Poesie d'Autore


in Poesie (Poesie d'Autore)

Allora capisco perché

Quando vedo quei cowboy che vanno in autostrada
con il loro pick-up rosso fiammante
diciamo,
un giorno di sole di marzo
con un bel cane
(o dei cani)
slegati e sobbalzanti sul
pianale
mi viene da chiedermi, con
che filosofia vivono e quale
seguono,
quali nobili sentimenti
li muovono,
e quando mi accosto per
dare un'occhiata
prima agli animali impauriti
e poi ai loro padroni incuranti,
non sono mai preparato
all'eccesso di
rabbia
che mi monta dentro,
una disperazione dello spirito
talmente forte che
la percepisco
come qualcosa di
fisico,
come una mazzata
su stomaco, testa e
mente, e
allora capisco perché
ho avuto tanti guai
nelle fabbriche
nei bar
alle feste
i picnic
a ogni riunione della
gente,
grande o piccola:
quella gente non è altro che
braccia, gambe, teste, orecchie, occhi, parti
vuote
cucite insieme
senza
alcun significato dentro.
Non c'è proprio niente che gli si
possa dire e
imprecargli contro sarebbe
come
sparare in un mucchio di
merda.

Gli animali schiacciati che vedo
lasciati sul ciglio
dell'autostrada
già morti o morenti -
non li lasceremmo mica degli uomini
così
a spirare e marcire al sole,
ci ricorderebbe
troppo
delle nostre deboli morti a venire
che,
il più delle volte
passato il funerale
sono di gran lunga
più farsesche che
profonde.
Composta sabato 28 settembre 2013
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    RIMORCHIO

    I fiumi dove i cani non si tuffano,
    noi li attraversiamo.
    Le donne che gli altri uomini non vogliono,
    noi le amiamo.
    Il cavallo con la fasciatura,
    noi ci puntiamo sopra.
    Mettetemi al bancone con 3 donne:
    una, vagamente petulante;
    una, sostanzialmente stupida;
    e la terza,
    uno schianto:
    lo schianto si alzerà dallo sgabello
    e verrà a sedersi vicino a me.
    Gli dei se ne assicurano sempre.
    Gli dei mi proteggono.
    Mi sistemano
    davvero mica male.
    "Ciao, bello", mi chiede, "come
    va?"
    "Che ti bevi", domando.
    Mi dici cos'è.
    Ne ordino uno per lei e uno per
    me.
    Fuori, si sta molto meglio: le auto si
    scontrano; i palazzi bruciano;
    i futuri suicidi
    fischiettano tra i denti mentre
    camminano verso ovest o est o sud o
    nord.
    "A che pensi?, mi
    chiede.
    " Spero che i dodgers perdano, le
    dico, poi mi
    alzo, vado in bagno, sgattaiolo fuori,
    e poi sparisco dall'uscita
    posteriore.
    C'è un vicolo lì fuori.
    Mi incammino verso ovest
    fischiettando tra i
    denti.
    Composta sabato 28 settembre 2013
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      Scintilla

      Mi hanno sempre irritato tutti gli anni, le ore i
      minuti che gli ho regalato lavorando come un mulo,
      mi ha fatto seriamente male alla testa,
      mi ha fatto male dentro, mi ha stordito
      e mi ha fatto diventare pazzo - non riuscivo ad accettare
      questi miei anni assassinati
      eppure i miei compagni di lavoro non davano segni di
      agonia, anzi molti di loro sembravano addirittura soddisfatti,
      e vederli così mi faceva impazzire quasi quanto
      quel lavoro monotono e insensato.

      I lavoratori sottostavano,
      il lavoro gli annientava, venivano
      racconti col cucchiaino e buttati via.

      Mi irritava ogni minuto, ogni minuto mentre veniva
      mutilato
      e nulla alleviava la noia.

      Ho valutato l'ipotesi del suicidio.
      Mi sono bevuto le poche ore di libertà.

      Ho lavorato per decenni.

      Ho vissuto con la peggiore specie di donne,
      e loro hanno ucciso
      quello che il lavoro non era riuscito ad uccidere.

      Sapevo che stavo morendo.
      Qualcosa dentro mi diceva: continua così, muori, spegniti,
      diventa come loro, accettalo.
      E poi qualcos'altro dentro diceva: no, salva un pezzetto
      minuscolo.
      Non importa che sia molto, basta solo una scintilla.
      Una scintilla può incendiare un'intera
      foresta.
      Solo una scintilla.
      Salvala.

      Penso di esserci riuscito.
      Sono fiero di esserci riuscito.
      Che stramaledetta
      fortuna.
      Composta domenica 20 ottobre 2013
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        Attraversa l'anima

        Attraversa l'anima
        come una lama
        e ne sonda i paesaggi
        ora mesti, ora bui
        dove corvi neri come pece
        gracchiano così forte
        da grattarti le pareti del cuore.

