Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Dagli occhi di un bambino...

Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.
Se chiudesse gli occhi cadrebbero.
Solo il suo stupore li mantiene sospesi,
la sua piccola mano li innalza,
il suo cuore li muove e li allontana.
Senza un bambino appiccicato ai vetri,
alle alte ringhiere di una terrazza adulta,
gli aeroporti morirebbero d’orrore.
Un bambino non potrà mai pronunciare la parola
“aeronautica”
ma da lui dipenderà l’imitazione dell’uccello.
Un bambino non saprà calcolare le distanze
ma è lui la garanzia del ritorno.
Ogni aeroporto deve avere un bambino incollato ai vetri, accanto agli altoparlanti, dovunque si acquatti la paura.
Grazie a lui durerà meno lacrime il rientro di tutti,
dorrà meno baci l’addio delle madri
e le hostess potranno prescindere da avvisi insulsi.

Un aeroplano per aria
sono molti bambini che guardano l’orizzonte.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Scritto nel giorno in cui Leigh Hunt uscì di prigione

    Benché imprigionato per aver detto il vero
    a un principe adulato, il generoso Hunt,
    in spirito immortale, libero si è serbato,
    come nobile allodola richiamata dal cielo.
    Lacchè dei Grandi, che cosa ti aspettavi?
    Ch'egli avrebbe fissato i muri della cella
    finché tu controvoglia ne riaprissi la porta?
    No! più alta e felice era già la sua sorte!
    Nelle corti di Spenser egli vagò, in pergole
    leggiadre, colse magici fiori, audace risalì,
    con Milton, i campi d'aria; e in feudi
    a lui certi da vero genio fece inebrianti voli.
    Chi potrà la sua fama funestare quando
    sarete morti tu e la tua ciurma di mariuoli?
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      A mio fratello Giorgio

      Molti prodigi ho veduto stamane:
      il sole, che col primo bacio terse le lacrime
      dagli occhi dell'aurora; le corone d'alloro
      degli eletti, chine sull'aureo manto della sera;
      l'oceano, verdeazzurro, sterminato,
      e scogli, navi, grotte, aneliti e terrori;
      e la sua voce arcana che, a chi l'ode,
      fa meditare quello che sarà o è stato.
      E anche ora, Giorgio, che ti dedico il verso,
      Cinzia fra coltri di seta appena si profila,
      come fosse una sposa alla sua prima notte,
      e lascia intravedere le amorose giostre.
      Ma che sarebbero i prodigi in mare e cielo
      senza averti compagno al mio pensiero.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il grillo dei campi e il grillo del focolare

        Mai la terrestre poesia non muore.
        Quando tutti gli uccelli al solleone
        vengono meno e stan nascosti in mezzo
        la frescura degli alberi, una voce
        corre di siepe in siepe intorno al prato
        su cui appena passò rasa la falce:
        è del grillo dei campi, il capintesta
        nel tripudio d'estate, mai godere
        non cessa, perché quando a giuochi è stanco
        posa con agio sotto una grata erba.
        Fine non ha la poesia terrestre.
        D'inverno, in una sera solitaria,
        quando il silenzio è opera del gelo,
        strepe fuor della stufa il suon del grillo
        del focolare che col caldo sempre
        viene crescendo, e a uno che smarrito
        a mezzo sta fra sonno e veglia, il canto
        par del grillo dei campi ai colli erbosi.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Sulla Gloria

          Quale febbre ha mai l'uomo! Che guardare
          ai suoi giorni mortali con il sangue
          temperato non sa, che tutto sciupa
          le pagine del libro della vita
          e deruba virtù al suo buon nome.
          È come se la rosa si cogliesse
          da sé; o quand'è matura la susina
          la sua scura lanugine raschiasse;
          o a guisa di un folletto impertinente
          la Naiade oscurasse la splendente
          sua grotta di una tenebra fangosa.
          Ma sullo spino lascia sé la rosa,
          che vengano a baciarla i venti e grate
          se ne cibino le api: e la susina
          matura indossa sempre la sua veste
          bruna, il lago non tocco ha di cristallo
          la superficie. Perché dunque l'uomo,
          importunando il mondo per averne
          grazia, deve sciupar la sua salvezza
          in obbedienza a un rozzo, falso credo?
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Le stagioni umane

            Quattro stagioni fanno intero l'anno,
            quattro stagioni ha l'animo dell'uomo.
            Egli ha la sua robusta Primavera
            quando coglie l'ingenua fantasia
            ad aprire di mano ogni bellezza;
            ha la sua Estate quando ruminare
            il boccone di miel primaverile
            del giovine pensiero ama perduto
            di voluttà, e così fantasticando,
            quanto gli è dato approssimarsi al cielo;
            e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
            quando ripiega strettamente le ali
            pago di star così a contemplare
            oziando le nebbie, di lasciare
            le cose belle inavvertite lungi
            passare come sulla siglia un rivo.
            Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
            pallido, sennò forza gli sarebbe
            rinunciare alla sua mortal natura.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Al sonno

              O soave che balsamo soffondi
              alla quieta mezzanotte, e serri
              con attente e benevole le dita
              gli occhi nostri del buio compiaciuti,
              protetti dalla luce, avvolti d'ombra
              nel ricovero di un divino oblio.
              O dolcissimo sonno! Se ti piace
              chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
              i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen
              prima che il tuo papavero al mio letto
              largisca in carità il suo dondolio.
              Poi salvami, altrimenti il giorno andato
              lucido apparirà sul mio guanciale
              di nuovo, producendo molte pene,
              salvami dall'alerte coscienza
              che viepiù insignorisce il suo vigore
              causa l'oscurità, scavando come
              una talpa. Volgi abile la chiave
              nella toppa oliata e dà il sigillo
              allo scrigno, che tace, del mio cuore.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                A...

                Se avessi le forme di un bel corpo virile,
                sottili i miei sospiri potrebbero echeggiare,
                come in tornito avorio, al tuo orecchio,
                trovando via al tuo cuore gentile - passione
                bene mi armerebbe all'impresa. Ma, ahimé!
                Non sono il cavaliere che uccide l'avversario,
                corazza non risplende sul mio petto elato,
                né sono l'ingenuo pastore della valle,
                le cui labbra han tremato per occhi di fanciulla.
                Eppure devo delirare per te, dirti più dolce
                delle rose melate dell'Ibla, asperse di rugiada
                così densa che inebria. Ah! tal rugiada mi giova,
                la suggerò, cogliendola, con incanti e magia,
                quando si svela il volto pallido della luna.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Lasciando alcuni amici di prima mattina

                  D'oro una penna datemi, e lasciate
                  che in limpidi e lontane regioni
                  sopra mucchi di fiori io mi distenda;
                  portatemi più bianca di una stella
                  o di una mano d'angelo inneggiante
                  quando fra corde argentee la vedi
                  di arpe celesti, un'asse per scrittoio;
                  e lasciate lì accanto correr molti
                  carri color di perla, vesti rosa,
                  e chiome a onda, e vasi di diamante,
                  e ali intraviste, e sguardi penetranti.
                  Lasciate intanto che la musica erri
                  ai miei orecchi d'intorno; e come quella
                  ogni cadenza deliziosa tocca,
                  lasciate che io scriva un verso pieno
                  di molte meraviglie delle sfere,
                  splendido al suono: con che altezze in gara
                  il mio spirito venne! Nè contento
                  è di restare così presto solo.
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