Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Buon compleanno

Se odio il mio,
perché dovrei amare il tuo.
Perché dovrei amare quel primo giorno,
il giorno in cui mi sono sporto alla finestra
ed ho deciso di buttarmi,
o forse mi hanno spinto.
E la caduta dura gli anni che deve durare,
la chiamano vita,
gli altri,
lo chiamano calvario,
o discesa all'inferno,
quelli come me.
L'unica cosa certa
è il tonfo finale.
Se cadi a testa in giù
vedi avvicinarsi il fondo
ed hai paura,
se cadi a testa in su
vedi quel cazzo di vita che ti gira intorno.
O fai tutto ad occhi chiusi,
o rubi al volo un paio di occhiali molto neri,
come l'umore.
Composta martedì 26 febbraio 2013
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    Scritta da: Wine
    in Poesie (Poesie personali)

    Mi suonano ancora lontani

    Assaporai quel tuo profumo
    fra le lacrime
    sporgendomi sempre
    più verso il tuo corpo,
    perfettamente levigato
    dai venti della Storia,
    immergendomi
    nella profondità azzurra
    del tuo sguardo
    guaivo,
    implorando il tuo amore
    e più tu mi tendevi la mano
    più sentivo di esser perso,
    di esser prigioniero del tuo
    prosperoso seno
    assieme a tutti gli amanti che ti sei
    cercata...
    Ogni tua parola,
    ogni tuo pensiero
    pesavano quanto il Tempo
    ed eran leggeri
    quanto la dolce melodia
    che le Sirene
    sprigionavano
    bagnandoti le cosce.
    E noi tutti ammaliati
    da quella perfezione quasi
    sovrannaturale,
    persi nella potenza
    del suono della tua voce,
    nel ritmo del tuoi passi,
    schiacciati dall'immensità
    del tuo calore.

    E tu,
    ti lasciasti percuotere
    silenziosa,
    con gli occhi che urlavano
    lacrime di disperazione...
    E volgesti lo sguardo verso di noi...
    i tuoi più grandi traditori,
    e tutto l'amore che ci hai dimostrato
    te lo abbiamo reso con una
    croce sul petto,
    deturpando selvaggiamente il tuo
    maestoso aspetto
    e lentamente aspettiamo il tuo declino,
    piangendo e urlando
    mentre
    continui ad essere stuprata e violentata
    dalla gente che diceva di amarti.
    Ma in fondo anche io,
    mia dolce Italia,
    non ho fatto altro che stare
    fra i tuoi seni a guardare,
    inondandoti di lacrime
    e continuando a sperare.
    Composta martedì 26 febbraio 2013
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      Scritta da: A. Cora
      in Poesie (Poesie personali)

      Occhi nel tempo

      Occhi che vagano
      il niente, saziati da ciò
      che circonda, tinto d'un grigio
      invadente

      La mente svuotata, assapora il silenzio
      la solitudine avvolge come a tratti fa il vento
      L'oscurità si confonde, tra brevi lampi di luce
      che proiettano amate sembianze, miraggi ancorati
      alla mente

      Foglie che vibrano al vento, prive di ogni commento
      colpiscono come frammenti, un'età vissuta d'istanti
      C'è vita in questi momenti, che pare d'un mondo
      distante, pur se carezza
      la mente

      D'un tempo passato nel tempo, d'un viso
      ancora presente, che vedo, che vive
      respira, quei baci profondi ardenti
      Un cuore che batte, che cerca
      momenti, di quel
      passato, vivente.
      Composta venerdì 14 settembre 2012
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        Scritta da: A. Cora
        in Poesie (Poesie personali)

        Oscuro chiarore

        Non era il soffiare del vento
        che le fronde più lievi piegava
        Né il frastuono del fiume, che tra
        sassi più forte scorreva
        A impedire alle ciglia di smorzare la luce al costante
        pensare, seguendo le tracce d'un sogno
        che ancora il alto
        volava
        È quel perduto amore, per quella mai detta parola
        che pure dal cuore sortiva, a lasciar quel'amaro
        sapore, che la notte la
        mente corrode
        È la rabbia, che l'uomo divora, per
        la carenza d'amore, che confonde
        nel buio i colori
        È il silenzio ch'avvolge il
        ricordo, fa più rumore
        del tuono.
        Composta sabato 20 ottobre 2012
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          Scritta da: A. Cora
          in Poesie (Poesie personali)

