Morto non è colui che chiude gli occhi e smette di respirare. Muore davvero chi viene dimenticato. Muore davvero qualcuno il cui ricordo svanisce, sbiadendo dagli angoli. Muore davvero qualcuno i cui insegnamenti non si sono tramandati. Muore chi viene chiuso in una cornice invece che nel cuore. Muore davvero qualcuno la cui storia viene cancellata da quella seguente.
Mi sono seduto lì Sulla sedia vicina al tuo letto Sono venuto a vedere Come stavi, cosa stessi facendo Piangevi. Mi sono commosso Quando con un dito Hai asciugato una lacrima. Quando ti sei addormentato Allora ho potuto dormire anch'io. Mi sono tranquillizzato Quando anche tu lo hai fatto. Ti sei svegliato dopo di me Ero già in piedi da molto Appoggiato alla finestra Che tu di solito usi Quando ti abbandoni ai ricordi. Ho sorriso quando ti ho visto aprire gli occhi Non ti ho lasciato Nemmeno per un solo istante. Sei venuto alla finestra Hai guardato la giornata Il sole pallido, un po' di foschia Ti sei voltato e non mi hai visto Ma ero lì Tanto vicino che sarei stato tentato Ad allungare una mano e accarezzarti. Poi ti ho seguito Giù dalle scale Ero dietro ad ogni tuo passo. Mi hai portato dei fiori Sistemandoli con cura Accanto alla mia fotografia. Mi hai parlato e raccontato Di te, della tua famiglia Dei tuoi e dei nostri amici. Hai riso mentre parlavi. Ed io con te. Adoro ascoltarti. Adoro ridere insieme. Ti sono vicino, più di quanto tu creda E con tutte le mie forze Ogni giorno cerco di dimostrarlo. Spesso credo che tu sappia dove sono Perché guardi verso di me E sorridi Dolcemente. Un altro giorno ancora è passato Quanti ne passeranno ancora... Ormai abbiamo perso il conto Entrambi Quanto tempo è trascorso dall'ultimo abbraccio? E quanto dalla nostra ultima litigata? Non so tu Ma io darei qualsiasi cosa Per rifare qualcosa insieme Per rivivere uno dei nostri momenti Uno qualsiasi E per dirti qualcosa che ti ho detto Ma che non hai mai colto... Quanto bene ti voglio. Ma mi accontento di guardarti E vegliare su di te Sui tuoi cari Perché tu possa continuare a guardarmi Cercarmi e parlarmi Con tutto l'amore che ogni giorno mi regali. Il mio viaggio è terminato. Ora tu, concludi il tuo Senza fretta Poi ci ritroveremo. Ancora. Amici.
Non mi sono mai fidato dei brandelli di ciò che sono stato. Ammaino i pensieri miei, la bocca si chiude serrata, la testa tra le mani, una croce nel cuore. Rifletto a lungo quasi dura un secondo ma è tutto l'eterno. Nel silenzio assegno i nomi alle cose, rantolo tra le apparenze disinvolte degli angeli, volteggio per evitare passi di danza, se non so ballare. Orrori vedo, di occhi aperti, e nubi di catrame, orrori, le mani sudano lacrime, le ombre coprono le urla dei saggi, ma non sono sicuro di sentirle. Strazi, tra poesie al vento, v'è il mio delirio. Poi il sonno soffia una candela e la veglia depone la scure, nel fondo chiuso a chiave d'un baule.
Che sia più lunga la vita, la mattina d'estate, il vento sui capelli bagnati, contemplare occhi lucidi della gioia di un bambino. Che sia più nitida la neve, la pioggia che riverbera le immagini, la linea ricurva dei rami dei salici. Che sia festa nell'anima tua, che accoglie in un vaso un sorriso, che rende il tuo viso un fiore delicato, da non poter toccare.
È come se fosse la neve, urla che grida dal mare ovattato, diniego di verità inascoltate, false credenze disperate, vite vissute paralizzate, quasi per vincere la morte. Io la sposto la sera, la metto da parte, basta silenzi dinnanzi. Fuggo da qui, fingo d'aver conosciuto l'istinto, d'avere abboccato al suo pianto, mi copro d'allori e sorrido, la voce, trabocca, inesorabilmente cade nelle ultime ore d'ogni mia silente follia.
Abortire il pensiero di te: questo volevo. Sentirmi libera da questa ossessione perché non sapevo dove mi avrebbe portata. Fuggire dalla mia anima, per non farmi più toccare.
Ma è proprio lì dentro che ho trovato la mia libertà: Libera di amarti. Libera di scegliere. Libera di restare. Ma anche di andare, senza per forza dovermi amputare il cuore.
Fogli bianchi. La vita è fatta di questo. Fogli bianchi che con il passare delle primavere diventano ingialliti. Ma restano tali. Vuoti. Gialli, ma vuoti. Ecco che fine fanno le pagine della storia della nostra vita. Vuoti fogli gialli che volteggiano nell'arida stanza di una mente che non sa trovare la prima. La prima parola. Quella che per prima ha coperto un angolo di foglio, quella che ha dato il via alle altre. O le ha fermate. Qual è la vostra? Quale parola ha reso gialli e vuoti i vostri fogli? Una esiste. A volte sono tante. A volte sono nessuna. Ma anche il silenzio di una parola non scritta è assordante. Vogliate perdonare la mia sfacciataggine e la mia arroganza considerando solo che di umano pensiero è frutto il mio dire e null'altro.