Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Fanciullo Mendico (Canti di Castelvecchio)

Ho nel cuore la mesta parola
d'un bimbo ch'all'uscio mi viene.
Una lagrima sparsi, una sola,
per tante sue povere pene;
e pur quella pensai che vanisse
negl'ispidi riccioli ignota:
egli alzò le pupille sue fisse,
sentendosi molle la gota.
E io, quasi chiedendo perdono,
gli tersi la stilla smarrita,
con un bacio, e ponevo il mio dono
tra quelle sue povere dita.
Ed allora ne intesi nel cuore
la voce che ancora vi sta:
Non li voglio: non voglio, signore,
che scemi le vostra pietà.
E quand'egli già fuor del cancello
riprese il solingo sentiero,
io sentii, che, il suo grave fardello,
godeva a portarselo intiero:
e chiamava sua madre, che sorta
pareva da nebbie lontane,
a vederlo; poi ch'erano, morta
lei, morta! Ma lui senza pane.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Temporale

    È mezzodì. Rintomba.
    Tacciono le cicale
    nelle stridule seccie.
    E chiaro un tuon rimbomba
    dopo uno stanco, uguale,
    rotolare di breccie.
    Rondini ad ali aperte
    fanno echeggiar la loggia
    dè lor piccoli scoppi.
    Già, dopo l'afa inerte,
    fanno rumor di pioggia
    le fogline dei pioppi.
    Un tuon sgretola l'aria.
    Sembra venuto sera.
    Picchia ogni anta su l'anta.
    Serrano. Solitaria
    s'ode una capinera,
    là, che canta... che canta...
    E l'acqua cade, a grosse
    goccie, poi giù a torrenti,
    sopra i fumidi campi.
    S'è sfatto il cielo: a scosse
    v'entrano urlando i venti
    e vi sbisciano i lampi.
    Cresce in un gran sussulto
    l'acqua, dopo ogni rotto
    schianto ch'aspro diroccia;
    mentre, col suo singulto
    trepido, passa sotto
    l'acquazzone una chioccia.
    Appena tace il tuono,
    che quando al fin già pare,
    fa tremare ogni vetro,
    tra il vento e l'acqua, buono,
    s'ode quel croccolare
    cò suoi pigolìi dietro.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Il cuore del cipresso

      O cipresso, che solo e nero stacchi
      dal vitreo cielo, sopra lo sterpeto
      irto di cardi e stridulo di biacchi:

      in te sovente, al tempo delle more,
      odono i bimbi un pispillìo secreto,
      come d'un nido che ti sogni in cuore.

      L'ultima cova. Tu canti sommesso
      mentre s'allunga l'ombra taciturna
      nel tristo campo: quasi, ermo cipresso,
      ella ricerchi tra què bronchi un'urna.

      Più brevi i giorni,
      e l'ombra ogni dì meno
      s'indugia e cerca, irrequieta, al sole;
      e il sole è freddo e pallido il sereno.

      L'ombra, ogni sera prima, entra nell'ombra:
      nell'ombra ove le stelle errano sole.
      E il rovo arrossa e con le spine ingombra

      tutti i sentieri, e cadono già roggie
      le foglie intorno (indifferente oscilla
      l'ermo cipresso), e già le prime pioggie
      fischiano, ed il libeccio ulula e squilla.

      E il tuo nido? Il tuo nido?... Ulula forte
      il vento e t'urta e ti percuote a lungo:
      tu sorgi, e resti; simile alla Morte.

      E il tuo cuore? Il tuo cuore?... Orrida trebbia
      l'acqua i miei vetri, e là ti vedo lungo,
      di nebbia nera tra la grigia nebbia.

