Poesie personali


Scritta da: beppexo
in Poesie (Poesie personali)

30 gennaio

Non mi era stato detto che avrebbe nevicato,
che il suolo con la neve si sarebbe inzozzato,
non avevo capito che il treno era per noi e
che non sarebbe più ritornato.

Il freddo tra le assi affilato mi accarezzava i fianchi,
ingenuo pensando che saremo stati franchi.

Lì il buio era l'unica nostra consolazione perché ormai
era impossibile scappare da quella prigione;
i giorni non si contavano perché quando il sole non sorge non puoi dire se sia giorno o notte;

soffocati dalla cenere, straziati dalla fatiche, dalla fame alzavamo il capo al cielo...
Composta domenica 30 gennaio 2011
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Sir Jo Black
    in Poesie (Poesie personali)

    Come quando amore non c'è

    Come quando amore non c'è
    guardo l'azzurro del cielo,
    sento infame primavera d'assenze.
    Non esce dal cuore
    il pegno che hai lasciato:
    voce muta.
    Il tuo silenzio:
    parole, abbracci, baci, carezze,
    amore svanito.
    Primavera, vuota di te,
    che volevo sigillo di noi!
    Ancora guardo al nostro cielo.
    È assenza del tuo sapore.
    Mi manchi!
    Composta lunedì 18 aprile 2011
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Sir Jo Black
      in Poesie (Poesie personali)

      Notti vuote

      Di nuovo notti vuote!
      Ora, ancora, arrugginita solitudine.
      Verrà il nostro tempo,
      eterno sigillo?
      Sarà un giorno il nostro
      e viaggeremo insieme?
      Io ancora cerco te!
      Andando nel mondo vuoto
      muore il nostro tempo.
      Occhi vuoti i miei alla strada
      rincorrono immagini di te,
      estasi d'amore.
      Composta lunedì 18 aprile 2011
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Armando
        in Poesie (Poesie personali)

        La vendetta

        La vendetta è una brutta malattia
        scompone il cuore quando avvampa l'ira
        rode la mente e non si sa che sia
        come un germe nell'animo s'aggira.

        Il bene affoga nell'ipocrisia,
        l'essere umano in nera bestia vira
        l'animo invade d'ogni ritrosia,
        contro di dio per ultimo cospira.

        Senza volerlo l'uomo incattivisce
        il bene dal suo cuore si cancella
        l'amore dato se ne va, svanisce,

        varca i confini e mai paga gabella.
        L'odio tutto l'affetto imputridisce
        e in petto scende come una trivella.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Nello Maruca
          in Poesie (Poesie personali)

          La preghiera dell'orfanella

          Quando ch'ancora il latte mi donava
          persi l'aggrappo a lauta mammella
          di quella nobile figura dolce e bella
          che sopra al core suo mi dondolava.
          Un dì per smisurata malasorte
          in fretta si partì per luminosa
          via lasciandomi di nettare desiosa
          alfin di Dio venire a maestose Porte.

          Inver con me voleva ella restare
          ma divin Forza al ciel la fa carpire
          e a nulla valser lo suo reagire
          né le suppliche mie per fer voltare.
          Troppo piccina per attaccarmi a Te,
          Madre Divina, che se possanza avessi
          avuto per'amore Tuo, e gl'eccessi
          pianti, per caritade, mi sarei gaudente.

          Qual uccelletto io ancora implume
          restar volevo nel mio caldo nido
          ma lo destino tristo quant'infido
          non volle lì mettessi le mie piume.
          Pregarti, allora, Madonna, non potevo
          ché ancor lo cervel mio non connetteva
          né la mia lingua verbo ancor diceva
          né di mie gambe passo alcun movevo.

          Ma ora che lo cervello s'è ingrandito
          e lo cuor mio per malor si è spanso
          e molto a ragionar riesco e penso
          a questa preghiera l'ascolto Tuo invito:
          Se darmi non vuoi ancor l'amata mamma
          perché poss'io toccarla e abbracciarla,
          se in Cielo vuoi Tu ancora trattenerla
          privandomi ognora della mia fiamma

          fa ch'io giunga almeno ai Tuoi piè santi,
          fa che alla scala dell'empireo approdi,
          lascia almeno lì che la mia mamma godi
          e di sospiri la copri e di miei pianti.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Sir Jo Black
            in Poesie (Poesie personali)

            Questa mano è persa

            Questa mano è persa;
            un'altra ne verrà!
            Esser viva sento la partita,
            sento vincenti carte nel tempo.
            Tempo di raccolto amore,
            amore raccolto e rinato.
            Mano tesa a coglier carta:
            anima ed il tuo cuore,
            nuovi i vecchi sogni,
            odiati dolori fugati.
            È vita il tavolo, il gioco.
            Prendi la tua carta, sono io,
            eccomi a giocare contro te per te.
            Raccoglimi re senza più te regina,
            saremo impero, conquista e vita,
            avremo vinto la partita.
            Composta sabato 16 aprile 2011
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Andrea Bidin
              in Poesie (Poesie personali)

              Desiderio inutile

              Cantava le lodi di un grande uomo
              in grado di affrontare ogni tipo d'ingiustizia
              il coraggio e la fede erano le sue virtù
              l'istinto omicida una semplice vanità

