Poesie d'Autore


in Poesie (Poesie d'Autore)
Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.

Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano - e coglilo.

Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l'ora dell'offerta.

Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c'è tempo - e coglilo.
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    I bambini imparano ciò che vivono

    I bambini imparano ciò che vivono.
    Se un bambino vive con le critiche, impara a condannare.
    Se un bambino vive con l'ostilità, impara ad aggredire.
    Se un bambino vive con il timore, impara ad essere apprensivo.
    Se un bambino vive con la pietà, impara a commiserarsi.
    Se un bambino vive con lo scherno, impara ad essere timido.
    Se un bambino vive con la gelosia, impara cos'è l'invidia.
    Se un bambino vive con la vergogna, impara a sentirsi in colpa.
    Se un bambino vive con l'incoraggiamento, impara ad essere sicuro di sé.
    Se un bambino vive con la tolleranza, impara ad essere paziente.
    Se un bambino vive con la lode, impara ad apprezzare.
    Se un bambino vive con l'accettazione, impara ad amare.
    Se un bambino vive con l'approvazione, impara a piacersi.
    Se un bambino vive con il riconoscimento, impara che è bene avere un obiettivo.
    Se un bambino vive con la condivisione, impara la generosità.
    Se un bambino vive con l'onestà e la lealtà, impara cosa sono la verità e la giustizia.
    Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano.
    Se un bambino vive con la benevolenza, impara che il mondo è un bel posto in cui vivere.
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      Più felice sono quando più lontana

      Più felice sono quando più lontana
      porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
      in una notte di vento quando la luna brilla
      e l'occhio vaga attraverso mondi di luce

      Quando mi annullo e niente mi è accanto
      né terra, né mare, né cieli tersi
      e sono tutta spirito, ampiamente errando
      attraverso infinite immensità.
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        Io sono l'unica il cui destino

        Io sono l'unica il cui destino
        lingua non indaga, occhio non piange;
        non ho mai causato un cupo pensiero,
        né un sorriso di gioia, da quando sono nata.

        Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
        questa mutevole vita mi è sfuggita,
        dopo diciott'anni ancora così solitaria
        come nel giorno della mia nascita.

        E vi furono tempi che non posso nascondere,
        tempi in cui tutto ciò era terribile,
        quando la mia triste anima perse il suo orgoglio
        e desiderò qualcuno che l'amasse.

        Ma ciò apparteneva ai primi ardori
        di sentimenti poi repressi dal dolore;
        e sono morti da così lungo tempo
        che stento a credere siano mai esistiti.

        Prima si dissolse la speranza giovanile,
        poi svanì l'arcobaleno della fantasia;
        infine l'esperienza mi insegnò che mai
        crebbe in un cuore mortale la verità.

        Era già amaro pensare che l'umanità
        fosse insincera, sterile, servile;
        ma peggio fu fidarmi della mia mente
        e trovarvi la stessa corruzione.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Tu mi prendesti per mano e mi traesti
          al Tuo fianco, mi facesti sedere su
          l'alto seggio al cospetto di tutti
          gli uomini; ond'io divenni timido,
          incapace di muovermi e di seguitar
          la mia via; esitante e scongiurante
          a ogni passo che non avessi a urtare
          in una loro spina insidiosa.
          Alfine son liberato!
          Il colpo è giunto, stride l'insulto,
          il mio posto è là, giri nella polvere.
          Ormai dinanzi a me sono aperti i sentieri.
          Aperte ho l'ali al desiderio del cielo,
          Vado a raggiungere le stelle cadenti
          della mezzanotte, vado a precipitarmi
          nell'ombra profonda.
          Somiglio a nuvola estiva in balia dell'uragano,
          la quale, gettato via l'aureo diadema,
          appende la folgore come spada a una catena di lampi.
          Corro con folle gioia giù pel sentiero polveroso
          del reietto; m'avvicino alla Tua,
          finale accoglienza.
          Il bimbo trova la madre quando ne lascia il grembo.
          Quando io vengo separato da Te,
          sbandito dalla Tua casa, sono libero di contemplare
          il Tuo volto.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Qui è il tuo sgabello
            e qui riposa i tuoi piedi
            dove vivono i più poveri,
            i più umili, i perduti.

            Quando a te io cerco d'inchinarmi,
            la mia riverenza non riesce ad arrivare
            tanto in basso dove i tuoi piedi
            riposano tra i più poveri,
            i più umili, i perduti.

            L'orgoglio non si può accostare
            dove tu cammini, indossando
            le vesti dei più poveri,
            dei più umili e dei perduti.

