Poesie personali


Scritta da: Iris Vignola
in Poesie (Poesie personali)

Ti voglio

Ti voglio per gli occhi tuoi, color turchino,
grandi come quelli di un bambino,
che scrutarmi sento dentro, in questo flebile mattino.
Ti voglio perché adoro la tua voce,
che mi emoziona e dissolve la mia pace,
carpendo l'anima, come un affascinante rapace.
Ti voglio perché, di te, ho scoperto il meglio,
ciò che è nascosto nel corpo tuo all'interno,
che, su di me, hai riversato
finito nel profondo, dove l'anima hai toccato.
Ti voglio per essere baciata dalle labbra tue, bramate
da cui fuoriescono dolci parole, d'amore assetate
che mi travolgono, penetrandomi la mente
e, innanzitutto, il cuore, mai sazio e insofferente.
Ti voglio per unirmi a te, in una totale fusione
per sublimarci d'emozione e d'impaziente passione,
in un crescendo ritmico fervente,
fatto di sesso e d'amore sconvolgente.
Ti voglio poiché sento che, in te, mi sto elevando
in un presente che, del senso, era sottratto
e che, di te, quale ragione di vita, s'è empito,
affinché osteggiare triste e malevolo destino.
E, per questo, amandoti, ti sussurrerò piano
amore mio, ti amo.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Iris Vignola
    in Poesie (Poesie personali)

    Vieni con me

    Dell'onda, infrangente il caldo arenile,
    carezzevole sussurro, giunge a me,
    immerso nella tua seducente voce
    che, sotto spoglia di aitante rapace,
    l'ha fatto suo,
    al fine di condurre, d'amore,
    diafane parole
    che, l'anima mia, lusingano,
    passando per il cuore.
    "Vieni con me, mio dolce amore.
    Ti prenderò la mano,
    acciocché portarti lontano,
    esplorando nuovi mondi,
    fra immense stelle e buchi neri,
    dentro cui inoltrarci,
    per scoprirne l'eterno ignoto.
    Vieni con me, mio dolce amore.
    Dammi la mano,
    qui, sola, non ti lascio,
    in questo triste mondo sciagurato;
    dagli Angeli, mi farò donare
    eteree ali, con cui poter volare
    o ribelle unicorno scoverò
    e saprò domare
    per condurti con me, anima mia,
    verso l'azzurro cielo e ancor più su,
    tra lucente energia dell'infinito divino,
    in cui ci perderemo,
    ma tu sarai per sempre mia".
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Iris Vignola
      in Poesie (Poesie personali)

      Tempesta

      La tempesta sta arrivando,
      violenta,
      devastando tutto,
      nella sua folle corsa.
      Sconvolge il cielo
      e, infida,
      infuria sul mare,
      destandolo dal suo riposo,
      gettando acqua
      su acqua,
      in questa notte
      appena nata
      e tranquilla.
      Il vento sibila,
      soffiando all'impazzata
      su di esso che,
      irato,
      si rivolta,
      sobillando
      e gonfiando
      le sue onde placide,
      coronandole di cresta,
      bianca e schiumosa,
      che va ad infrangersi
      sugli scogli,
      immobili
      e impettiti,
      come sentinelle sparse.
      Miriadi
      di particelle di salsedine
      si effondono nell'aria.
      L'odore del mare
      si fa più intenso.
      Spuma candida
      si riversa sulla battigia,
      ancora calda
      e la riempie,
      come grembo di donna,
      per poi ritirarsi,
      in un andirivieni
      armonicamente ritmato.
      Il mio spirito tormentato
      osserva,
      invidiando
      la fine sabbia
      che si lascia trascinare
      nel fondale buio.
      Oscuro come il mio pensiero.
      Lampi istantanei
      irradiano di luce,
      squarciando
      ogni tenebra,
      ogni ombra,
      fuorché
      tenebre e ombre
      che albergano dentro di me.
      Luce fredda,
      luce vana.
      Altra è la luce che agogno,
      che mi salverebbe.
      Boati fragorosi,
      come fuochi d'artificio,
      esplodono nella testa,
      rimbombando.
      La tempesta si allontana,
      improvvisa,
      così come è arrivata
      e il mare si calma,
      riprendendo
      il sonno interrotto.
      Il silenzio
      regna nella notte,
      tutt'intorno.
      Ma, nel mio cuore,
      c'è ancora tempesta.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Iris Vignola
        in Poesie (Poesie personali)

