Squarcio momentaneo, d'un dì del tutto uguale agli altri, occhi intriganti, si son palesati, su cui, il mio sguardo, a lungo, ha sostato. Ricordo ancor cos'ho provato, in quel frangente. Sensazione alquanto strana, m'aveva catturata. Un fascino diverso, del tutto inspiegato, da una piccola foto, aveva trasudato. Quell'uomo rude, all'apparire, avrei voluto, sebbene, un certo non so che, emanasse, lo sguardo suo profondo. Per averlo, avrei fatto di tutto, dalle sue braccia, per esser circondata, avrei dato me stessa, i suoi baci, fatta, m'avrebbero, fremere di vita. Lusinghe seduttive, illusorie emozioni, vagheggiamenti di chi, troppo presto, s'era spento, avendo perso cognizione del tempo e dello spazio. Miseri morti viventi, in cerca d'essere capiti. Miraggi d'amore l'avrebbero adescato, mirando ad uno spirito affamato, del mero sentimento ch'alimenta il vivere sensato. Per averti, avrei dato i giorni miei, per essere colmati. Ho barattato moine e adulazioni, che mai ho ritenute come mie, con frasi talvolta dure, a smuovere il pensiero immobile, ad apportare riflessione, atte a non perdere se stessi, al fin di non aver rimorsi d'eventuali errori, di cui pentirsi per tutta l'esistenza. La dignità d'un uomo, d'egocentrismo, pecca, sancendo di venir prioritaria. Sono andata, infin, a cercar sogni, di fantasia, plasmati, per ricondurli a te e farne così prosa, in modo da viaggiare, insieme, con la mente e il cuore, per estraniarci da realtà attuale, nell'attesa d'un fatale disegno, comunque già prestabilito.
Se i giorni miei languissero, per non averti conosciuto, non sarei qui, a scrivere di te, dell'uomo che m'ha amato, praticamente da subito. Silenzio, intorno a me, seppur mi trovassi tra la gente, opprimente, circuito m'avrebbe, di tenebrosa solitudine. Se, nel momento buio che, l'animo, ha scalfito, il viso tuo, quella radiosa luce, non m'avesse apportato, rischiarando il mio percorso e incitando il mio coraggio, testè percepirei un peso al cuore, sarei barca rollante, in balia del mare, cadrei, dall'alto, come foglia morta, donna che annaspa, senz'alcun amore. L'assidua tua presenza restituito m'ha la forza, che, la mente, cercava inutilmente, riflettendo che fosse andata persa. Hai condotto, per mano, la speranza, fino a me. Se non t'avessi avuto, sarebbe triste, il mondo circostante, non l'amerei sì tanto, perdendomi nei sogni e nel pensar progetti, trascinerei quel tempo, che sa d'appartenermi, nell'esistenza vuota, senza l'amor d'un uomo. Invece ho te e ho tutto l'universo, le stelle sul soffitto, a luccicar nell'ombra la luna sopra il tetto, a illuminar la notte, il sole, che s'accinge a riscaldarmi il cuore. Ho te ed ho il tuo amore... svanisce la paura d'esser sola, dissolto s'è il silenzio, il futuro, nelle mani, s'è creato. Con te, ho aperto la finestra a un'alba nuova il buio s'è portato via le nubi, sgombrando il cielo.
Orsù ottobre, sei arrivato? Stai sfiorendo il verde prato? E le foglie silenziose, giù dai rami, fino a un tempo, rubicondi, piroettando, fai cadere, nell'attesa dei bei tempi più fecondi. Vento freddo sferza i visi; irruente e dispettoso, i cappelli fa volare e, lontano, ruzzolare, per far correre i passanti. Pioggia bagna case e strade ed il sole, timoroso, tra grige nubi, si nasconde, quasi ad essere a riposo. Anche il mare ora appare agitato e quasi irato, sobillando le sue onde a incalzare e far rumore, non di canto, ma lamento, per avercela col tempo. Caro ottobre malandrino, che indossar ci fai il mantello e portar dietro l'ombrello, hai i capelli rosso mosto, dal sapore del buon vino e di castagne messe arrosto. Senza te, messer autunno, non sarebbe più lo stesso, quindi, stanne pur sicuro, tutti noi, l'anno venturo, t'aspetteremo, come adesso.
Si spegnevan riflettori, si chiudevan i sipari, sullo scrosciar d'applausi, fra maschere e belletti. Calarsi nelle parti, nel recitar gioie e ancor dolori, per calamitare folle attente. Calcavan le scene, attor con pochi soldi, brillanti artisti nel recitare, calandosi in panni differenti, atti a perpetuar le gesta altrui. Drammi, tragedie, commedie, sul palco in cui vivevan plurime vite, scordandosi le proprie e i propri affanni. Sapienti maestri dell'inganno e del mascherarsi, nel declamar parti, truccando l'irrealtà a realtà artefatta. Teatranti d'altri tempi, regalanti chimere ed illusioni, a molti, verosimilmente, persino a se stessi.
Piovuta giù, dal cielo come pioggia, leggera, a tastar l'erba del prato, che, mai, inanzi, avevi toccato, piccolo angelo incuriosito. E, come uragano, l'arcobaleno, hai plasmato, al fin di ravvivar, d'iridescenti toni di colore, quello squarcio di mondo, su cui hai posato l'etereo tuo piedino. Un ciuffo tenero, di verde ammantato, con la tua minuta mano, hai raccolto, portandolo al nasino, per odorarlo, avanti di portarlo, con te, in quel del paradiso.
Il mare s'è imbevuto del mio pianto, non più sgorgano, dagli occhi gonfi, lacrime, s'è prosciugato il pozzo, neppure una labile stilla scaturisce, affinché sancire l'inizio d'una fine. La piega delle labbra s'è incurvata, sotto il peso del tormento, allorché il sorriso ha subissato. Sfiorito è il giorno, la notte incombe, inanimata, nel mio inceder sulla spiaggia solitaria, ai limiti dell'onda. Così bianca, s'è increspata. Rammenta il volto mio, pel suo pallore e i rigagnoli bagnati. Freddo lungo gli arti, rammarico nel cuore e pur rimpianto. La rena, rinfrescata, sprofonda sotto i piedi. Un'orma dopo l'altra, m'accompagnano, a seguir tragitto mio, disorientato. Nonché perplesso. Dinanzi a me, c'è solo il mondo. Manchi immensamente, amore, a quest'esistenza infranta, se sol sapessi sconfiggere l'orgoglio. Vacillo, sotto il vento che scorrazza, mi par d'udire la tua voce amata. Mi pare d'osservar la tua figura avvicinarsi, un gioco dei miei occhi, un'allucinazione, penso. S'è incrementato il pozzo lacrimale, sul ciglio delle palpebre, laghetti luccicanti. Rimembro il nostro incontro e il nostro scontro. "Non soppesar ogni parola detta, ch'esce da un rivolo di fiato, a volte poco arguta. Dai adito soltanto ai miei ti amo" ancor risuonan le parole nella mente mia incerta. Il vento mi riporta il tuo respiro e i tuoi sospiri, nel vespro, vado a coglier le tue braccia e la tua bocca. La piega ch'ha sottratto il mio sorriso s'è invertita nei tuoi baci. Rintocchi di campane, in lontananza, un probabil segno d'assenso e il mio sogno ricomincia.