Scritta da: Franco Mastroianni
in Poesie (Poesie personali)
Scorrono pesantemente
le
porte
del
mio parlare
sorrette
da
potenti cardini
arrugginiti dal silenzio.
Spiragli di luce
colorano
il
mio vivere.
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Scorrono pesantemente
le
porte
del
mio parlare
sorrette
da
potenti cardini
arrugginiti dal silenzio.
Spiragli di luce
colorano
il
mio vivere.
Mi lascio accarezzare
dalle
immagini
di
noi
che scorrono
come
ruscello limpido
davanti ai miei
occhi.
Mi tuffo
e
sento
che mi tocchi.
Ancora una volta strappo pagine della mia anima
e le riconsegno al fuoco dal quale erano scaturite
cosicché nel loro inizio trovino compimento.
Parole, gesti, sospiri e respiri soffocati,
sguardi che di parole non avevano bisogno...
tutto in quel fuoco, perché purifichi il "peccato".
Eppure non c'è differenza nel sentimento,
che sia esso libero o assolutamente vietato
non cambia l'amore che dirige i suoi passi.
Ma chi non ti conosce, amore, non può capire,
e non possiamo pretendere ciò che non si può
solo perché tu sei cieco ed io un folle.
Se vuolsi propalar d'animo eccelso
produrre non convien ch'à scarna mente
ché da tal labirinto sarebbe insulso
lo districar mancando lo previdente.
Qui m'appropinquo a dir di galantuomo
sfrontato qual son'io, senza ritegno,
lungi da foggia di forzuto uomo
così, dell'Insigne che scrivo, non son degno.
Lo cor ch'è d'alto rango, in gentilezza,
spinge la mente reietta a darsi vanto
che bassa non è ma di mezzano razza;
scuotesi, indi, e al cor pretende conto.
Poscia la mente corre al prim'incontro,
rivive i prim'attimi e al ricordo
s'affaccia del viso al sorriso pronto,
alla dolcezza del sincero guardo.
Accline alla bisogna, protettivo,
negazione mai proferisce verbo
ché per altrui l'amor che porta è vivo;
nel dir di sentimento nutre riserbo.
Convive le tre virtù teologali:
la Fede, la Speranza, la Carità.
gli uomini, per lui, siam tutti uguali,
e l'alma ha pregna di magna bontà.
Parmi aver già scritto ch'è galantuomo
Sconvenevole tacer ch'è anco gentiluomo.
Avendo maggior quiete l'alma toccato
Per dell'anno lo primo ciclo di studio,
per sua determinazione e grazia di Dio,
degnamente masticato e superato,
di ritorno a casa, un poco affaticato
e ancor turbato per continuo rodio
da fort'ansia che nutrice nutre nell'io,
pel grave presentimento palesato
affretta il passo ad accorciar la via,
per porsi accosto all'affettuosa
donna di languido seno, in nostomania.
All'apparire della campagna erbosa
Chetasi l'esagitato, nobile core
Scevro di colpa, colmo di calore.
Se vero è che chi semina raccoglie
Diversamente non può, quindi, porsi
Avere i pomi e giammai i torsi
Chi del dovere le fatiche sceglie.
Se, poi, del bene l'indirizzo coglie
l'intimo non è tocco di rimorsi
è pensieri la mente nutre inversi
Che se ribelli, annulla e scioglie.
L'unità di misura è certo colma
e, lo contenitore non è raso
Se a fatica si dona corpo e alma.
Indi temere non avere il colmo
Lo può lo portoghese d'ozio invaso,
non chi di pregio grande quanto l'olmo.
Se di Machiavelli e Tasso hai tanto
Detto scarsa mi pare la descrizione
Dell'Ariosto, gradirei più spiegazione
Perché, pur'egli, di grand'uomo ha vanto.
Nella foga del dire, poi, di cotanto
Senno m'è svanita dissertazione
Ma ora ne fo ampia ricostruzione
Pure declamando d'Orlando qualche Canto.
Fu capitano della rocca di Canossa
E s'innamora d'Alessandra Benucci
Già sposa del mercante Tito Strozzi;
Diviene poco dopo sposo d'essa.
Di Satire due dirette ai Malaguzzi,
nell'altre di curie dice fatti e pasticci.
L'ansia è una iattura tante volte
Strana che l'umanità tutta pervade
E inesorabilmente sull'essere ricade
Dando all'esistenza perverse svolte.
Come dal ciel le nubi il vento ha sciolte
Così l'ansia dal cuore ai piedi cade
E l'animo qual miracolo l'evade
E mente repentemente idee ha colte.
Indi, lo giovane serioso e mesto
Ove ha segato introduce innesto
E dice di Tasso, Machiavelli e Ariosto.
Del cinquecento, dei Grandi, linee traccia
Spingendosi più avanti del richiesto
E di disquisizione impronta lascia.
Non ti crucciare senz'alcun motivo
E i pensieri cattivi scaccia da mente
Ch'essi sono tignola invadente
ad attristo di qualsivoglia viso vivo.
Ogni casato possiede un distintivo
Il nostro, nel mezzo, evidenzia niente
E ancora peggio lo vedi, specialmente
Se lacrima lo cuore ed è emotivo.
Immane è la nostra disgrazia
Ma è pur vero che nella sfortuna
Dio ci ha omaggiato pure qualche grazia.
Dalla vita prendiamo quel ch'è meglio,
scacciamo le miserie una a una
e teniamo lo spirito alto e sveglio.
Avendo sciorinato esperta dottrina
Pago e lesto s'accinge a rincasare
Che di buona nuova vuole spalmare
Colei ch'arrabatta tra campo e cucina:
Per tranquillità vuol dir come cammina
E non cantare di se e se vantare
E manco per pettegolezzo raccontare
Ma solo serenare di casa sua regina.
Sicura, figlio, del tuo buono andare,
forte serpeggiami un presentimento
che dire vorrei ma non so spiegare.
È come se in fondo a dritta via
Calasse un improvviso oscuramento
E ti smarrissi nell'oscura via.