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Scritta da: ROBERTO POZZI

Il castello di vetro

Come l'indiscusso sovrano di un piccolo regno,
l'unico rè di una casa trasparente,
quel castello di vetro non era il tuo santuario,
l'inaspettato fato ha fatto si che non lo fosse!

La tua splendida dimora crollò al suolo,
disintegrata in milioni di pezzi
sotto la furia del forte vento
di un destino che aveva scatenato
tutta la sua forza infernale.

Non eri mai stato solo
in questa tua personale catastrofe
l'angelo della morte era venuto a trovarti
ancora un'altra volta per una visita sgradita,
portando uno dei suoi soliti regali,
non quello che egli era abituato a lasciare,
un pensiero molto più angosciante
della fine della propria esistenza:
una vita di sofferenza e disperazione,
un lungo terrificante sguardo
nell'immensità dell'abisso
della pestilenza del ventunesimo secolo.

La mazzata fu così violenta
la vita che conoscevi era finita,
certamente non potevi pensare al presente,
come mai immaginare un domani
in quel futuro dannato per l'eternità.

Come un riluttante martire
non ti eri scoraggiato,
non avevi mai mollato la lotta,
passo dopo passo avevi vinto
la guerra con l'oscurità
seguendo la luce del Padre,
il sommo genitore non ti aveva abbandonato
proprio quando avevi più bisogno di Lui.

L'amore dei tuoi cari era riuscito a salvarti
diventando una moderna araba fenice

un modello d'ispirazione
per te stesso e per tutte le generazioni

un coraggioso eroe
per tutte le anime che avevano perso
la volontà di vivere!
Roberto Pozzi
Composta sabato 1 febbraio 2014
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    Scritta da: ROBERTO POZZI

    Il mio paradiso perduto

    Caldi raggi dorati
    mi scaldavano l'anima,
    neanche una nuvola
    in quel pallido intenso azzurro
    di una solare giornata estiva,
    sdraiato sul fresco manto verde
    di un prato rubato alle favole
    non pensavo a nulla d'importante;
    ero rimasto incantato dalla bellezza
    del celestiale creato.

    Mi sentivo in paradiso,
    almeno in quello da me desiderato,
    la serenità del momento
    era l'unica ambizione della mia vita,
    in quel cielo dall'incredibile splendore
    il mondo mi sembrava del tutto angelico,
    nulla poteva essere diabolico,
    ma l'Eden tanto decantato
    da poeti e scrittori
    non era mai durato
    un'eternità.
    In attimo il cielo cambiò,
    l'azzurro divino era sparito,
    un'enorme nube grigiastra
    aveva oscurato anche il mio umore,
    un minaccioso uragano che avanzava
    aveva già rovinato la mia esistenza!

    Come un altro angelo caduto
    ero perso nel mio purgatorio terreste
    a espiare il mio peccato originale,
    quella ricerca della verità,
    il viaggio che solo a pochi eletti
    era permesso di intraprendere
    mi era costato molto caro.
    Da quel maledetto momento in poi
    la luce della speranza mi abbandonò,
    l'inferno diventò la mia nuova dimora
    e l'infelicità regnò sovrana sul mio spirito:
    seguendo un altro tormentato percoso
    per ritrovare la pace dello spirito
    non ero più sicuro di niente...
    se mai avrei ancora vissuto
    il mio paradiso perduto!
    Roberto Pozzi
    Composta martedì 28 gennaio 2014
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      Scritta da: ROBERTO POZZI

      Oltre l'apparenza

      Neanche tu eri così diverso,
      appartenevi alla massa di ciechi
      che non vedeva oltre l'apparenza!
      Pur essendo stato molto convincente
      a nascondere la tua angoscia,
      l'auto imposta panacea dei sensi
      non ti aveva restituito la serenità,
      anzi la confusione più totale
      continuava a rovinare
      il tuo fragile equilibrio.

      ll tuo insensato appello
      per la mia approvazione,
      le mie intime confidenze
      non ti avevano salvato
      da te stesso...
      dalle tue paure:
      io ero sempre invisibile
      ai tuoi occhi accecati
      dai tuoi stessi pregiudizi,
      il tuo gentile cuore
      era perennemente bloccato
      alla fine della tua ultima storia,
      un doloroso lutto da elaborare
      e troppi recenti ricordi
      ancora da sotterrare.