        Triste il pensiero di chi l'ha fatto verbo

        Alberi sacri, sembran meditare,
        l'ombre li sovrastano.
        Immobili custodi della morte,
        respirano, dove il respiro s'è fermato,
        dove i sogni han preso il volo,
        per disgregarsi in cielo.
        S'è arrestato il tempo,
        tra sepolcri infioriti
        ed altri oramai dimenticati.
        In essi, rivive unicamente il ricordo di chi è stato.
        Non più s'ode voce, dai corpi distesi,
        palpebre han serrato gli occhi,
        la carne, putrefatta,
        divengon polvere l'ossa.
        Miseranda fine della spoglia,
        che s'avrebbe voluta infinita.
        Miserevolmente sconfitta,
        la materia, allo spirito, s'inchina.
        Incongruenza d'un viver mendace e fittizio,
        nel concepir la vita come vero.
        Triste il pensiero di chi l'ha fatto verbo,
        senza alcunché di dubbio,
        considerandolo sinonimo di fine eterna,
        nella certezza che non resti nulla
        e tutto, alfin, ridotto solo a cenere.
        Né anime immortali, né vite alternative
        e sempiterne.
        Bieca visione sconfortante, nel precluderci la speme,
        nel proclamar insignificante il senso d'esser vivi,
        confidando nel significato, a noi, velato.
        Nel mesto cimitero solitario,
        il vento smuove le fronde e s'aggira fra le tombe,
        sibilando piano, acciocché non spegner lumi accesi,
        con gran rispetto,
        dacché non ledere il silenzio
        cingente, in un abbraccio, quell'angolo di pace,
        in cui tutto tace, bensì alcun non possa udire.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Iris Vignola
          in Poesie (Poesie personali)

          Se l'amore

          Se l'amore di una madre appar incondizionato,
          allor io t'amo,
          dai 40 anni che ci separan dal momento
          in cui ti misi al mondo.
          Se l'esistere d'un figlio è la cosa più importante,
          allor io t'amo,
          dai miei anni in fiore,
          avevo il frutto dell'amore, mia carne e mio sangue.
          Un piccolo fagotto... nulla e nessuno
          sarebbe riuscito, da me, a separarti.
          Nulla avrei, di più, immensamente amato.
          Bello, come radiosa aurora,
          folti capelli scuri,
          occhioni neri, grandi come fari
          e carnose e rosse labbra.
          Come un ossesso, urlavi per la fame
          ma, immediato, t'addormentavi,
          nel sugger dal mio seno.
          Il tuo vagito, deciso, squillava alto
          un canto per l'udito mio, all'inizio!
          Il primo bagno, ancora lo rimembro.
          E poi crescesti in fretta,
          la scuola, il primo amore, le tante marachelle.
          Conflittuale adolescenza, sfuggivi dalle mani.
          Eppur abbiam vissuto, tra gioie e tra dolori.
          Il viver quotidiano s'è palesato, talvolta, girone dell'inferno,
          seppur'altre, giulivo, com'angolo di paradiso.
          Ma, fra sprazzi di luci e d'ombre, abbiamo proceduto,
          lottato, sperato nel domani,
          infranto ostacoli ch'intendevano annientarci,
          consci della certezza d'una forza innata,
          donata a noi, che mai è andata persa.
          Mai s'è spezzato quel cordone ombelicale,
          sottile filo sapiente a superar distanze,
          senz'ombra d'incrinatura,
          che unisce madre e figlio, per la vita,
          come fosse ognor nel materno grembo.
          Forgiato da valori, nel divenir adulto,
          sei luce per chiunque ti stia accanto,
          chi ami t'imperson'amore eterno ed assoluto,
          sei ciò che avrei desiderato, se non t'avessi avuto.
          L'amore mio, per te, è pressoché infinito.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Iris Vignola
            in Poesie (Poesie personali)

