Scritta da: Iris Vignola

Tempesta

La tempesta sta arrivando,
violenta,
devastando tutto,
nella sua folle corsa.
Sconvolge il cielo
e, infida,
infuria sul mare,
destandolo dal suo riposo,
gettando acqua
su acqua,
in questa notte
appena nata
e tranquilla.
Il vento sibila,
soffiando all'impazzata
su di esso che,
irato,
si rivolta,
sobillando
e gonfiando
le sue onde placide,
coronandole di cresta,
bianca e schiumosa,
che va ad infrangersi
sugli scogli,
immobili
e impettiti,
come sentinelle sparse.
Miriadi
di particelle di salsedine
si effondono nell'aria.
L'odore del mare
si fa più intenso.
Spuma candida
si riversa sulla battigia,
ancora calda
e la riempie,
come grembo di donna,
per poi ritirarsi,
in un andirivieni
armonicamente ritmato.
Il mio spirito tormentato
osserva,
invidiando
la fine sabbia
che si lascia trascinare
nel fondale buio.
Oscuro come il mio pensiero.
Lampi istantanei
irradiano di luce,
squarciando
ogni tenebra,
ogni ombra,
fuorché
tenebre e ombre
che albergano dentro di me.
Luce fredda,
luce vana.
Altra è la luce che agogno,
che mi salverebbe.
Boati fragorosi,
come fuochi d'artificio,
esplodono nella testa,
rimbombando.
La tempesta si allontana,
improvvisa,
così come è arrivata
e il mare si calma,
riprendendo
il sonno interrotto.
Il silenzio
regna nella notte,
tutt'intorno.
Ma, nel mio cuore,
c'è ancora tempesta.

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