      Non mi avevi veramente compreso,
      oltre l'invisibile muro del mio cristallino,
      le facili deduzioni della tua inquisizione
      non ti avevano svelato oscuri segreti
      avevano fabbricato inspiegabili sospetti
      tessuti nella tua impenetrabile armatura
      a difesa della prossima delusione.

      Non c'eri mai riuscito a leggermi,
      ad avvicinarti al mio vero essere,
      immobile dinanzi ai miei tenebrosi occhi
      ti eri fermato all'evidente facciata
      del mio burrascoso passato
      per non scoprire chissà
      quale scomoda verità;
      la tua ristretta visione del mondo
      aveva distorto la mia innocenza
      rovinando senza un minimo rimorso
      anche le ultime vestigia
      del mio insito romanticismo.

      Non avevi quindi mai sentito
      il mio cuore pulsare per te,
      nella tua mente mi avevi già conosciuto
      personificando quel solito specchio disincantato
      che rifletteva soltanto quella costruita falsità,
      il tuo infondato pensiero sul sottoscritto
      ti aveva appunto imprigionato
      nel tuo più profondo
      e intoccabile sé!

      In questo mondo di miscredenti,
      in nessun caso mi arrenderò
      alla tristezza di un altro amore mancato,
      continuerò il mio percorso
      a sognare il sentimento divino,
      a cercare la mia anima gemella,
      a sperare nell'unico spirito
      che mi toccherà l'anima.
      Roberto Pozzi
      Composta lunedì 27 gennaio 2014
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        Scritta da: ROBERTO POZZI

        Anima cupa

        Cosa hai visto in me.

        Cosa hai visto in questo scatto.

        Mi piacerebbe capire cosa,
        eppure mi hai immortalato sulla tua carta patinata.

        Forse saranno stati gli stupendi colori
        catturati dal tuo obiettivo,
        o sarà stato il vestito che indossavo quel giorno
        quando sei arrivato nel mio piccolo villaggio curdo,
        in quella terra dimenticata da Dio
        sulle montagne turche.

        Magari saranno stati
        i miei bellissimi occhi blu
        a rapire il tuo libertino essere
        di giovane europeo in viaggio
        alla ricerca di nuove emozioni
        che soltanto una vissuta saggezza
        può effettivamente donare.

        Non so chi sei
        mio misterioso viandante,
        solo un bel volto dietro l'obiettivo
        entrato nei miei occhi
        con quell'ingenuo sorriso
        per cogliere la mia triste essenza
        e poi descrivermi con un semplice nome:
        "Anima cupa".

        Con questa tua foto
        sei andato oltre il mio corpo di bambina
        impaurita dalla vita,
        hai visto la mia anima
        e il tuo espressivo scatto
        mostra quell'acuta sensibilità
        riservata soltanto a pochi,
        incapace di negare la verità.

        Per comprendere la mia anima,
        anche tu devi aver camminato.
        Roberto Pozzi
        Composta lunedì 25 novembre 2013
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          Scritta da: ROBERTO POZZI

          Solitudine

          La parete della mia stanza
          è tinteggiata di quel bianco ottico
          impossibile da trovare nella natura,
          quel colore è lo stesso di sempre,
          non è mai cambiato in anni,
          piuttosto sono io
          che continuo a cambiare,
          senza accenno di un'imminente sosta:
          la mia ragione di essere
          è la mia evoluzione spirituale
          il nascere e il morire
          per la mia eternità
          sanno d'una lentissima condanna a morte
          anziché di una vita da invidiare!
          Purtroppo nessun mortale
          si può permettere la divina superbia
          di mercanteggiare il proprio destino,
          al massimo può remare contro corrente,
          ma alla fine rimane una causa inutile,
          già persa in partenza.
          L'unica cosa rimasta immutata
          nello scorrere del mio tempo,
          la costante del mio cambiamento
          è il mio sentimento della solitudine,
          quella maliconica emozione
          che non mi mai abbandonato
          in ogni momento della mia esistenza.
          Il fantasma del mio passato
          è sempre nel mio presente,
          sono io stesso che non lo lascio morire,
          lo mantengo in vita
          per non sentirmi
          completamente solo.
          La solitudine è sempre stata
          la mia cara dama di compagnia
          che ancora oggi mi intrattiene
          nel mio viaggio di sola andata!
          Non mi dispiacerebbe affatto
          fermarmi alla prossima fermata,
          scendere dal treno in corsa,
          per semplicemente godermi la vita,
          condividere la speranza dell'alba
          e lo splendore del tramonto
          su quella spiaggia dorata
          che vive nel mio immaginario
          da quando sono nato.
          Sentendo il tuo abbraccio su di me,
          smetto immdiatamente di combattere
          contro quel destino che non ho mai compreso,
          non ho nessun motivo di continuare questo mio percoso,
          ho già raggiunto il mio più bel sogno:
          ho realizzato me stesso,
          il mio autentico sé,
          sono arrivato alla mia meta,
          la sto vedendo nei tuoi occhi,
          in quello sguardo d'amore
          che sento dentro la mia anima
          so di non essere più solo!
          Roberto Pozzi
          Composta martedì 29 ottobre 2013
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            Scritta da: ROBERTO POZZI