            Lacrime di cera

            Ad esalar s'appresta l'ultimo respiro,
            lume raggelato, da muto schiaffo d'un truce soffio d'aria,
            entrato di soppiatto, ch'ha osato spegnerlo,
            per poi, fugace alito, dissolversi nel nulla.
            Or ora non rischiara, dissipando l'ombre,
            ripresentatesi, di molto spaventose e ignote.
            Ad avvistar fantasmi, scruta, lo sguardo mio sagace.
            Lacrime di cera,
            ch'eran sgorgate, roventi, raffreddatesi scendendo,
            sono indurite, nel mentre s'adagiavano,
            nel sagomar il fondo del candelabro,
            m'ha assalito la penombra, all'improvviso.
            Mesta, la scrittura solitaria, ho abbandonato,
            giacché s'è fatto tardi.
            Mai mi son detto poeta, né scrittore,
            né tantomeno autore di prosa o di poemi,
            né di poesia o di sonetti brevi.
            M'arrangio a tesser storie d'altri tempi,
            dacché allettanti assai
            ché, dei moderni, non reggono al confronto,
            più fantasiose e affascinanti,
            intrise di maestà, di cavalieri e belle dame,
            nonché giullari estrosi, d'ilarità maestri,
            di serenate alle donzelle, brillanti menestrelli.
            Gl'occhi fatican nel restare aperti,
            scendon le palpebre, nel volerli cinger nell'abbraccio.
            Vacillanti dita s'apron, instabile, la penna cade, su lo scrittoio
            perendo alfin, disgiunta dalla mano, in tal mio libro,
            dov'appassiti crisantemi la copron, nel distendere lo stelo,
            quasi ad onorar transitoria, seppur morte fittizia e dolce.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Iris Vignola
              in Poesie (Poesie personali)

              Incontro d'amore

              Assalita d'emozione,
              cercherò, fra tanti, gli occhi tuoi,
              profonde pozze d'acqua cristallina,
              tinte, del cielo azzurro, il colore,
              dentro cui sprofonderò,
              mentre mi parleranno al cuore
              e, tra la folla, mi guideranno,
              verso di te, amore,
              intanto che, nel caotico rumore,
              divenuto, per noi,
              silenzio, all'improvviso,
              percepirò il dolce suono,
              della suadente voce.
              Mi abbraccerai e ti abbraccerò,
              mi bacerai e ti bacerò.
              Aggrappata alla tua mano,
              com'edera avvolgente,
              ovunque vorrai, testè mi condurrai,
              finanche in capo al mondo,
              o nello spazio dell'etereo cosmo,
              seppur ti seguirei, semplicemente,
              sull'ignuda terra, col soffitto di stelle.
              Mi amerai e ti amerò,
              in me, ti perderai e in te, mi perderò.
              Un solo corpo ed anima,
              sublimati nell'incontro d'amore,
              io e te, perdutamente,
              diverremo in quel magico istante,
              bensì, se il ciel vorrà,
              fors'anche eternamente.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Iris Vignola
                in Poesie (Poesie personali)

