Scritta da: L. Orlandi
in Poesie (Poesie personali)
Il mio treno
Viaggia il mio treno
lentamente va,
osservo e ammiro
i panorami,
nell'attesa
del tramonto più bello.
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Viaggia il mio treno
lentamente va,
osservo e ammiro
i panorami,
nell'attesa
del tramonto più bello.
Un uccello nel silenzio dell'alba
squarcia con grido acuto "Mamma".
Non so che animale sia,
ritorno a quando
abbarbicata alla ringhiera
che mi sovrastava,
i miei fratellini
dei quali ero custode,
gridavo "MAAMMA" timorosa
del suo ritorno tanto atteso.
Ho visto un campo di grano,
spighe sdraiate di giallo stanco.
Un gatto nero si staglia netto,
immobile e in attesa,
preda prende forma,
scatto guizzante,
Ombra nera
su giallo stanco.
Rinvengo l'esistenza,
trattengo pulsione
per essere al mondo,
solo materia,
corpuscoli, allo specchio.
Li hanno buttati
per non affondare,
sacrificio supremo
di padri, figli,
amici, fratelli
in nome della libertà?
Grido in gola,
grido nel cuore,
in nome della libertà?
Orrore alla mia anima
Furore al mio cuore
Mi tuffo per riprenderli
Non Lasciateli!
Anime partite con speranza,
profondo blu avvolge
e abbraccia con amore,
dal paese natio vi segue.
Non ho altro che le mie mani vuote da darti...
non ho giochi ne balocchi...
niente rose sospirose o polverose note...
parole appese come ragnatele, leggere...
parole che scivolano su questo stanco volto...
... parole Inconsapevoli di emozioni sfuggevoli...
A Voi, padrone della notte,
limpide ed incontaminate,
libere in u'infinita dimora,
rendo grazie per la vostra
luminescenza,
che fa brillare il mio cuore
di luce riflessa,
quando di notte vi osservo,
talvolta in cerca di un consiglio,
che poi è una speranza,
che poi è un'illusione...
A voi mi rivolgo
quando la quiete notturna
sveste la mia anima,
triste e deturpata dalle prigioni del tempo,
che scorre veloce...
noncurante dei ripensamenti
e delle ragioni del cuore...
Ma a placar questa piaga,
ogni sera scorgo voi,
celestiali messaggere di speranza,
in questo scorrere di giorni e pensieri,
di pianti e desideri
nel silenzio delle notti...
Stesso cielo,
stesso sole,
stesse stelle.
Un po' lo stesso di tutto insomma.
Però il vento è diverso.
Com'è là da te?
Qua da me spira uno strano vento da sud.
un vento che sa di
Te.
Che ha il tuo profumo.
Il profumo dei tuoi capelli.
E quello che mi circonda acquista tutto un altro
splendido colore.
I miei pensieri sono come un
grosso
piccione
ciccione
che non riesce neppure a
volare.
Eros
vestito tra adombranti ciglia
su labbra umide dischiuse
nel sussurrar tra pelle e pelle
tra il tatto in dune profumate
Tra lunghe gambe e ventre volluttuso
tra invitanti ammiccamenti
. Fatto di fremiti
voleri insazi
nel dare e avere
nell'ancor chiedere
Eros
di nettare sgorgato tra petali nascosti
e questa fonte
disseta la tua sete
e come seta
ricoprirai i miei fianchi.