Scritta da: Sir Jo Black
in Poesie (Poesie personali)
Nascere e morire
Nascere e morire
sulla nostra sconsolata Terra,
soli nell'Universo e nei nostri dolori.
Composta martedì 30 novembre 1976
Nascere e morire
sulla nostra sconsolata Terra,
soli nell'Universo e nei nostri dolori.
Guardare quel volto stanco.
Il tempo non lo segnava più...
Lì sul marciapiede
baluginava l'ombra lucente del suo flauto.
Non suonava più
e il suo cappello era sempre più vuoto...
La sua giacca chiedeva la morte;
il suo volto rigato dal tempo
leggeva sulle gambe dei passanti.
La sua birra non aveve più neanche l'etichetta;
il suo tempo aveva l'odore della morte...
il suo cielo era nero...
In quel deserto lo guardavano solo gli avvoltoi,
lenti,
sempre più bassi,
e le iene ridevano dietro il suo muro.
Oscuri giorni erano la sua speranza migliore,
il suo spirito era morto,
il suo sole era morto,
il suo tempo era morto
e gli avvoltoi scendevano,
e le iene ridevano...
E chi passa non guarda più...
La vita finisce:
nostro universo spento
segna inutili passi.
Senza rimpianti,
non rimorsi,
né dolore
agognata notte,
nei tuoi silenzi,
nuotare all'infinito
sarà pace;
agognata notte,
nel tuo buio,
nuotare all'infinito
ultima libertà.
Stringi questa mano,
entrala nel tuo cielo,
resterà con te
e sarà carezza,
non fuggirà lontano,
aiuterà la tua.
Cielo bianco di sole
dove non sono trasparenze,
lievi nebbie da diradare
cercando occhi che guardano vita.
Occhi veri che osservino
nei miei con i miei i suoi
nei suoi con i suoi i miei.
Cielo bianco di sole
dove non sono trasparenze,
lievi nebbie da diradare
cercando chi suona sentendo vita.
Suoni veri che parlino ascoltati
nei miei con i miei i suoi
nei suoi con i suoi i miei.
Cielo bianco di sole
dove non sono trasparenze,
noi vicini:
occhi negli occhi,
suoni nei suoni,
passi nei passi,
mano nella mano,
lievi nebbie da diradare.
C'erano una volta due persone, Primo e Ultimo.
Primo diceva di sapere sempre tutto,
Ultimo cercava di sapere.
Primo diceva che non si fidava di nessuno,
Ultimo diceva di voler prima conoscere e poi giudicare.
Primo pensava di essere il migliore,
Ultimo cercava di non essere il peggiore.
Primo pensava di essere il più sfortunato,
Ultimo pensava che ci fosse qualcuno meno fortunato di lui.
Primo pensava che il prossimo non aveva bisogno di nulla,
Ultimo pensava di avere qualcosa da poter dare al prossimo.
Primo diceva che avrebbe fatto tanto, Ultimo.
Non so voi, ma io ammiro tanto Ultimo!
È stata lunga la strada per arrivare a te,
ora sono felice,
eri quella giusta.
Ma sono arrivato tardi,
sono così stanco.
Posso solo distendermi,
e non rialzarmi più.
Le ho messe in fila le mie mille parole,
le ho guardate,
ricordate,
ho sfiorato l'ultima,
volevo correggerla.
Tutte sono cadute,
è rimasta in piedi solo la prima,
cosi lontana,
cosi inutile.
Ho visto un'altalena e mi sono gettata nel vento
ho ripreso a dondolare su e giù
anche se la nausea ogni tanto ritorna
io conosco il limite della rabbia di un uomo
e se non posso fare a meno di scatenarlo
significa che il mio destino sarà dimenticare di avere avuto
paura di amare.
Per te fratello mio
per te io sono viva
per te io credo nel futuro
per te io vorrei rinascere dalla disfatta
ma sei stato tu a colpirmi per primo ricordi?
E io ti perdonai per amore
ma non posso evitare di sentire il coltello
e il dolore mi sta uccidendo.
Poi ripenso allo scherzo che ci ha giocato il destino
alla ridicola tristezza del nostro triangolo
e capisco che il triangolo è diventato un ottagono
e lascio che i lati si moltiplichino a oltranza
ma non posso permettermi un cerchio.