Scritta da: Elisa Peyronel
in Poesie (Poesie personali)
Scrivo per poter leggere
ciò che nessuno ha mai scritto.
Leggo per poter scrivere
ciò che nessuno ha mai letto.
Scrivo per leggermi dentro.
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Scrivo per poter leggere
ciò che nessuno ha mai scritto.
Leggo per poter scrivere
ciò che nessuno ha mai letto.
Scrivo per leggermi dentro.
Esattamente dalle briciole.
Partiamo dalle briciole.
Per unire questo ponte di nuvole.
Ma i pensieri sono pesi che sudano.
Mi ci sdraio. Faccio un salto.
Trattengo l'anima fino all'osso.
Non la ricordo la folla.
La guardo dalla finestra.
Ed è tutta una nebbia.
M'innamoro quando accosto la tenda.
Quando chiudo questa strofa,
sa di folle rinascita
che ci sveglia.
Impareranno le mani semplici gesti,
il tepore dei giorni sereni
da intrecciare all'edera della speranza.
Scriverà lettere sincere la voce,
parole nuove da consegnare al vento
mentre il silenzio ci insegnerà ad ascoltarle.
Impareremo l'assenza e il dono dell'attesa,
capiremo che la solitudine è terra da coltivare
per far fiorire i nostri stessi rami.
Impareremo a proteggere
il respiro di ogni creatura.
Impareremo la strada di casa, ora
o mai più.
Sulla vetta del mare,
all'imbrunir del sole,
una figura di donna danza
sospesa su un filo di pietra.
Si abbraccia da sola
fluttuante nel vuoto;
un carillon muto,
prigioniero del tempo.
Udii,
sussurri
come lievi passi sulla mia pelle,
udii te nell'eco dei ricordi,
udii te,
voci e odori che scandirono il tempo passato con te,
udii,
suoni che venivano da chi,
da te,
che ti udii,
così,
come un canto,
dal passato di te,
dal presente di noi,
udii te,
assieme a me.
Noi.
Ti ricorderò sotto questo tetto azzurro
in ogni fulgido giorno di luce
che si immola sul tempio della terra,
come l'ultimo sorriso del sole.
Ti guarderò da ogni piega di roccia,
dalle ferite scolpite, sulle cupole dei monti,
dal regno delle nevi perenni e dai silenzi immacolati,
seduto tra la corona dei giganti.
Camminerò, pensando a te,
sulle rughe dell'antica pelle della terra,
tra le strade serpeggianti della vita,
nella solitudine tempestosa del deserto,
mentre il canto del mare si unisce al lamento del vento.
Ti scriverò in ogni riga del mio cuore
sospeso tra terra e cielo
mentre contemplo le glorie della creazione,
orme di eternità tra le quali l'uomo regna.
Danzerò per te con tutto l'universo,
mentre tutto è movimento e vibrazione,
tra le fantastiche sculture del suono,
tra armonie e ritmi divinamente concertati.
Ti cercherò, infine, tra visibile e invisibile
in quell'anfiteatro siderale di meravigliosa purezza
caleidoscopio di luce, paradiso multicolore,
che ha il volto infinito di Dio.
Cadranno come idoli infranti,
le colonne artefatte del potere
che seduce il palato dei potenti,
nascerà uno spazio diverso
dove ogni uomo che ama
che seminerà il bene
genererà altro bene
in un irresistibile
contagio di Amore.
Affacciati a una finestra di questo mondo,
osservare malinconicamente le strade deserte
con un punto interrogativo nel cuore.
Aspettare, un lieto messaggio dal presente futuro
vivendo l'attesa in ricerca dell'Altro e di noi stessi.
Vedere con gli occhi della speranza,
una mattina apparire un prato di fiori,
dove prima c'era solo aridità.
Seminare germogli di futuro
aggrappati all'albero della fede.
Era mattina,
camminavo sull'argine del fiume e vidi riflesso un volto,
coperto,
di menzogne,
con un sorriso ironico.
Mi guardò,
rimasi li immobile,
stupito ed incredulo,
Distolsi lo sguardo,
mi sentii osservato,
allora mi voltai,
colsi il suo corpo,
vestito di scuro,
disteso sul fiume,
formò un nome,
che scorreva come un film in bianco e nero.
Ci saranno giorni
di luminosi cammini,
sentieri protesi
oltre i confini di marzo.
Ci saranno sorrisi
affacciati sulle vie,
come perle di saggezza
oltre i confini della paura.
Ci saranno abbracci
regalati a ciascuno,
soltanto per sentirne il calore
oltre i confini dell'amore.