        Percorre deliziosi giardini
        decorati da candide margherite
        e scaldati da un tiepido sole primaverile.
        Ma quando la sua linfa
        Giunta all'apice scoppia
        il foglio si macchia.
        Unico tampone per tale ferita.
        Composta sabato 28 settembre 2013
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Le parole

          Le parole non hanno occhi né gambe,
          non hanno bocca né braccia,
          non hanno visceri
          e spesso nemmeno cuore,
          o ne hanno assai poco.

          Non puoi chiedere alle parole
          di accenderti una sigaretta
          ma possono renderti più piacevole
          il vino.

          E certo non puoi costringere le parole
          a fare qualcosa che non
          voglion fare.
          Non puoi sovraccaricarle
          e non puoi svegliarle
          quando decidono di dormire.

          A volte
          le parole ti tratteranno bene,
          a seconda di quel
          che gli chiedi
          di fare.
          Altre volte,
          ti tratteranno male,
          qualunque cosa
          tu gli chieda di fare.

          Le parole vanno
          e vengono.
          Qualche volta ti tocca
          di aspettarle a lungo.
          Qualche volta non tornano
          più indietro.

          Qualche volta gli scrittori
          si uccidono
          quando le parole li lasciano.
          Altri scrittori
          fingeranno di averle ancora
          in pugno
          anche se le loro parole
          sono già morte e sepolte.

          Fanno così
          molti scrittori famosi
          e molti meno famosi
          che sono scrittori soltanto
          di nome.

          Le parole non sono
          per tutti.
          E per la maggioranza,
          esistono
          soltanto per poco.

          Le parole sono
          uno dei più grandi
          miracoli
          al mondo,
          possono illuminare
          o distruggere
          menti,
          nazioni,
          culture.
          Le parole sono belle
          e pericolose.

          Se vengono a trovarti,
          te ne accorgerai
          e ti sentirai
          il più fortunato
          della terra. Nient'altro avrà più
          importanza
          e tutto sembrerà importante.

          Ti sentirai
          il dio sole,
          riderai del tempo che fugge,
          ce l'avrai fatta,
          lo sentirai
          dalle dita
          fino alle budella,
          e sarai diventato,
          finché
          dura,
          un fottutissimo scrittore
          che rende possibile
          l'impossibile,
          scrivendo parole,
          scrivendole,
          scrivendole.
          Composta giovedì 10 ottobre 2013
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Lancia il dado

            Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo
            Altrimenti, non cominciare mai.

            Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo
            Ciò potrebbe significare perdere fidanzate,
            mogli, parenti, impieghi
            e forse la tua mente.

            Fallo fino in fondo.

            Potrebbe significare non mangiare per 3 o 4 giorni.
            Potrebbe significare gelare su una panchina del parco.
            Potrebbe significare prigione, potrebbe significare derisione, scherno, isolamento.

            L'isolamento è il regalo, le altre sono una prova della tua resistenza, di quanto tu realmente voglia farlo.

            E lo farai a dispetto dell'emarginazione e delle peggiori diseguaglianze. E ciò sarà migliore di qualsiasi altra cosa tu possa immaginare.

            Se hai intenzione di tentare,
            fallo fino in fondo.
            Non esiste sensazione altrettanto bella.
            Sarai solo con gli Dei.
            E le notti arderanno tra le fiamme

            Fallo, fallo, fallo.
            FALLO!

            Fino in fondo,
            fino in fondo

            Cavalcherai la vita fino alla risata perfetta
            È l'unica battaglia giusta che esista.
            Composta lunedì 4 novembre 2013
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Uno spazio di pausa

              Uno spazio di pausa
              devi averne uno, altrimenti le pareti ti schiacceranno.
              Devi mollare tutto quanto, gettarlo
              via, liberarti di tutto.
              Devi guardare ciò che guardi
              o pensare ciò che pensi
              o fare ciò che fai
              oppure non fai,
              senza pensare ai vantaggi
              personali,
              senza accettare la guida di nessuno.

              La gente si consuma per
              la fatica
              si nasconde nelle abitudini
              comuni.
              Le sue preoccupazioni sono
              le preoccupazioni del gregge.

              Soltanto pochi sono capaci di fissare
              una vecchia scarpa per
              dieci minuti
              o di pensare a cose strampalate
              tipo chi ha inventato
              il pomello della porta?

              Le persone perdono il senso della vita
              perché sono incapaci di
              fermarsi,
              di disfarsi di se stessi,
              di sciogliersi,
              di smettere di vedere,
              di disimparare,
              di mettersi in salvo.

