Poesie personali


Scritta da: Rea
in Poesie (Poesie personali)

Ti pentirai

Dove troverai
un'altra
che si prenderà
cura di te
come facevo io?

Dove troverai
un'altra
che si occuperà
dei tuoi problemi
e cercherà
di risolverli
come facevo io?

Dove troverai
un'altra
che avrà tanta pazienza
quando avrai la luna storta,
come facevo io?

Dove troverai
un'altra
che ti capirà
quando non sarai
in grado di spiegarti,
come facevo io?

Dove troverai
un'altra
che farà di tutto
per renderti felice
come facevo io?

Dove la troverai
un'altra donna
che ti amerà
come ti ho amato io?

Un giorno
non molto lontano
ti pentirai
e capirai.
Composta domenica 5 dicembre 2010
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: edelweiss
    in Poesie (Poesie personali)

    Nostalgica neve!

    Piano il giorno se ne và scende calma la sera timide luci si accendono...
    nel paesaggio leggermente imbiancato di fresca e candida neve.
    L'inverno nostalgico e malinconico,
    riporta la mente al passato, ricordi, ricordi, ricordi...
    Occhi che si emozionano, allo scorrer via della vita e vorrebbero afferrare il tempo che scivola tra le dita.
    Parole... parole... parole, semplici parole per riscaldare il cuore di chi lietamente ha accettato il passare degli anni!
    Composta sabato 27 novembre 2010
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Egizia Russo
      in Poesie (Poesie personali)

      Come un granello di sabbia

      C'è solo una ragione
      nella nostra vita
      Esser sé stessi!
      Non importa
      il valore
      la grandezza
      di ciò che noi siamo...
      Noi... non siamo altro
      che granelli di sabbia!
      Tutti uguali...
      Sperare... amare!
      Vivere... dalle piccole cose!
      Sono i valori
      che nutrono la nostra anima...
      La nostra vita!
      Stà in un palmo di mano...
      basta un soffio...
      per sperdersi...
      in un... granello di sabbia.
      Composta giovedì 9 dicembre 2010
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        Alta sei donna mia

        Alta sei donna mia turchese e bella
        ch'appari quale dal ciel discesa stella,
        lo guardo delicato è freccia in core
        che riempie di dolcezza e tant'amore.

        Profumata sei qual rosa e giglio
        più ch'al mattino emana fior di tiglio,
        là, ove il passo posi ride la via
        inebriata di profumo delicata scia.

        Sul dolce, sereno, splendido visino
        l'aspetto che raduni par divino,
        par che discendi da città remota,
        non già nata sull'umano pianeta.

        D'umana razza tieni appartenenza
        Indi pur d'essa tieni somiglianza;
        tuttavia diversa è ogni fattezza
        Per quanto stile e immensa tenerezza.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Ada Roggio
          in Poesie (Poesie personali)

          Piccole virgole

          Oggi, magica festa.
          Festa per tutti, ma non per il mio cuore.
          Invano ho atteso.
          Si è fatto notte.
          All'improvviso.
          Uno squillo.
          Pronto!.
          Una voce, mi mette il sorriso.
          Piccole virgole d'amore.
          Riescono a scaldare il mio cuore.
          Sono parole semplici ma buone.
          Sono regali che riceve il mio cuore.
          Non mi aspetto dalla vita, grandi sorprese.
          Non ho grandi pretese.
          Piccole virgole, ritorna il sorriso.

          A te che aspetto da tanto tempo.
          Tanto tempo, che fa paura.
          Questa notte la passerò più sicura.
          Domani leggerai il mio cuore.
          Non è scritto sulla sabbia, che il vento cancella.
          Non è scritto sui muri, e qualcuno cancella.
          Non è scritto sul foglio che strappi, o cancelli.
          È scritto sul libro inciso per sempre.
          Ti resterà il ricordo del mio cuore, che ama te solamente.
          Composta mercoledì 8 dicembre 2010
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Nello Maruca
            in Poesie (Poesie personali)

            Saggio corona di sonetti

            In questa classe siamo sedici alunni,
            nove siam maschi, sette sono donne.
            Quattro son compagni dei passati anni;
            un solo maschio e tre hanno le gonne.