          L'ombra dei tigli

          S'allunga l'ombra dei
          tigli, sulle panchine del viale
          L'ultimo raggio di sole, riavvolge
          nel'ombra i colori, come il vento le foglie
          nel roteante danzare
          Nell'ore d'un giorno che muore, si smorza
          il passeggio serale - Un cielo di viola dipinto
          lascia al maestrale, il greve pungente soffiare
          Del fiume più forte il rumore, s'ode nel
          vespro echeggiare
          I tigli dal'ombra offuscati, paion
          giganti annoiati, dai chiacchiericci
          rimasti sulle panchine abbuiate
          In un confuso sermone, che
          lascia la sera padrona
          Lo scuro negl'occhi
          sostare.
          Composta domenica 2 dicembre 2012
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            Scritta da: A. Cora
            in Poesie (Poesie personali)

            Alba chiara

            In quest'alba
            chiara di nuova primavera
            fra lo splendor di mammole
            fiorite
            Osa cantar mio cuore, versi gioiosi
            di color che son felici
            Non fermarti ora, non recitar preghiera
            al tuo singhiozzo, greve della sera
            Né a quei sorrisi, persi in altri occhi
            Da oggi metti in posa un'altra vita, che sia di nuove
            pagine schiarite...
            Se ancor ti spaventan ombre scure, sguardi ritenuti
            poco amici
            Lascia la mente tua, scorrazzar nuovi
            sentieri, giovani aurore, verdi prati
            del'animo fioriti
            Avrai nei tuoi pensieri, nuovi cieli
            sole rinato, occhi innamorati
            amori nuovi, che parlano
            dal vero
            Scorderai così false persone
            che t'anno frantumato
            i tempi andati
            Sottratto uguale seme
            alle radici.
            Composta martedì 26 febbraio 2013
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              Scritta da: A. Cora
              in Poesie (Poesie personali)

              Cercami, ancora

              Cercami dentro i tuoi occhi
              negl'intrecci più scuri del cuore
              Dove il respiro, non fa rumore
              In quei sorrisi perduti, in quelle mai
              dette parole

              Cercami, dietro le ciglia socchiuse
              Ove a volte ancor vivo, dentro cassetti già
              chiusi, dove hai messo gli abusi
              Dove hai posto, gli amori
              recisi

              Cercami, in quel rumore del mare che
              ti piaceva ascoltare, immersa tra le mie braccia
              mentre l'amore soltanto dolcezza, ti sussurrava
              Mentre un futuro diverso, il domani
              attendeva

              Cercami, in quel dire del cuore, che fa di due anime, un volo
              In quella intensa emozione, che ti faceva sognare
              Nel batter forte del cuore, in quelle pagine chiuse
              Dove leggi e stupisci, dove scorgi l'errore
              Che la mente arrossita, poi
              nel riletto, scolora

              Cercami, in quelle frasi scordate, in quei colori
              smarriti, in quei sospiri infiniti
              In quelle notti, di nulla vestiti
              In quel sapore piaciuto, che tu
              confusa, hai bevuto

              Cercami, cercami ancora, dove da soli si
              muore, come se fossi il tuo cielo
              come se fossi il tuo mare
              Come se fossi ancora
              quella persona speciale
              Che tu chiamavi
              amore.
              Composta lunedì 25 febbraio 2013
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                Scritta da: Paolo Gasparutto
                in Poesie (Poesie personali)

                Passeggiando nel regno

                Un volo di merli bianchi,
                un sussurro di onde di cielo,
                ed un morto che gioca a scacchi;
                una faina impaccata a un palo

                sputa sangue su una bianca bandiera,
                dicon che sia un dongiovanni,
                ladri di porte ruban la sera
                ad una vecchia di cinque anni.

                Sono una pietra della pianura
                che di nebbia si fa montagna
                di liquirizia, solo se pura,
                si droga l'albero della cuccagna.

                Sette note divorano il cuore
                d'una risata di sana Follia,
                mentre la stoffa di puro dolore
                viene cucita dall'anarchia

                di un pugno di giovani mosche,
                che stanche di star nello sterco,
                brucian la reggia di un trio di vespe;
                e di lontano il canto d'un porco...
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                  Scritta da: Alessandro Rossini
                  in Poesie (Poesie personali)
                  È l'inverno
                  che non ha mai fine
                  nel bianco di pomeriggi stanchi
                  sbadigli distratti

                  e poi l'improvviso
                  risveglio del tempo
                  nei colori del pittore
                  carico di passione

                  quando arrivi?
                  ti aspetto al solito posto
                  quando passi
                  con il tuo incedere lento

                  la sera ora è giorno
                  l'attesa è finita
                  la vita corre
                  ma noi siamo fuori dal mondo.
                  Composta lunedì 25 febbraio 2013
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