              Affrontava i nemici con il cuore in gola
              era l'eccitazione e non paura ad agitarlo tanto
              il desiderio di sgozzare il proprio avversario
              ancor prima di cominciar quel maledetto incontro

              Il pubblico amava la violenza becera
              ma l'assenza di spettacolo sonoramente disprezzava
              il biglietto si pagava per vedere il sangue
              della fine d'una tortura doveva esser l'attestato

              Le battaglie infuriavano tra le urla e colpi bassi
              la sofferenza dei combattenti era motivo d'interesse
              il giubilo giungeva solo dopo una morte deprimente
              che vedeva i nemici agonizzare al suolo

              Eppur lui di ciò non si preoccupava
              quel che gli importava era solo la vittoria
              come viatico universale per giungere ad un risultato
              che portasse nel mondo un minimo di pace

              I metodi che utilizzava agli altri non dovevano importare
              doveva contare solo lo scopo ultimo
              rivendicare il proprio bisogno di libertà e tranquillità
              scannando chi intralciava quel sogno idilliaco

              Per ciò la gente non lo amava
              la spettacolarità non lo ammaliava
              solo il sangue lui bramava
              di colui che fermar lo voleva

              L'opinione pubblica fortemente odiava
              lo scopo di quell'interesse lo disgustava
              il desiderio del macabro solitario dominava
              nell'osservar le gesta di quei disperati

              Disperato non si considerava
              eroe di guerra esser voleva
              ma il concetto di eroe la gente stravolgeva
              quello senza macchia nemmeno sapevan chi era

              fu così che i suoi sogni abbandonò
              un mondo in cui la violenza era fine a se stessa
              in cui il successo era l'unico scopo
              il desiderio di sangue era spettacolo nello spettacolo

              e di quel circo mediatico non desiderava esser parte
              di sognar gesta eroiche stancato si era
              un eroe in quel mondo poco valeva
              se le sue azioni si stravolgevano

              depose la penna e cestinò quei fogli colmi di sogni
              non si confacevano alla contemporaneità che lo viveva
              spender fatica ad immaginar una persona
              che ora come ora esister non poteva

              con forza spinse sui poggia braccia della sedia
              giocando col bilanciamento e la gravità
              si lasciò cadere sulla sedia accanto
              che un moto d'azione fisico poteva regalargli

              le gambe più non funzionavano
              l'immaginazione però non l'aveva abbandonato
              ma immaginare per chi valeva la pena
              se non per se stesso ad evadere da quell'orrido mondo?
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Nello Maruca
                in Poesie (Poesie personali)

                Lo stravolgimento

                Fu, fu e fu per quasi trent'anni fu
                misconosciuto da parenti e amici
                ch'ognuno lo mena in su e giù
                e d'essere favoriti sono felici
                ché per poco, sempre, ben serviti
                da colui che parente e pur'amico
                attua il comando di lor'impettiti
                con animo devoto e sforzo fisico.

                È dei tanti amici e suoi parenti,
                non per capacità ma sfortunata
                sorte, per quanti cattivi eventi,
                assoggettato vivere alla giornata
                e soggiace a volontà di questi,
                ora di quelli, mai gratificato,
                a soddisfar degli altri, sempre, i gusti
                ma di riconoscenza mai degnato.

                Tiene una notte la sua mamma in sogno:
                che nell'orecchio tutto dona in dettaglio
                Non temere, figlio mio, per te son sveglia
                e scesa sono per te dall'altro Regno
                Chè darti buona nuova avea gran voglia.
                Domani, non tardare, fa quel ch'ò detto
                apprestati a curare ogni dettaglio:
                sei stato scelto quale figlio eletto,

                attento! Non commettere alcun sbaglio.
                Seguita la via che t'hò donato,
                vai avanti dritto, non voltarti indietro;
                per te la prece è stata del Beato
                ch'è fatto Santo ed è nomato Pietro.
                Indi, il seguente dì, senza ritardo,
                segue quant'ebbe dalla mamma in sogno
                con diligenza del nostromo a bordo,

                tessendo la tela qual'esperto ragno.
                Lo fa con fiducia e in speranza
                certo non potere esser fallace
                e che l'annuncio avuto è l'essenza
                di ciò che già vede quale verace.
                Avviene dopo poco, sabato sera,
                qualcosa che travolge ogni misura
                mentre il frinire di cical ciarliera

                morendo se ne va entro il verziere.
                E la notizia è farina al vento
                così che ognuno sa dell'accaduto
                di quanto agiato cento volte e cento
                or è il miserando uomo sparuto.
                Parenti si moltiplicano e pure amici
                riandando ai trapassati, agl'antenati
                e per essi implorano i buon'uffici

                ché di lor stessa stirpe sono nati.
                La mente gli ritorna ai patimenti,
                rivede gli anni tristi del passato
                quando bisognevole d'alimenti
                lo stato suo da tutti er'aggravato.
                Resta, però, paziente ad ascoltare
                gli altri la sfumata manna ad aspettare
                e con carezze e lodi ad acclamare.
                Vota la poesia: Commenta