            Elsa, Lucia e Caterina Lo Munni
            nomata, per sue rime, poetessa "Erinne" *
            il maschio, compagno, Cucco Giovanni.
            Quest'è la prima B d'Istituto Aronne.

            Uom'elegante da fattezze basse,
            si sofferma tra i banchi e sorridente
            dice: sono il docente Carlo Alasse

            proffessor di lettere in questa classe,
            al vostro fianco sarò costantemente,
            io sarò ruota e voi sarete l'asse.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Nello Maruca
              in Poesie (Poesie personali)

              Eredità

              Di un padre moribondo
              scriveva Passeroni
              che al letto chiamò al bordo
              per mai aver tenzoni
              i dieci figlioletti
              che tutti tiene in petto.
              Dà un mazzo di bacchette
              legate strette strette.

              Chi rompe, dice, il fascio
              e mi mostra possanza
              ogni ricchezza lascio
              e gli altri restan senza.
              Dall'uno all'altro
              così, il fascio passa
              ma niun pur forte e scaltro
              lo sfascia di sua possa.

              Ad ogni figlio, allora,
              solo una verga dona,
              spezzatela, qui, ora
              e avrete il vostro dono.
              E tutte in un istante,
              l'ha scritto Passeroni
              le verghe furo infrante.
              Ecco or qui il dono:

              Se lontan da voi le risse,
              cagion di debolezza
              le avrete regola fissa
              vi avrete una corazza.
              Se lontano le contese
              invece vi terranno
              per niun nemico è impresa
              donarvi pena e affanno.

              Pure i debolissimi
              che pensavanvi pria forti
              saran per voi fortissimi
              se voi sarete smorti.
              L'ha scritto Passeroni,
              pur'altri prima ancora,
              io ne confermo il vero
              che ne son prigioniero

              Non sono, pertanto, alcuno
              perché mi persi ognuno.
              Perciò tenete cura,
              Per evitare sciagura,
              Di rimanere tutt'uno.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Nello Maruca
                in Poesie (Poesie personali)

                Qualità del cornuto

                La bontà, è risaputo, qualità
                è del cornuto che quand'anco la sua donna
                trova a letto con l'amico a sfregarsi
                l'ombelico, li osserva desolato
                e per mera umanità, avvilito,
                se ne va..
                Poi credendo che l'amico dipartito
                si sia già, come d'uso d'ogni dì,
                torna a casa al mezzodì; da sull'uscio
                fragoroso ode il riso degl'amanti
                e allora cosa fà? Scoraggiato
                se ne va.
                Attraversa il ponte grande, scende giù,
                verso la valle, si sofferma sulla sponda,
                guarda l'acqua gorgogliante: si lo fò.
                Indi pensa alla sua donna, indietreggia
                di un bel po': Poverina! Non lo fò.
                Ed allora cosa fa? Mogio, mogio
                se ne va.
                La campana dondolante dona l'ora
                della sera, il profumo delle viole
                sta a nunziare la primavera;
                Lui è solo nei suoi pensieri: a quest'ora
                ancor lo trovo? Certo no!, è ora di cena.
                Farfugliando in questo dire verso casa
                s'incammina.
                Mentre il sole cala a ponente
                avanzando lentamente, con il cuore
                palpitante guarda in alto, ahimè
                chi vede? È l'amico alla veranda
                che ridendo sta cenando. Si domanda:
                Mo che fò? Più lontano me ne vo.
                Poi, intanto, la campana dalla vetta
                al campanile lenta batte mezzanotte;
                con in cuore speranze vane fa ritroso
                il suo cammino, alla luce della luna
                della casa ai gradini stancamente
                s'incammina e la chiave nella toppa
                ruota lento, pian pianino e con fare
                quasi furtivo alla camera da letto
                tristemente s'avvicina. La sua donna
                con la guancia è distesa sulla pancia
                dell'amante ch'è d'accanto. Indietreggia,
                va in cucina, un trinciante stringe
                in pugno e s'avventa alla consorte
                e dell'uomo fa stessa sorte. Poi s'accascia
                lentamente e riposa, finalmente.
                Pure questo è risaputo qualità
                è del cornuto. N. Maruca.
                Vota la poesia: Commenta