Inquieta[mente]
Su questi fogli insozzati
d'inquietudine
è te
che pregherò
con tutta me stessa
con l'arsenico sulla lingua
e filo spinato sulle caviglie.
Composta giovedì 28 febbraio 2013
Su questi fogli insozzati
d'inquietudine
è te
che pregherò
con tutta me stessa
con l'arsenico sulla lingua
e filo spinato sulle caviglie.
Non avere paura mai di cadere nel burrone dei vuoti,
non avere paura di trovarti sul precipizio dei guai,
non avere paura mai che possa schiantarti contro un muro di difficoltà,
non avere mai paura,
perché io non potrò evitarti di trovarti davanti a un precipizio,
perché io non potrò evitarti di incontrare quel muro
ma io sarò sempre per te quella mano che ti eviterà di cadere.
Attimi di immensità,
la felicità.
Vedere brillare i tuoi occhi,
vederli gioire,
la felicità
sapere che vivi quegli attimi di immensità,
Ma io non vedo più brillare i tuoi occhi,
io non vedo più gioire i tuoi occhi,
tu non vivi più quegli attimi di immensità
e io mi struggo di dolore.
Sublime estasi nell'unione di due esseri,
paradisiache sensazioni di due corpi,
desiderosi di provare la stessa infinita emozione,
desiderosi di conoscersi nell'intimo più intimo,
desiderosi di ricercare ogni più nascosto angolo
dove il piacere del'uno riesce a diventare una cosa sola con quello dell'altro,
indicibili emozioni nel volare insieme in un cielo,
infuocato di scintille amorose e indicibili sensazioni nel planare insieme nello stesso momento in cui l'uno si doma all altro,
plasmando le proprie anime che parlano in silenziosi gesti,
gesti che esprimono un inno alla vita,
che esprimono l'inno alla gioia di condividersi,
che esprimono l'amore sull'amore.
Voglio regalarti
Voglio regalarti un sorriso,
un sorriso che rallegri il tuo cuore,
Voglio regalarti un sorriso,
un sorriso che ti sia di compagno,
compagno nei momenti tristi, nei momenti di dubbi, di tutti i perché senza risposta, di una inespiegabiile malinconia.
Voglio regalarti un sorriso
Si, regalartelo, al posto di cento, mille parole
Semplicemente per dirti senza parlare ti voglio bene.
Avventura occasionale
senza regola razionale
con una bella sconosciuta
pensierosa e un po sperduta
che seduta su una panca
sguardo assente e aria stanca
aspettando chissà cosa
con una smorfia dolorosa
il mio approccio esaltante
fu per lei inebriante
le sue labbra sensuali
chiari indici sessuali
dopo pochi convenevoli
eravamo consapevoli
che la forte attrazione
avrebbe avuto prosecuzione
con le mani nelle mani
senza attendere il domani
ci avviammo su un bel prato
poco distante ma appartato
su quel prato meraviglioso
è stato un sogno delizioso
tutto ciò è vero e umano
è successo la a Bolzano
non era certo irrilevante
il suo stato interessante
il ricordo della bella signora
ancora adesso mi accalora.
Scorrono onde di sale
lente le agitano venti;
nella notte rocce tremano
sabbia bianca luce,
luna alta e tonda
rischiara polvere di dolore.
Fatti avanti
Perché è quasi mattina.
Vorrei vedere il passo che io amo,
Quello che mi ha fatto innamorare
Del mondo, dell'infinito, della vita.
Lo stato
non ha più un indirizzo conosciuto,
temeva
che qualcuno interrompesse la sua latitanza.
I servitori sbagliati
che "ubbidiscono e basta"
mangiano un pane sporco,
mentre in troppi mangiano merda,
e vomitano rabbia.
Ma i veri italiani sono i secondi,
non i primi.
C ' è una targa nell'atrio del palazzo
che ospita lo stato senza indirizzo
-meglio essere detestati ma portare a casa il pane che essere eroi ma fare la fame-.
L'hanno fatto installare i servitori sbagliati.
Notizie attendibili
riferiscono che una delegazione
di esperti è già al lavoro da tempo
per far si che passi una legge
che trasforma il diritto popolare di incazzarsi
in dovere popolare di reagire,
purché sussistano i motivi.
Naturalmente in Italia i motivi sussistono.
I produttori di forconi
hanno già fatto molte nuove assunzioni di personale.
Entrambi siamo presi
dall'avere sempre
quell'altro in testa.
Ogni tanto ci succede
di sbagliare nome,
di chiamarci col nome dell'amante,
ma ad entrambi
fa comodo fare finta di niente.
Scopiamo raramente,
senza voglia,
ad occhi chiusi,
o col viso di lato,
per non vedere con chi siamo a letto,
e soprattutto con chi non siamo.
Nessuno dei due tocca il corpo dell'altro,
se non strettamente necessario,
o per sbaglio.
Entrambi lo facciamo un po' per spregio
anche se non so che spregio sia.
Quello che ci condanna a star così,
o almeno
che condanna me,
probabilmente
è il rendermi conto
che sarebbe ormai più semplice
ammazzarti che lasciarti.
E scelgo quindi la via vigliacca
o forse intelligente,
lo star così
e non cambiare niente.