Poesie personali


Scritta da: Salvatore Coppola
in Poesie (Poesie personali)

La mia poesia

Fino a ieri
era la mia canzone,
le note di uno spartito
i tasti di un pianoforte
le corde tese di un violino.
Fino a ieri
tra le pagine di un libro,
leggevo le sue dolci parole
il loro intercalare libero
le piccole frasi di una poesia,
i sentimenti più puri
la sua nostalgia.
Ora tutto è cambiato.
Sono solo. Lei è sola;
siamo soli.
Non è più la mia canzone,
non è più la mia poesia.
Composta venerdì 17 giugno 2011
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    Scritta da: Nello Maruca
    in Poesie (Poesie personali)

    Clxxx

    Se di tremore tutto quanto movo
    veloce subentra palpitio in core
    e fronte è bagna di freddo sudore
    e grande fobia in alma mi ritrovo.

    Ancor più forte gran bruciore provo
    che serpeggiando avvolge dentro e fore
    mentre le tempie scoppian di dolore,
    gambe e ginocchia, pure, a stento movo.

    Tutto quanto lo corpo ora è fremente
    che d'improvviso vien febbricitante
    tanto che vista perdo e conoscenza.

    Nessun conforto vien dalle prestanze
    di mani di delicate movenze
    che oprano a ridarmi persa coscienza.
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      Scritta da: Nello Maruca
      in Poesie (Poesie personali)

      CLXXXI

      Inebetito, steso mi fui cheto
      per nove dì che tutto ardea di foco
      e membra consumommi poco a poco
      e lo pensare al cranio fummi veto.

      Lo cinquettar d'uccello del vigneto
      fecemi intraveder dond'ero il loco
      e a fiato fioco la mia mamma invoco
      ché dal cald'affetto ancora non desueto

      Giovane suora che a mio canto siede,
      flebile e dolce voce sì mi dice:
      Mamma ch'invochi tosto qui riede

      Ch'affiancata dalla madre Badessa
      siede al cospetto di Signora Contessa
      ch'è di colei che ami generatrice.
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        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        CLXX

        Pensa, perciò, quanto noi s'è detto
        e se convinta stilerem rogito,
        così tutto sarà ben definito,
        sperando gesto ti sia ben'accetto.

        Quanto mi date non è un oggetto
        ma gesto, signora, che mai avrei capito
        se non fosse da voi, puro spirito
        e per spirito, signora tutt'accetto.

        Domani, se vuoi, sarai in Azienda,
        avrai di che vedere e imparare,
        cominci a districarti nel da fare.

        Verrò, ch'ò voglia di prest'imparare
        certa ch'è poco agevol seguitare
        conduzione di sì grand'Azienda

        Questo, figliolo, quanto con Bonconto
        e consorte donna Maria del Ronto.
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          Scritta da: Nello Maruca
          in Poesie (Poesie personali)

          CLXIX

          Tale motivo, indi, a te ci porta
          Che nel vedere te vediam figliolo
          e n'abbiamo da sempre gran consolo
          e sol l'amore è che ci trasporta.

          Accetta, indi, questa nostr'offerta
          e accedi lesto a tuo alto ruolo
          Né ti crucciar di ciò, né darti duolo,
          guida l'Azienda con man forte e certa.

          Terrai a tuo fianco noi e maestranza
          Fintantoché farai l'esperienza
          e d'ogni cosa avrai piena coscienza.

          L'Azienda, come sai, gode prestigio
          Ch'amministrata è in mod'egregio
          Perciò convien seguir la vecch'usanza.
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            Scritta da: Nello Maruca
            in Poesie (Poesie personali)

            CLXVI

            La mente è travagliata e il cuore
            spezzato ma tutta quanta la vita,
            pur degl'avvenimenti indebolita
            innanzi tieni e vuol da te vigore.

            Non declinare no, giammai, il fervore
            le membra, il cuor, la mente incita
            al trotto e di fè sia la pena nutrita;
            solo così riavrai lo perduto amore.

            In nostra casa tu sei figliolo
            e resti con noi ad amministrare
            i beni che dal Ciel ci son piovuti.

            Poi, quando gli zii saranno qui venuti
            deciderai restare oppure andare
            a esplicare d'arte giusto ruolo.
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              Scritta da: Nello Maruca
              in Poesie (Poesie personali)

              CXXXIX

              Tra tutto il dolor mio speme m'appare
              Al pensar ch'oggi tutto si conclude
              e fine lung'odissea che occhi schiude
              Pur quando palpebra sonno fa calare.

              Inginocchiato ai piè del casto Altare,
              fisso lo guardo a Chi non mai delude
              prego che la Sua carità me non esclude
              e che lo cup'affanno faccia chetare.

              Par che mia mente ritrova sollievo,
              Ma poi lo core torna a lacrimare
              Chè lo passar del tempo è altalena

              e sopportare non può cotanta pena
              che appena ch'ardisco traversare
              Ricado in fondo e torbid'acqua bevo.
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