              Ascolta la propria falsa
              risata, e poi
              puoi andar
              via.
              Composta sabato 28 settembre 2013
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                Scritta da: Mariella Buscemi
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Sfilate di funesti funerali.
                E loro sono lì, scuoiati al macello.
                Sagome di cartone con il mirino sul petto,
                colpiti uno ad uno da pallottole sparate da un killer seriale che sta sempre su un tetto troppo alto per poter essere avvistato in tempo.
                Paura di perdervi e di assistere, impotente, alla perdita.
                E mi manca l'occhio destro,
                il braccio sinistro,
                pezzi di cuore sparsi, come briciole, sul sentiero dove voi marciate.
                Il mio demone è la perdita,
                la paura della perdita,
                la solitudine che lascia la perdita.
                E perdere mi porta a chiedere
                e chiedere mi porta ad elemosinare,
                ma c'è un dio che pretende l'anima,
                ché non solo il diavolo la mercanteggia.
                Ed ho paura di rimanere,
                ché se avessi potuto seguirvi in quel luogo freddo
                di terra brulla e spoglia, a diventar cenere con voi
                ed a farmi sgretolare le ossa,
                avrei avuto più pace,
                invece, addosso, m'è rimasta solo pece.
                Mi sarebbero ancora cresciuti i capelli
                e ne avrei fatto funi per aggrapparci ancora
                alla (non)vita;
                le unghia si sarebbero ancora allungate
                e ne avrei fatto artigli per lottare
                e riportarvi indietro.
                E già molti mi sono volati via
                e mi rimane davvero poco
                e questo poco lo vedo tremare.
                E se è un tetro sortilegio che coloro che amo
                li vedo finire, divenir eterei fantasmi
                fatti di nulla, ché di nulla siamo fatti,
                questo me lo chiedo con quel profondo senso d'ingiustizia
                che mi sento montare dentro,
                quello che fa venire quel nodo stretto alla gola
                come se ci fossero corde che tirano la testa indietro
                e gli occhi diventano molli e liquidi
                come lo è questa nostra esistenza,
                liquida.
                E sono questi i miei demoni,
                le campane, i vermi ed i tamburi.
                E sono io il demone di questo dolore che ho dentro,
                demone dentro al demone,
                bambina partoriente lacrime.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Amore

                  Amore, disse, gas,
                  dammi un bacio d'addio,
                  baciami le labbra,
                  baciami i capelli,
                  le dita,
                  gli occhi il cervello,
                  fammi dimenticare.

                  Amore, disse, gas
                  aveva una stanza al secondo piano
                  respinto da una dozzina di donne
                  35 editori
                  e una mezza dozzina di agenzie di collocamento,
                  ora non voglio dire che valesse
                  qualcosa.

                  Aprì tutti i beccucci
                  senza accenderli
                  e andò a letto.

                  Qualche ora dopo un tizio diretto
                  alla stanza 309
                  accese un sigaro
                  nella hall
                  e un sofà volò fuori dalla finestra
                  un muro venne giù come sabbia bagnata
                  una fiamma purpurea divampò fino a 12 metri d'altezza.

                  il tizio a letto
                  nulla seppe e di nulla si curò
                  ma oserei dire
                  che quel giorno
                  si mostrò piuttosto in gamba.
                  Composta giovedì 26 settembre 2013
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                    in Poesie (Poesie d'Autore)

                    La lettura di poesia

                    Pieno pomeriggio
                    in un college vicino al mare
                    sobrio
                    col sudore che mi cola sulle braccia,
                    una goccia di sudore sul tavolo,
                    l'asciugo col dito,
                    per i soldi per i soldi
                    mio dio penseranno che adoro tutto questo come gli altri
                    mentre è per il pane e la birra e l'affitto
                    per i soldi,
                    sono teso faccio schifo mi sento male
                    poveracci che fiasco, che disastro.

                    Una donna si alza,
                    esce
                    sbatte la porta.

                    Una poesia sconcia
                    me l'avevano detto di non leggere poesie sconce
                    qui
                    troppo tardi.

                    I miei occhi non vedono alcune righe,
                    le leggo
                    fino alla fine -
                    disperato, tremante,
                    che schifezza.

                    Non possono sentire la mia voce
                    e io dico
                    basta, è finita, sono
                    rovinato.

                    E più tardi in camera mia
                    trovo birra e scotch:
                    il sangue d'un codardo.

                    Questo dunque
                    sarà il mio destino:
                    scribacchiare per quattro soldi in stanze semibuie
                    leggere poesie di cui da un pezzo mi sono
                    stancato.

                    E una volta credevo
                    che gli uomini che guidano l'autobus
                    o puliscono le latrine
                    o ammazzano altri uomini nei vicoli
                    fossero degli idioti.
                    Composta mercoledì 25 settembre 2013
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