in Poesie (Poesie personali)
Mancanza
Ho freddo,
è un freddo strano
anche se mi copro o
mi stringo nelle braccia
ho freddo.
Ma nelle ossa.
Composta venerdì 23 ottobre 2015
Ho freddo,
è un freddo strano
anche se mi copro o
mi stringo nelle braccia
ho freddo.
Ma nelle ossa.
Una foglia ingiallita dal basso guardava,
il suo sguardo un po' triste sul suolo indugiava.
Sembrava al di fuori di tutto e di niente,
sol sperava di esser schivata dalla gente.
Il mio sguardo posato su lei si commuove
pensando al passato suo di foglie nuove,
Di quando dall'alto di un albero austero
che sfidava il mondo innalzandosi fiero
vedeva i monti ed anche il mare
tenendosi forte senza vacillare.
Il vento e la pioggia incalzavan
però lei salda restava senza dire no.
Al vento diceva rinfrescami ora,
alla pioggia parlava dissetami ancora
perché possa restare a lungo abbracciata
a quest'albero forte di vita vissuta.
Il tempo è passato, la forza non c'è,
l'autunno è arrivato e porta con sé
la vecchiaia triste di foglia ingiallita
che giace ora inerme al suolo caduta.
Ma non è finita, la vita è ancor,
accanto a lei cento e ancor foglie così.
Si danno la voce e stanno vicino
formando un mandala in quel giardino
di ricchi colori ambrati e dorati
che aprono il cuore agli occhi posati.
È un tripudio di ombre e colori sfumati,
energie ancora vive di tempi passati.
La vita non muore,
sol muta il suo manto e a primavera germoglia
e sarà un incanto.
Da sotto il tavolo guardo la vita,
sto riparata, sono fuggita.
Da sotto il tavolo posso guardare
senza esser vista, niente da fare.
Da sotto il tavolo tutto è più grande,
tutto più fermo, non devastante.
Mi son rifugiata qua sotto un bel giorno
mentre il mondo mi crollava intorno.
Qui sono al sicuro, sono serena,
posso guardare al di là della scena.
Chissà se qualcuno mi sta cercando,
se della mia fuga si stanno chiedendo.
Non è una fuga, solo un riparo
per prendere fiato dal mondo amaro.
Starò qui sotto soltanto
un po' a coccolarmi con i miei falsi no.
Ma ora qualcuno mi sta cercando
e piano piano si sta insinuando sotto al mio tavolo
e mi prende il braccio.
È la fiducia... no, non ho il coraggio.
Ma lei sorride così invitante
e la sua calma è disarmante.
Mi lascio prendere, mi ha conquistata,
rovescio il tavolo.
Sono tornata!
In una pozzanghera mi sono specchiata,
limpida l'acqua dal sole baciata.
Come son bella riflessa in sto specchio,
quello che vedo è solo uno spicchio
di me che cammino in questo sentiero.
Quel che riflette è l'anima pura
e più di tanto a parlar fa paura.
Perché giammai riconosciam bellezza,
perché noi mai guardiam con purezza.
Ma una pozzanghera a sbarrare la via
può far riconoscere questa magia.
Ti guardi allo specchio ed è tutto diverso,
lo sguardo più teso, l'occhio un po' perso
in mille pensieri e preoccupazioni,
ti vedi brutta, senza emozioni.
E allora decido di far la pazzia
niente più specchi
pozzanghere e via.
Talvolta ti chiedi
se di fronte alla morte,
il tuo istinto a resistergli,
sia davvero più forte.
Finché arriva il momento,
e tutto incomincia a sfumare,
e come polline al vento
sfarfallando l'anima sale.
Abbandonando zavorre
e mani da accarezzare,
danari, oggetti e ricordi,
che non ti lasciano andare,
per prepararsi al gran volo
verso quel mondo lontano,
che sembra privo di vita,
invece brulica piano.
Io e te insieme
parole senza significato
quando sei lontano
e la felicità non esiste
senti la rabbia nel cuore
ti senti morire.
Io e te insieme
non importa dove
ciò che conta è essere insieme
tenersi per mano
guardarsi negli occhi, dirsi ti amo,
Io e te insieme
la mia vita è fredda e buia
ma splende se sei con me
perché con il tuo sorriso la illumini
con le tue parole la scaldi
con i tuoi baci mi accendi.