                Portami a ballare

                Portami a ballare,
                stringimi a te, amore.
                Sarai per me amico,
                amante e dolce sposo,
                se non davanti a Dio,
                di certo, nel mio cuore.
                Accettami così,
                senza volermi cambiare,
                com'io farò con te,
                per meglio, l'io tuo, rispettare.
                Portami a ballare
                e balla insieme a me,
                stringendo la mia mano,
                tra un bacio e l'altro,
                sussurrandomi "Ti amo".
                Scordiamo le paure,
                che salgono da dentro,
                lasciamo entrare luce,
                ad arrecarci pace.
                Portami a ballare
                e stringimi a te, amore.
                Nella gremita sala,
                soltanto noi, ci troveremo,
                poiché ci escluderemo,
                da ciò che ruota intorno,
                in questo pazzo mondo.
                Armiamo il nostro spirito
                di stima e di fiducia,
                consapevoli che nulla
                disgregherà l'amore
                che sta nascendo, vivo,
                esondando dal cuore.
                Portami a ballare
                e balla insieme a me.
                Tra suoni e languide note,
                sai già che fuggiremo.
                La nostra fantasia
                ci porterà lontano,
                in volo nello spazio,
                mano nella mano,
                tra stelle luccicanti,
                da cui, sia tu che io,
                ognor, ci sentiamo attratti
                dove, chissà quando,
                nel tempo sconfinato,
                ci siamo forse amati.
                Vota la poesia: Commenta
                  Scritta da: Iris Vignola
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Dall'oriente, all'agognar mio sovviene

                  Dall'oriente, all'agognar mio, sovviene
                  l'astro fiammeggiante,
                  scaturente riverbero nascente,
                  dalla vetta consenziente.
                  Malia d'una rinascita perpetua,
                  nell'eterno perpetrarsi d'un enigma.
                  Riflessi d'accecante albore rivestono l'aurora,
                  presagio ammaliator d'un nuovo dì,
                  foriera premessa d'anelati messaggi,
                  nello sperabile prodigio del risveglio mattutino.
                  Connubio con il sole,
                  ch'addentra il suo calor desiato,
                  nel colpir del raggio ammantato d'oro,
                  qual fosse incastro di monile.
                  Va a cercar l'anima, maestra d'occultarsi,
                  quando la mente percepisce d'esser spenta,
                  nell'ombra d'un'afflizione indegna d'esser viva.
                  Rigor di morte, ch'assale quando l'amor manca,
                  a solitudine, plausibile risposta.
                  Sottile filo conduttore, fluente d'energia,
                  che incombe, come un dio, nel penetrarmi,
                  del corpo e dell'inerte spirito, al fine d'appropriarsi,
                  cosicché cacciar gelo dentro e fuori.
                  Perenne ambir solar calore, ad irrorarmi il corpo,
                  ed a irraggiarmi l'anima depressa e vilipesa.
                  Similmente ad esso, vorrei calor di te,
                  lo vorrei seduta stante,
                  per evitare d'asserir ancora che mi manchi,
                  al mio intelletto e al cuore, ch'anelano quel sole.
                  Vota la poesia: Commenta
                    Scritta da: Iris Vignola
                    in Poesie (Poesie personali)

                    Ghirlande d'effusioni

                    Ghirlande d'effusioni,
                    preludio dell'amore,
                    accendono i sensi e i cuori,
                    assetando la voglia d'amare.
                    I baci nell'intrecciar di lingue,
                    carezze ardite,
                    sanno alimentar fuoco in noi, avvinghiati,
                    ch'assale la pelle ognor fremente,
                    a divampar dal basso ventre,
                    fin su, alle menti disconnesse dal mondo.
                    S'incentiva la passione,
                    nel volere e nell'offrire,
                    intriganti gesta a scoprire il corpo ignudo,
                    a far dono di sé, completamente,
                    nell'implementar l'impeto d'un trasporto irruente,
                    nella pienezza d'un ardore esasperato dall'attesa,
                    nel pretender tutto e ancora, fino in fondo.
                    Ripercorrere più volte i corpi,
                    nel bramar gemiti e sospiri,
                    Anelar dita sapienti.
                    Seducente, la simbiosi d'intelletto,
                    persa in giochi eccitanti e dissetanti,
                    in cui scordar reale cognizione
                    e dar adito all'istinto ch'appar represso,
                    favorendo il desio prorompente di sesso.
                    Soggiogati dall'estasi conturbante,
                    di cui ribolle il sangue nelle vene,
                    sfociante nel defluir d'amplesso
                    in un fiume di lava bollente,
                    saziamo l'estremo gioire del piacere,
                    all'unisono nel completar l'amore.
                    Vota la poesia: Commenta