            Nudo

            È proprio così che mi sento
            e che vorrei continuare
            a essere:
            nudo!
            Mi piacere liberarmi
            dei fantasmi del passato,
            dei repressi pregiudizi,
            dell'incomprensibili attese,
            e delle immobilizzanti paure
            che minano quel vero amore.
            cui tengo con una passione
            più forte di quella
            per la vita stessa!
            Ormai mi sono già spogliato
            dinanzi a tuoi occhi
            di tutti i ridicoli costumi,
            non mi sono rimaste più
            tante vergogne da rivelare.
            o da nascondere
            per poterti amare!
            Ho appena gettato via
            anche l'ultima maschera,
            quella dell'apparenza,
            l'unica che ho indossato
            per non lasciarmi andare
            al quel sentimento divino
            che io ho per te!
            Adesso sono davvero nudo,
            psicologicamente indifeso,
            sono alla tua mercé,
            tu puoi disporre di me
            come meglio credi:
            la mia anima è qui,
            sul tuo piatto,
            per soddisfare tuo qualsiasi
            desiderio sentimentale!
            Molti pensano che per amare
            bisogna prima di mettersi in gioco
            denudando il proprio corpo,
            per confermare all'amato
            quell'affetto che si sente,
            Forse non così è capitato,
            ne'strano né per puro caso
            che con te è successo l'opposto,
            ribaltando le regole della seduzione
            ho messo a nudo la mia anima
            invece del mio corpo,
            lasciando la conoscenza carnale
            come il sospirato atto finale
            della nostra romantica
            commedia d'amore!
            Roberto Pozzi
            Composta sabato 26 ottobre 2013
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              Scritta da: ROBERTO POZZI

              Non rimangono neanche le parole

              In questa solitudine emotiva
              sono sempre solo,
              non riesco a distaccarmi
              dai sentimenti che sento,
              la solitudine emotiva
              è la peggiore della specie,
              devastante per antonomasia,
              non lascia mai dei superstiti,
              nessun è immune al quel vuoto
              che ci lascia dentro il sé.
              Non ci sono molti rimedi
              per evitare un'emorragia
              dall'indifferenza sentimentale!
              Mi rimangono solo le parole,
              insipide e superficiali,
              povere d'intriso valore
              pur quanto desidererei
              che fossero stupende,
              le mie amate parole,
              non mi dicono più nulla...
              non mi salvano dall'abisso!
              Il linguaggio dell'anima
              si è appena perso
              in quell'ardua traduzione
              dalla mia turbata mente
              al mio cuore ferito
              che continua a sanguinare
              e neanche quelle accorte
              scritte dei migliori saggi,
              mi aiutano a comprendere
              la tua evidente indifferenza,
              solo il tuo cupo silenzio
              ha una provata sostanza,
              lo spirito della tristezza
              della desolazione emotiva!
              Roberto Pozzi
              Composta sabato 5 ottobre 2013
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                Scritta da: ROBERTO POZZI

