Parole, inerti macerie, brandelli d'esistenze disamorate, panorama del mio paese ove neppure il gesto sacrificale più rompe la immota somiglianza dei giorni, né le vesti sante coprono la nudità degli istinti.
E i poeti non hanno più canti Non un messaggio di gioia, nessuno una speranza.
Non per me il pulito verso. Uno scabro sasso la parola nelle mie mani. Intanto che gli effetti dissepolti marciscono come foglie staccate dalla pianta... Questi i miei giorni vuoti di pudore, i miei canti senza note la verità senza amore.
C'è una povera in via Ciovasso che non può più camminare, e dorme entro i giornali nessuno di quelli che stanno di sopra ha tempo di scendere e salutare.
Per lei è di troppo un po' di scatole per guanciale e stare nel cuore di Milano.
Io non ho mani che mi accarezzino il volto, (duro è l'ufficio di queste parole che non conoscono amori) non so le dolcezze dei vostri abbandoni: ho dovuto essere custode della vostra solitudine: sono salvatore di ore perdute.
Solo a sera m'è dato assistere alla deposizione della luce, quando la vita, ormai senza rimedio, è perduta.
Mio convoglio funebre di ogni notte: emigrazione di sensi, accorgimenti delle ore tradite, intanto che lo spirito è rapito sotto l'acutissimo arco dell'esistenza: l'accompagna una musica di indicibile silenzio.
Invece dovere ogni mattina risorgere sognare sempre impossibili itinerari.
"Sei bella" Come un disco nella testa una corsa a svegliare una spugna bianca cade e cominci a morire. "Sei bella" il gioco continua nel giorno inoltrato di chi attende invano tu scenda le scale. "Sei bella". Apri la finestra che l'aria notturna non sopisca ancora la replica dolce.
Ogni giorno corretevi incontro rifiutando la bestia noi più dell'amore non sappiamo darvi ascoltate e ricordate sempre vegliate le menti capaci uscite dal torpore della bestia domani quando aprirete gli occhi vi sveglierete e vi accorgerete di camminare finalmente a piedi nudi nel grande prato che avete seminato.