Io e te insieme
minuti preziosi passati con te
felici uno nelle braccia dell'altro
in silenzio, stanchi dopo l'amore
ma felici per esserci appartenuti.
Io e te insieme
perché tu mi ami
perché io ti appartengo
perché tu sei la mia felicità
la mia gioia, il mio sorriso
perché tu, solo tu
sei il mio uomo.
Rocce frastagliate feriscono i miei piedi,
e tu, lontana, non mi senti, non mi vedi,
visione distante, il tempo s'è fermato,
io, da rocce fragili, cado.
O dea, sei la strada al mattino,
ed io vorrei esserti più vicino,
stelle, qualcuna, all'orizzonte,
e tu, luce di sole, t'avvicini.
Presto, che possano incrociarsi i nostri sguardi
ed insieme perderci nel firmamento,
i nostri cuori sono uno solo, mia dea,
e tu divieni reale da un'idea.
Ti sento, sei qui,
l'attesa è finita, ormai,
tutto è luce; oro e argento la tua presenza,
Stella Cometa, sei scesa, m'hai colto
e mi hai portato via sulla strada del tramonto.
Ferma, immobile, impassibile stai,
cos'è questo strano crescendo?
Tu sei sole che illumina
ogni giorno di quest'estate
e quando non ci sei, sublime fulgore,
tutto, qui attorno, pian piano sfiorisce,
è un eterno autunno, quando non ci sei.
Ma, neanche un giorno di sole è bello, senza te
che incedi, così leggera, a passo di danza
nell'aria limpida, fra fili d'erba che ti sfiorano.
Ogni giorno è notte d'inverno, senza te
e nessuna lingua al mondo potrà descriverti.
Allora, resto muto, fermo, immobile,
alzando lo sguardo (verso precedente)
e la bellezza di te riempie ogni cosa,
il grigio è di nuovo colore, vive ogni singola rosa (verso precedente)
Non sono io a parlare o il cuore a ragionare,
perché tu sei verità evidente
ed io solo un osservatore presente,
qui, al privilegio della tua visione,
a scaldarmi piano innanzi
i raggi del sole della tua vita.
Questa notte è uno specchio
e di te si riflette un profilo di stelle,
seguo la loro rotta e mi portano a te,
mi perdo ma tu sei pura luce nella notte.
Fronde d'alberi sfiorano il mio volto,
delicate, vorrei fossero il tuo tocco
e invece sei lontana, incorniciata fra le stelle
ma questo cielo notturno non è nulla,
al confronto di te.
Tu, dolce dolore, m'affanno e non dormo
alla folle rincorsa verso te.
Queste stelle, lontane, sono luci che tremano,
tu sei il sole in questa notte
e senza te non c'è risposta.
Giaccio triste, un po' confuso
pioggia fine sul mio corpo nudo,
noto con sguardo soffuso crisantemi giacenti,
in modo che io me ne penta
di scelte fatte in passato.
E adesso cosa vuoi che di te pensi?
Quando passai la sommità della porta,
dal fumo sul volto fui accolto.
Il pavimento cigolò.
Dagli occhi spostai il torbidume
e lo sguardo mio si posò nell'angolo del locale, seduta, il suo viso fatale,
mi avvicinai porgendogli un freddo boccale di birra, sedendomi
impacciata sorrise e
mentre lo afferrava
le nostre dita si toccarono, i nostri occhi si amarono.
Giaccio triste, un po' sorpreso
che il mio cuore non s'è arreso
a batter prova senza sangue
in modo che il ricordo non si estingue
a casa dal lavoro tornavo, col grembiule in dosso attendeva,
la valigia appoggiavo e in un mio bacio lei si perdeva.
A casa senza lavoro tornavo, la cravatta allentavo
e in ginocchio cadevo, cadere era facile
il mio viso tra i tuoi piedi e le calze di lacrime bagnavo
perché alla povertà non trovavo rimedi
sulla mia schiena il macigno del futuro porto
sulla mia schiena il macigno dei litigi nella coscienza porto
sulla mia schiena il macigno della violenza sulle mani porto.
Le mani lavai da cui brutti gesti allontanai
il cigolìo della porta alle mie spalle
pensai, è solo frutto della mia mente
ma nella realtà si apriva lentamente
una "benelli" mia moglie stringeva tra le mani
la libertà sfiorava con l'indice
un colpo sordo, un grido!
L'inferno nascermi dall'interno
giaccio triste, giustiziato perché è giusto,
perché è quel che ho meritato.