            Il mio cuore non riesce a trovare
            la strada per scendere laggiù
            dove tu ti accompagni a coloro che non hanno
            compagni, tra i più poveri,
            i più umili, e i perduti.
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              Il tuo sorriso

              Toglimi il pane, se vuoi,
              toglimi l'aria, ma
              non togliermi il tuo sorriso.

              Non togliermi la rosa,
              la lancia che sgrani,
              l'acqua che d'improvviso
              scoppia nella tua gioia,
              la repentina onda
              d'argento che ti nasce.

              Dura è la mia lotta e torno
              con gli occhi stanchi,
              a volte, d'aver visto
              la terra che non cambia,
              ma entrando il tuo sorriso
              sale al cielo cercandomi
              ed apre per me tutte
              le porte della vita.

              Amor mio, nell'ora
              più oscura sgrana
              il tuo sorriso, e se d'improvviso
              vedi che il mio sangue macchia
              le pietre della strada,
              ridi, perché il tuo riso
              sarà per le mie mani
              come una spada fresca.

              Vicino al mare, d'autunno,
              il tuo riso deve innalzare
              la sua cascata di spuma,
              e in primavera, amore,
              voglio il tuo riso come
              il fiore che attendevo,
              il fiore azzurro, la rosa
              della mia patria sonora.

              Riditela della notte,
              del giorno, della luna,
              riditela delle strade
              contorte dell'isola,
              riditela di questo rozzo
              ragazzo che ti ama,
              ma quando apro gli occhi
              e quando li richiudo,
              quando i miei passi vanno,
              quando tornano i miei passi,
              negami il pane, l'aria,
              la luce, la primavera,
              ma il tuo sorriso mai,
              perché io ne morrei.
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                L'uragano

                L'uragano tutto svelle intorno a me
                L'uragano svelle in me foglie e parole futili.
                Turbini di passione sibilano in silenzio
                Ma pace è sul tornado arido, sulla fuga della stagione delle piogge!

                Tu Vento ardente Vento puro, vento della bella stagione, brucia ogni fiore ogni pensiero vano
                Quando la sabbia ricade sulle dune del cuore.
                Anvella, ferma il tuo gesto di statua e voi, fanciulli, fermate i vostri giochi e le vostre risa d'avorio.
                A te consumi la voce insieme col corpo, secchi i profumo della tua carne
                La fiamma che illumina la mia notte, come una colonna e come una palma.
                Infiamma le mie labbra di sangue, Spirito soffia sulle corde della mia kôra
                Che si levi il mio canto, puro come l'oro di Galam.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  La meditazione

                  La nostra paura più profonda
                  non è di essere inadeguati.

                  La nostra paura più profonda,
                  è di essere potenti oltre ogni limite.

                  È la nostra luce, non la nostra ombra,
                  a spaventarci di più.

                  Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
                  In realtà chi sei tu per Non esserlo?
                  Siamo figli di Dio.

                  Il nostro giocare in piccolo,
                  non serve al mondo.

                  Non c'è nulla di illuminato
                  nello sminuire se stessi cosicché gli altri
                  non si sentano insicuri intorno a noi.

                  Siamo tutti nati per risplendere,
                  come fanno i bambini.

                  Siamo nati per rendere manifesta
                  la gloria di Dio che è dentro di noi.

                  Non solo in alcuni di noi:
                  è in ognuno di noi.

                  E quando permettiamo alla nostra luce
                  di risplendere, inconsapevolmente diamo
                  agli altri la possibilità di fare lo stesso.

                  E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
                  la nostra presenza
                  automaticamente libera gli altri.
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                    Su gioia e dolore

                    Allora una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore.
                    E lui rispose:
                    La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera,
                    E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso, è stato sovente colmo di lacrime.
                    E come può essere altrimenti?
                    Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potrete contenere.
                    La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio?
                    E il liuto che rasserena il vostro spirito non è forse lo stesso legno scavato dal coltello?
                    Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
                    E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
                    Alcuni di voi dicono: "La gioia è più grande del dolore", e altri dicono: "No, è più grande il dolore".
                    Ma io vi dico che sono inseparabili.
                    Giungono insieme, e se l'una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l'altro è addormentato nel vostro letto.

                    In verità voi siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia.
                    Soltanto quando siete vuoti, siete equilibrati e saldi.
                    Come quando il tesoriere vi solleva per pesare oro e argento, così la vostra gioia e il vostro dolore dovranno sollevarsi oppure ricadere.
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