
          la mia gioia,
          che, quale tenera rugiada,
          si posa sul mio viso
          in luce di giovinezza
          ritrovata.
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            Scritta da: Nello Maruca
            in Poesie (Poesie personali)

            L'onest'uomo

            Nel corso di sua vita un sentimento
            unico l'ha sempre accompagnato
            mai, in nessun tempo, nemmeno per un momento
            tal'alto sentimento l'havea abbandonato
            finché avvenne un dì scompiglio in mente
            sua che quale gran macigno schiacciavagli
            la coscienza e lo rendeva niente.
            Da energici e vitali flemmi

            i pensieri furo, tutto abbagliato
            vide e il male quale tarlo rodeva
            i buoni intenti e lo sbagliato
            al giusto s'imponeva e vile lo rendeva.
            Più pace mai s'avrà ché il sentimento
            se pur per poco lasso s'è dipartito
            altrove rendendolo sgomento
            talché triste morire non è ma desiato.
            Purità! Per tanti lunghi anni stata
            gli sei vicino, l'hai per man portato,
            l'hai sempre ben guidato: Eri appagata:
            Perché o purità lo hai abbandonato?
            Vero che in abituale tua dimora
            sei tornata ma il segno dell'assenza
            chi lo cancella mai? Quel ch'era allora
            più non sarà da ora. Più non è l'essenza.

            L'incerta fede che porta poco sollievo
            gli offre e chi, allora, più l'allieterà?
            Mai cercò onori, sempre ne fu schivo,
            e alla sua follia chi ora crederà?
            Fu la pazzia a travolgerlo, a fargli
            tanto male, soltanto in sette giorni
            sconvolsegli la vita come guerrieri in armi
            sconvolgono palazzi, rovesciano governi.

            Maligno maledetto! tutto gli togliesti:
            La sposa stanca e buona, i figli,
            i nipotini: Quanto cattivo fosti!
            Eri in agguato, colpisti con gli artigli.
            Dell'orto distrutto hai albero e frutto
            perciò desiderio della fine avverte
            così, Maligno, sei contento in tutto
            mentr'egli riposo avrà perché inerte.

            Vergogna nel guardare i figli porta,
            indegno d'abbracciare la sposa amata,
            non ha argomento no, nulla gl'importa,
            non ha coraggio a dire: O mia adorata.
            Il cuore t'ha trafitto o dolce donna
            per futile motivo e sciocco orgoglio;
            per lui sei stata portante colonna
            non piangere più di tanto la sua spoglia.

            Per lungo tempo di te pur degno fu,
            fu la pazzia a sviarlo da sentier verace
            e tu, soltanto tu, puoi sol saperlo tu
            che solo per te vorrebbe riaver pace.
            Al Creatore credeva ed al creato,
            mai prima aveva in sé alcun reato,
            dell'onestà teneva culto assai
            ma cadde in burrone profondo, ormai.

            La mente er'intontita e lui vagava,
            svaniva il sogno di restar coi suoi
            giacché il male per strada lo ghermiva
            e lo gettava infra immensi guai.
            Non fece, no, per nulla alcuna ruberia
            od offesa a qualunque esser vivente;
            giammai la mente sfiorò tal cattiveria
            ma di tal'azioni è meno che niente.

            Commise illecito che vergogna mena
            per quell'essere ch'è certo cristiano
            poiché irregolarità comporta pena
            di profonda ferita dentro l'animo.
            L'illegalità non fu contro persona
            e nemmanco ad essere vivente
            in generale, può parere strano
            ma il danno verso altri è inesistente.

            Il cruccio ch'à è d'essersi discosto
            da quant'imposto da Dio Salvatore
            perché, inopportunamente, con furbizia
            ha ricevuto ciò che lecito era
            in altro corretto modo, comunque, avere

            Da retta via dal diavolo distorto
            agli uomini non voleva esser di torto
            e preso da enorme orgoglio sciocco
            resta stordito in immenso fosso.
            Sol Dio può dare ristoro all'alma sua,
            ridare la serenità che prima aveva,
            chetar la pena che gli arde in petto
            giacché non volea mancargli di rispetto.
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              Scritta da: Brunason
              in Poesie (Poesie personali)

              Perdono

              Nel turbinio
              di una tempesta di foglie
              sollevate dal vento
              vedo una fine.
              Polvere e niente
              oscurano il sole.

              Foglie morte,
              cadaveri assenti
              vibranti di quiete,
              s'infrangono inquieti
              sul mare agitato
              dei miei ricordi sognati.

              Sospiro,
              respiro.
              Ci sono.
              Sorvolo,
              per dono.
              Sì, tornerà la pace.
              Composta domenica 19 dicembre 2010
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                Scritta da: Coeur Noir
                in Poesie (Poesie personali)

                Nereide di luna

                Adoro quando,
                su questo manto dorato baciato dal mare
                come quasi a donarti una veste
                la Luna, ti carezza
                e con le sue mani
                dona un velluto candido alla tua pelle
                rendendoti una sua ancella...
                un ancella danzante
                che durante la danza
                esprimi i sogni
                di chi affascinato
                t'osserva...
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