      E il tuo sogno? La terra ecco scompare:
      la neve, muta a guisa del pensiero,
      cade. Tra il bianco e tacito franare
      tu stai, gigante immobilmente nero.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il Pesco

        Penso a Livorno, a un vecchio cimitero
        di vecchi morti; ove a dormir con essi
        niuno più scende; sempre chiuso; nero
        d'alti cipressi.
        Tra i loro tronchi che mai niuno vede,
        di là dell'erto muro e delle porte
        ch'hanno obliato i cardini, si crede
        morta la Morte,
        anch'essa. Eppure, in un bel dì d'Aprile,
        sopra quel nero vidi, roseo, fresco,
        vivo, dal muro sporgere un sottile
        ramo di pesco.
        Figlio d'ignoto nòcciolo, d'allora
        sei tu cresciuto tra gli ignoti morti?
        Ed ora invidii i mandorli che indora
        l'alba negli orti?
        Od i cipressi, gracile e selvaggio,
        dimenticàti, col tuo riso allieti,
        tu trovatello in un eremitaggio
        d'anacoreti?
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Lavandare

          Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
          resta un aratro senza buoi, che pare
          dimenticato, tra il vapor leggero.
          E cadenzato dalla gora viene
          lo sciabordare delle lavandare
          con tonfi spessi e lunghe cantilene:
          Il vento soffia e nevica la frasca,
          e tu non torni ancora al tuo paese!
          Quando partisti, come son rimasta!
          Come l'aratro in mezzo alla maggese.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Viole d'inverno

            - Donde, o vecchina, queste violette
            serene come un lontanar di monti
            nel puro occaso? Poi che il gelo ha strette
            tutte le fonti;
            il gelo brucia dalle stelle, o nonna,
            ogni foglia, ogni radica, ogni zolla. -
            - Tiepida, sappi, lungo la Corsonna
            geme una polla.
            Là noi sciacquiamo il candido bucato
            nell'onda calda in mezzo a nevi e brine;
            e il poggio è pieno di viole, e il prato
            di pratelline. -
            Ah!... ma, poeta, non ancor nel pio
            tuo cuore è l'onda che discioglie il gelo?
            Non è la polla, calda nell'oblio
            freddo del cielo?
            Ché sempre, se ti agghiaccia la sventura,
            se l'odio altrui ti spoglia e ti desola,
            spunta, al tepor dell'anima tua pura,
            qualche viola.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Il Bosco

              O vecchio bosco pieno d'albatrelli,
              che sai di funghi e spiri la malìa,
              cui tutto io già scampanellare udìa
              di cicale invisibili e d'uccelli:
              in te vivono i fauni ridarelli
              ch'hanno le sussurranti aure in balìa;
              vive la ninfa, e i passi lenti spia,
              bionda tra le interrotte ombre i capelli.
              Di ninfe albeggia in mezzo alla ramaglia
              or sì or no, che se il desìo le vinca,
              l'occhio alcuna ne attinge, e il sol le bacia.
              Dileguano; e pur viva è la boscaglia,
              viva sempre nè fior della pervinca
              e nelle grandi ciocche dell'acacia.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Alba

                Odoravano i fior di vitalba
                per via, le ginestre nel greto;
                aliavano prima dell'alba
                le rondini nell'uliveto.
                Aliavano mute con volo
                nero, agile, di pipistrello;
                e tuttora gemea l'assiolo,
                che già spincionava il fringuello.
                Tra i pinastri era l'alba che i rivi
                mirava discendere giù:
                guizzò un raggio, soffiò su gli ulivi;
                virb... disse una rondine; e fu
                giorno: un giorno di pace e lavoro,
                che l'uomo mieteva il suo grano,
                e per tutto nel cielo sonoro
                saliva un cantare lontano.
                Vota la poesia: Commenta
                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Benedizione

                  È la sera: piano piano
                  passa il prete paziente,
                  salutando della mano
                  ciò che vede e ciò che sente.
                  Tutti e tutto il buon piovano
                  benedice santamente:
                  anche il loglio, là, nel grano;
                  qua, nè fiori, anche il serpente.
                  Ogni ramo, ogni uccellino
                  sì del bosco e sì del tetto,
                  nel passare ha benedetto:
                  anche il falco, anche il falchetto
                  nero in mezzo al ciel turchino,
                  anche il corvo, anche il becchino,
                  poverino,
                  che lassù nel cimitero
                  raspa raspa il giorno intiero.
                  Vota la poesia: Commenta