                La musica continuava a suonare

                Ti ho visto laggiù,
                in quell'angolo appartato
                della pista da ballo,
                abbandonato a te stesso
                in quella tua desolazione,
                immobile e maestoso
                come una preziosa statua
                di quale famoso museo
                aspettavi da un qualsiasi messia
                la divina salvezza
                dall'inferno personale
                nella tua stessa mente.
                In quel momento di euforia,
                volevo solo divertirmi
                come tutti gli altri partecipanti,
                confidavo di ballare con te
                quella mia canzone preferita,
                come una sensibile gesto d'affetto
                tra due maturi amanti:
                un abbraccio sensuale,
                un delicato sfioramento tra corpi
                e un voluttuoso bacio
                d'amore impossibile
                che per quell'attimo di pura magia,
                non lo era più!
                La spudorata borghesia presente
                si stava divertendo,
                tutti tranne noi due,
                nella mia solitudine
                osservavo la tua,
                ti fissavo negli occhi
                ma ero così malinconico!
                Non nascondevo molto la lacrima
                che mi stava scendendo lungo il viso,
                volevo chiederti il prossimo ballo
                ma non potevo di certo imbarazzarti,
                davanti a quei moralisti bigotti
                tu eri un ragazzo come tutti
                come lo ero, pure io,
                in questo provinciale microcosmo
                la musica continuava a suonare,
                non cambiava mai niente
                e i ragazzi potevano solo ballare
                con le ragazze!
                Roberto Pozzi
                Composta venerdì 27 settembre 2013
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                  Scritta da: ROBERTO POZZI

                  Credere

                  Siamo tutti alla ricerca
                  di qualcuno o qualcosa
                  che possa dare un significato
                  alla nostra misera vita,
                  anche quando ci sembra
                  che non ci sia neanche uno
                  in cui credere!
                  Non voglio credere
                  che il mio signore
                  mi abbia davvero creato
                  per nessuno preciso motivo
                  e che mi abbia scaraventato
                  su questo dannato pianeta
                  meramente per soffrire!
                  A malapena riesco a vivere
                  per inspirare quella sua mistica
                  illuminazione spirituale
                  per poi dovermi sempre
                  preoccuparmi di pagare
                  anche l'aria malsana
                  che mi tocca respirare.
                  Non ce la faccio più
                  ad immaginare lui,
                  il mio caritatevole Dio,
                  come un'entità
                  sadica e malevola
                  di quello stesso universo
                  in cui lui mi ha creato
                  soltanto per lasciarmi sopravvivere,
                  assieme al resto dell'umanità,
                  in balia della solitudine emotiva,
                  quel caos generalizzato
                  che consideriamo
                  la nostra esistenza.
                  Non posso vivere di speranza,
                  come se fosse l'unica risposta
                  alle continue delusioni
                  del mio tormentato percorso
                  e nemmeno di quella
                  che tanti reputano solo
                  una notevole illusione,
                  il sentimento divino,
                  quell'amore che sento
                  nel profondo della mia anima
                  non è la più grande delusione
                  che lui stesso mi ha donato
                  per farmi accettare
                  una vita costituita
                  da tanta inutile sofferenza
                  e poca meritata felicità'!
                  Io voglio solo credere
                  nel mio creatore.
                  Come la divinità,
                  buona e giusta,
                  che mi ha creato
                  nella sua immagine
                  non per abbandonarmi
                  all'oscurità delle tenebre
                  ma per salvarmi
                  da quell'abisso infernale
                  con la luce
                  del suo amore!
                  Roberto Pozzi
                  Composta sabato 28 settembre 2013
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                    Scritta da: ROBERTO POZZI

                    Normale

                    Fra tutte quelle
                    che mi vengono in mente,
                    la parola'normalè
                    deve essere la più brutta
                    che potesse mai esiste
                    in tutte le maledette
                    lingue del mondo!
                    Una parola
                    che già per sé
                    esprime soltanto un giudizio,
                    tutt'altro che edificante,
                    uno spregievole aggettivo
                    che apparentemente
                    sembra solo attribuire
                    qualcosa o qualcuno
                    "che seque la norma"
                    o'un comportamento
                    che è consueto,
                    abituale
                    persino ordinario;
                    eppure,
                    tutte le definizioni
                    di normale
                    non lasciano molto
                    all'immaginazione,
                    ci rimandano
                    al suo contrario
                    "anormale"!
                    Per disprezzare
                    un individuo
                    basta affibiargli
                    la mancanza
                    di quella "normalita";
                    con quella semplice valutazione
                    uno si è già eretto
                    a spietato accusatore,
                    giudice supremo
                    e vergognoso giustiziere
                    di un altro comune
                    essere umano!
                    Roberto Pozzi
                    Composta venerdì 2 agosto 2013
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