Poesie d'Autore


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Brindisi

Nulla, una schiuma, vergine verso
solo a indicare la coppa;
così al largo si tuffa una frotta
di sirene, taluna riversa.
Noi navighiamo, o miei diversi
amici, io di già sulla poppa
voi sulla prora fastosa che fende
il flutto di lampi e d'inverni;
una bella ebbrezza mi spinge
né temo il suo beccheggiare
in piedi a far questo brindisi
solitudine, stella, scogliera
a tutto quello che valse
il bianco affanno della nostra vela.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    -Trami - dico ad Amor talora omai
    fuor de le man di questo crudo ed empio,
    che vive del mio danno e del mio scempio,
    per chi arsi ed ardo ancor, canto e cantai.
    Poi che con tanti miei tormenti e guai
    sua fiera voglia ancor non pago od empio,
    o di Diana avaro e crudo tempio,
    quando del sangue mio sazio sarai?
    Poi torno a me, e del mio dir mi pento:
    sì l'ira, il rimembrar pur lui, mi smorza,
    che dè miei non vorrei meno un tormento.
    Con sì nov'arte e con sì nova forza
    la bellezza ch'io amo, e ch'io pavento,
    ogni senso m'intrica, offusca e sforza.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Il bel, che fuor per gli occhi appare, e 'l vago
      del mio signor e del suo dolce viso,
      è tanto e tal, che fa restar conquiso
      ognun che 'l mira, di gran lunga, e pago.
      Ma, se qual è un cervier occhio e mago,
      potesse altri mirar intento e fiso
      quel che fuor non si mostra, un paradiso
      di meraviglie vi vedrebbe, un lago.
      E le donne non pur, ma gli animali,
      l'erbe, le piante, l'onde, i venti e i sassi
      farian arder d'amor gli occhi fatali.
      Quest'una grazia agli occhi miei sol dassi
      in guiderdon di tanti e tanti mali,
      per onde a tanto ben poggiando vassi.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Dura è la stella mia, maggior durezza
        è quella del mio conte: egli mi fugge,
        ì seguo lui; altri per me si strugge,
        ì non posso mirar altra bellezza.
        Odio chi m'ama, ed amo chi mi sprezza:
        verso chi m'è umìle il mio cor rugge,
        e son umìl con chi mia speme adugge;
        a così stranio cibo ho l'alma avezza.
        Egli ognor dà cagione a novo sdegno,
        essi mi cercan dar conforto e pace;
        ì lasso questi, ed a quell'un m'attegno.
        Così ne la tua scola, Amor, si face
        sempre il contrario di quel ch'egli è degno:
        l'umìl si sprezza, e l'empio si compiace.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Quando fu prima il mio signor concetto,
          tutti i pianeti in ciel, tutte le stelle
          gli dier le grazie, e queste doti e quelle,
          perch'ei fosse tra noi solo perfetto.
          Saturno diègli altezza d'intelletto;
          Giove il cercar le cose degne e belle;
          Marte appo lui fece ogn'altr'uomo imbelle;
          Febo gli empì di stile e senno il petto;
          Vener gli dié bellezza e leggiadria;
          eloquenza Mercurio; ma la luna
          lo fè gelato più ch'io non vorria.
          Di queste tante e rare grazie ognuna
          m'infiammò de la chiara fiamma mia,
          e per agghiacciar lui restò quell'una.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Voi, ch'ascoltate in queste meste rime,
            in questi mesti, in questi oscuri accenti
            il suon degli amorosi miei lamenti
            e de le pene mie tra l'altre prime,
            ove fia chi valor apprezzi e stime,
            gloria, non che perdon, dè miei lamenti
            spero trovar fra le ben nate genti,
            poi che la lor cagione è sì sublime.
            E spero ancor che debba dir qualcuna:
            - Felicissima lei, da che sostenne
            per sì chiara cagion danno sì chiaro!
            Deh, perché tant'amor, tanta fortuna
            per sì nobil signor a me non venne,
            ch'anch'io n'andrei con tanta donna a paro?
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Era vicino il dì che 'l Creatore,
              che ne l'altezza sua potea restarsi,
              in forma umana venne a dimostrarsi,
              dal ventre virginal uscendo fore,
              quando degnò l'illustre mio signore,
              per cui ho tanti poi lamenti sparsi,
              potendo in luogo più alto annidarsi,
              farsi nido e ricetto del mio core.
              Ond'io sì rara e sì alta ventura
              accolsi lieta; e duolmi sol che tardi
              mi fè degna di lei l'eterna cura.
              Da indi in qua pensieri e speme e sguardi
              volsi a lui tutti, fuor d'ogni misura
              chiaro e gentil, quanto 'l sol giri e guardi.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Sì come provo ognor novi diletti,
                ne l'amor mio, e gioie non usate,
                e veggio in quell'angelica beltate
                sempre novi miracoli ed effetti,
                così vorrei aver concetti e detti
                e parole a tant'opra appropriate,
                sì che fosser da me scritte e cantate,
                e fatte cónte a mille alti intelletti.
                Et udissero l'altre che verranno
                con quanta invidia lor sia gita altera
                de l'amoroso mio felice danno;
                e vedesse anche la mia gloria vera
                quanta i begli occhi luce e forza hanno
                di far beata altrui, benché si pèra.
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                  Ventaglio

                  Quasi usando per sua parola
                  Null'altro che un battito al cielo,
                  Il futuro verso s'invola
                  Dall'avorio che in sé lo cela.
                  Ala piano corra all'orecchio
                  Questo ventaglio se esso è
                  Quello per cui qualche specchio
                  Risplendette dietro di te
                  Chiaro (dove ritorna a scendere
                  Inseguita in ogni frammento
                  Un po' d'invisibile cenere
                  Unica a rendermi lamento)
                  Ed appaia uguale domani
                  Tra quelle tue agili mani.
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                    Scritta da: Silvana Stremiz
                    in Poesie (Poesie d'Autore)

                    Il pagliaccio punito

                    Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere
                    Altro dall'istrione che col gesto ridesta
                    Come piuma di lampade ignobili la cenere,
                    Ho bucato nel muro di tela una finestra.

                    Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte,
                    A molteplici balzi, rinnegando nell'onda
                    Il falso Amleto! È come se mille e mille volte
                    Per vergine sparirvi innovassi una tomba.

                    Ilare oro di cembalo che una mano irritò
                    Il sole tocca a un tratto la pura nudità
                    Che dalla mia freschezza di perla io esalai,

                    Rancida nera pelle quando su me è passata,
                    Ch'era tutto il mio crisma io ignorato, ingrato!,
                    Quel trucco dentro l'acqua perfida dei ghiacciai.
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