Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

La collina

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
l'abulico, l'atletico, il buffone, l'ubriacone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso nella miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari-
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
la tenera, la semplice, la vociona, l'orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag-
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker che aveva conosciuto
uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti-
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov'è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant'anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Kinsey Keene

    Ascoltate, Thomas Rhodes, presidente della banca;
    Coolbaugh Whedon, direttore dell'"Argo";
    Reverendo Peet, pastore della prima chiesa;
    A. D. Blood, più volte sindaco di Spoon River;
    e finalmente voi tutti, membri dell'Associazione del Buon Costume —
    ascoltate le parole di Cambronne morituro,
    ritto con gli eroici superstiti
    della guardia di Napoleone a Mont Saint-Jean
    sul campo di battaglia di Waterloo,
    quando Maitland, l'inglese, gridò loro:
    "Arrendetevi, prodi Francesi! " —
    là sul finir del giorno, quando la battaglia fu irrimediabilmente perduta,
    e orde d'uomini che non eran più l'esercito
    del grande Napoleone
    si agitavano sul campo come brandelli laceri
    di nuvole tonanti nella tempesta.
    Ebbene, ciò che Cambronne disse a Maitland
    prima che il fuoco inglese spianasse il ciglio della collina
    contro la luce morente del giorno,
    io dico a voi, e a tutti voi,
    e a te, universo.
    E v'incarico di scolpirlo.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Reuben Pantier

      Sì, Emily Sparks, le tue preghiere non furono sprecate,
      il tuo amore non fu tutto vano.
      Io devo tutto ciò che fui in vita
      alla tua speranza che non volle disperare di me,
      al tuo amore che sempre mi considerò buono.
      Cara Emily Sparks, voglio narrarti la mia storia.
      Tralascio gli influssi di mio padre e mia madre;
      la figlia della modista mi mise nei guai
      e me ne andai nel mondo,
      dove affrontai tutti i pericoli noti
      del vino, delle donne e dei piaceri.
      Una notte, in una stanza di Rue de Rivoli,
      bevevo del vino con una donnina occhi-neri,
      e le lagrime mi riempivano gli occhi.
      Essa credé che fossero lacrime d'amore, e sorrise
      al pensiero d'avermi conquistato.
      Ma la mia anima era tremila miglia lontano,
      nei giorni in cui tu mi facevi scuola a Spoon River.
      E proprio perché non potevi più amarmi,
      né pregare per me ne scrivermi più,
      l'eterno silenzio parlò in vece tua.
      E la donnina occhi-neri prese per sé le lacrime,
      come i baci bugiardi che io le davo.
      Comunque, da quel momento, io ebbi una nuova visione —
      cara Emily Sparks!
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Emily Sparks

        Dov'è il mio ragazzo, il mio ragazzo –
        in quale parte del mondo?
        il ragazzo che amavo pil'i di tutti nella scuola? —-
        io, la maestra, la vecchia zitella, il vergine cuore,
        che di tutti avevo fatto miei figli.
        Giudicai bene il mio ragazzo,
        ritenendolo uno spirito ardente,
        smanioso, instancabile?
        Oh, ragazzo ragazzo, per cui pregai e pregai
        in tante ore di veglia la notte,
        ricordi la lettera che ti scrissi
        sulla bellezza dell'amore del Cristo?
        E che tu l'abbia ricevuta o no,
        ragazzo mio, dovunque tu sia,
        fa qualcosa per la salvezza della tua anima
        perché tutto il tuo fango, tutta la tua scoria
        possa soccombere al fuoco,
        finché il fuoco non diventi che luce!...
        Non diventi che luce!
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          La Signora Benjamin Pantier

          Io so ch'egli diceva che avevo accalappiato la sua anima
          con una rete che lo dissanguò.
          E tutti gli uomini lo amavano,
          e molte donne lo compiangevano.
          Ma immaginate di essere una vera signora, e di aver gusti delicati,
          e che l'odore del whiskey o delle cipolle vi nausei,
          e il ritmo dell'Ode di Wordsworth vi rimormori all'orecchio,
          mentre da mane a sera lui gironzola
          ripetendo frammenti di quella comune sentenza:
          "Oh, perché inorgoglirsi quando siamo mortali? "
          E poi, immaginate:
          siete una donna ben dotata,
          e il solo uomo con cui la legge e la morale
          vi permettono di aver rapporti coniugali
          è proprio l'uomo che vi riempie di disgusto
          ogni volta che ci pensate — e voi ci pensate
          ogni volta che lo vedete!
          È per questo che lo cacciai di casa
          a vivere col cane in una sudicia stanza
          nel retro del suo ufficio.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Quando vide la timida donzella
            dal fiero colpo uscir tanta ruina,
            per gran timor cangiò la faccia bella,
            qual il reo ch'al supplicio s'avvicina;
            né le par che vi sia da tardar, s'ella
            non vuol di quel Rinaldo esser rapina,
            di quel Rinaldo ch'ella tanto odiava,
            quanto esso lei miseramente amava.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Ecco Rinaldo con la spada adosso
              a Sacripante tutto s'abbandona;
              e quel porge lo scudo, ch'era d'osso,
              con la piastra d'acciar temprata e buona.
              Taglial Fusberta, ancor che molto grosso:
              ne geme la foresta e ne risuona.
              L'osso e l'acciar ne va che par di ghiaccio,
              e lascia al Saracin stordito il braccio.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi
                colpi veder che mastri son del giuoco:
                or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi,
                ora coprirsi, ora mostrarsi un poco,
                ora crescer inanzi, ora ritrarsi,
                ribatter colpi e spesso lor dar loco,
                girarsi intorno; e donde l'uno cede,
                l'altro aver posto immantinente il piede.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)
                  Quando crede cacciarlo, egli s'arresta;
                  E se tener lo vuole, o corre o trotta:
                  poi sotto il petto si caccia la testa,
                  giuoca di schiene, e mena calci in frotta.
                  Vedendo il Saracin ch'a domar questa
                  bestia superba era mal tempo allotta,
                  ferma le man sul primo arcione e s'alza,
                  e dal sinistro fianco in piede sbalza.
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                    Scritta da: Silvana Stremiz
                    in Poesie (Poesie d'Autore)
                    Come soglion talor duo can mordenti,
                    o per invidia o per altro odio mossi,
                    avicinarsi digrignando i denti,
                    con occhi bieci e più che bracia rossi;
                    indi à morsi venir, di rabbia ardenti,
                    con aspri ringhi e ribuffati dossi:
                    così alle spade e dai gridi e da l'onte
                    venne il Circasso e quel di Chiaramonte.
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