Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Nell'ultima fase

Io sono qui,
certo dei miei difetti,
incerto su tutto il resto.
Io sono qui,
spostato da una parte,
per far passare tutti.
In piedi,
irrigidito
un palo in carne ed ossa.
E sono qui,
pronto a dire no a chi vuole consigli,
ma ad ascoltarne si,
anche se non ne ho bisogno,
ma non per presunzione
ma perché non ho niente da insegnare,
niente da costruire
e niente da distruggere,
a questo ci han pensato gli altri.
Ho solo ancora un po' di tempo da aspettare.
E nell'attesa non ho niente da fare.
Composta mercoledì 10 aprile 2013
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    in Poesie (Poesie personali)

    Ti accompagno

    Io cerco quello che cerchi tu
    ma non è per interesse,
    è solo per arrivare un attimo prima di te,
    e portartelo via.
    Ti indico le cose più belle
    per farti sorridere gli occhi
    ma subito
    riportarti alla realtà,
    toglierti il piacere
    del sognare.
    Ti dò buoni consigli
    ma mischio le tue carte
    perché viva in confusione.
    Ti precedo
    quando hai fretta,
    ti sto davanti
    ma vado piano
    per farti rallentare,
    ti seguo invece
    col fuoco in mano
    quando cammini stanco
    perché voglio che corra,
    che non riposi,
    voglio che tu cada sfinito.
    E mi so nascondere
    quando ti guardi intorno
    sperso,
    per vedere dove sono
    per sfuggirmi.
    Ti lascio a maledirmi,
    puoi farlo mille volte
    ma tanto non mi tocca,
    sei legato a me
    come a una catena
    sono la malasorte,
    con te fino alla morte.
    Composta mercoledì 10 aprile 2013
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      Scritta da: Ciro Orsi
      in Poesie (Poesie personali)

      2 Agosto 1980

      Dal centro di Bologna
      alla stazione ferroviaria
      il taxi è stato da primato,
      credevo di non farcela
      ed eccomi qua
      mancano solo dodici minuti
      alla partenza del mio treno
      e forse faccio in tempo
      anche a prendere un caffè
      in piedi al bar interno.
      All'angolo della stazione
      dove saluto e ringrazio
      il giovane tassista bolognese
      l'orologio sul muro della ferrovia
      ha le lancette ferme
      alle 10,25,
      Il tempo non passa
      per i morti e i feriti
      della strage del 2 agosto dell'80.
      Una mattanza senza senso
      della compagnia di giro
      di fascisti del terrore
      manovali a basso prezzo,
      mandanti nascosti da segreti
      di logge altolocate
      e verità solo cercate
      ma mai svelate per intero.
      Il tempo non passa
      per i morti e i feriti
      della strage del 2 agosto dell'80.
      Il grande salone passeggeri
      era gremito di persone
      presenti nell'attesa
      di trovare ciascuno
      la sua strada
      per un viaggio sognato
      verso un luogo di vacanza
      o solo verso casa lasciata
      per un lavoro lontano
      o per un sogno cercato
      nell'altrove riposto
      in ogni cuore.
      Un viaggio è sempre
      un sogno ad occhi aperti
      e nella sala d'attesa
      si respira l'attesa del sogno.
      Quando il carnefice decide
      pigia un tasto da lontano, click,
      un lampo, un gran boato
      e parte la sequenza del terrore,
      la stazione di Bologna
      ridotta in un cumulo
      di morti, feriti, macerie,
      una nube di polvere
      dall'acre sapore di tritolo.
      85 persone d'ogni età
      spezzoni di famiglie
      passati dal sogno della vita
      alla morte per strage,
      eroi per caso,
      bambini, giovani, anziani,
      uomini e donne
      strappati in un istante
      d'inimmaginabile terrore
      al loro quotidiano vivere.
      Gli occhi dei passeggeri
      scorrono la lista
      dei loro nomi
      sulla stele di marmo
      a ricordo del loro
      sacrificio involontario.
      Altre 200 persone sopravvissero
      con grande strazio
      dei loro corpi martoriati
      da ferite che il tempo
      non sempre guarisce.
      Il treno è in arrivo al binario 3
      mi affretto mescolandomi
      agli altri viaggiatori
      mentre dal fondo della sala
      il sax tenore d'un artista di strada
      diffonde le note inconfondibili
      di Hey Jude.
      Mi ritornano alla mente
      dei versi di quella canzone
      "Hey Jude, non peggiorare le cose:
      prendi una canzone triste e rendila migliore.
      Ricordati di lasciarla nel tuo cuore
      e poi comincia a migliorarla".
      Trentadue anni sono passati
      ancora nessuna verità
      sui segreti coperti
      di mandanti nell'ombra.
      È una canzone triste
      ma da cittadini liberi
      possiamo cominciare a migliorarla,
      lasciamo nei nostri cuori
      il ricordo delle vittime
      e chiediamo per tutte:
      giustizia.
      Composta martedì 9 aprile 2013
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        Scritta da: Cosimo Venezia
        in Poesie (Poesie personali)

        LA SERA

        Dolce stormir d'uccelli
        Mi rifuggo nel mio passato
        Lampioni illuminano la strada
        La vita affannosa sopravvive.

        In mezzo a quel canto di Saffo
        leggevo parole d'amore e di morte
        sofferenza udivo nei suoni artificio;
        la finestra m'offriva spettacolo.

        Le strade della città illuminate:
        dalle torbide vie compiante
        osservano la Torre di Babele
        ingabbiata a sfiorare il cielo.

        E sentendo dolci suoni di cicale,
        stormisco tra questi candidi mari,
        sorvolo cineree praterie distese
        dove giacciono mortali orizzonti.

        Caldo come i brividi nella neve
        Convogliano rivali sensi del dire
        immersi. Nella tacita speranza
        di una oscurità silenziosa

        sfuggendo a presagi di manifesta
        infelicità, si correva

        fermi sulla cima d'un colle
        al di sotto un immenso mare di nebbia.
        Composta giovedì 31 marzo 2011
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          Scritta da: Umberto Romagnolo
          in Poesie (Poesie personali)

          Ricordi sbiaditi

          Dopo tante chiacchiere
          e conversazioni,
          ore e ore a parlare
          delle nostre emozioni,
          non rimane più niente
          tranne qualche ricordo
          che ci allieta il presente
          anche solo un secondo.
          Ma anni passan veloci.
          Il vento porta con se
          fogliame del passato.
          Ricordi d'un tempo
          ormai dimenticato.
          Prima eran presente.
          Ora sono sbiaditi.
          Ora non sono più niente.
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