Poesie di Francesca Genna

Impiegata, nato venerdì 26 maggio 1967 a Trapani (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: Fragolosa67

Inverno

Lascia che il tempo scorra a fiumi tra
sassi e detriti come ciottoli rotolanti tra le piccole onde.
Voragini di noi son specchi riflessi di mulinelli
mentre sbuca dall'acqua un pesce che
con un salto vola e si sommerge ancora.

Rado canneto scopre un cigno nero.
A palmipede cattivo serenità si addice.
Verde acqua stagna mentre qualcuno mangia
di Lucia e Renzo il persico e tutto vede.
Il cigno nero sotto l'acqua svanisce.

Montagne che racchiudono ciò che non puoi sapere:
Destini bui e verità argentee.

Chissà dove sei domani quando il sole cola a picco.
Quando il pesce giace sotto il ghiaccio spesso e freddo.
Lame di pattini segnano di nuovo il tempo.
Graffiano e sfregano.
Con ruggine si danneggiano.

L'inverno avanza e non da tregua.
Di brividi ci copre e ci tormenta.
Riparo caldo cerchiamo ancora.
Giaccion le ossa stanche in questa notte fonda
che di buio e di tenebre si colora.
Francesca Genna
Composta giovedì 12 dicembre 2013
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    Scritta da: Fragolosa67

    Già

    Massi di parole schiacciano l'altrui ardore
    eccheggia l'eco fra mulini a vento.
    Girano le pale e fanno gran fracasso.
    Tubi di liquame passano l'anfratto
    inquina questo stato e lo maleodora.
    Non c'è confine né dogana se ti trovi una sottana.

    Borse di opere che se ne vanno
    senza ragazzi che più non fanno.
    Dove sono i nostri soldi?
    Chi ha rubato i sacrifici.
    Paga il popolo ormai piegato.
    Piange anche il vilipendiato.

    Non tutto è fermo.
    Qualcuno dorme.
    Il vento sventola il tricolore.
    Un nuovo grido si leva ancora:
    Cambia il tempo e son riforme!

    Trema la terra.
    Per molti è la guerra.
    Debiti come palle sul pino di Natale.
    Speranza per tutti e stipendio doppio ai capi.
    Regime militare e disperati sulle strade.

    Questa è l'Italia che l'italiano lascia.
    Paesi lontani e pochi denari.
    Molta speranza di ricominciare.
    Nessuna riforma: sempre la vecchia storia.
    Francesca Genna
    Composta giovedì 12 dicembre 2013
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      Scritta da: Fragolosa67
      Dita bianche e affusolate,
      palmi aperti, le mie mani.
      Non ho nulla da portare
      né da stringere o afferrare.

      Posso porgerle per diletto
      o i tasti rintoccar di netto.
      Non possiedono le mie mani
      ma storie e versi san creare.

      Un computer ho per destriero
      con esso vago sul tuo sentiero.
      Bramo e spero! però son fiero.

      Voglio dirti di quel giorno
      che a capitolar fu il mondo.
      Oppure del coraggio
      che ho visto in un atterraggio.

      Mani stanche son le tue.
      Piene di oggetti e di bollette.
      Grossolane o raffinate
      accarezzano ore liete e
      stringono forte i miei pensieri.

      Sono nostri da quando leggi
      anche se, mai mi pensi.
      Invisibile io sono e
      amo farti un dono.

      Ho un sogno nel cassetto
      altri due sotto il letto.
      Storie belle, avvincenti,
      allegre o seducenti.

      Leggere è bello.
      Scrivere è meglio.
      Se arrossisci non riesco.

      Vuoi sapere io chi sono?
      Un artista, che scoperta!
      Ora vado son di fretta.
      prendi un libro, dammi retta.
      Francesca Genna
      Composta venerdì 22 novembre 2013
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        Scritta da: Fragolosa67
        Questo lento inbrunir mi sovrasta.
        Reagir vorrei alle calamità del tempo che
        sovvieni con me: è effimero.

        Veglia sul mio sonno fino a quando
        l'ultimo alitar di vita mi tiene.
        Sentir vorrei il mormorio che da te proviene.

        Perdona il mio limitar d'orecchio e di favella
        perch'io son giovin davanti al tuo di tempo!

        Ogni or che avanza mi sembra tanta e
        la loquacità altrui mi inganna.

        Leggimi il cuore puro per passione.
        Malevole se serpe mi insinua e mi lusinga.

        Atroce fu il furore che scagliasti per chi offese il tuo onore.
        Di acqua lo lavasti e lo annegasti.

        Di fuoco promesso hai il tuo ultimo atto
        per scindere l'erba insana dalla prelibata.

        Vergogna è per me dover ammetter che nulla fu e
        nulla ancor sarà domani dopo l'ira funesta che
        avvolgerci seppe.

        Non c'è scampo per l'uomo ladro privo di morale.

        Oh! Dio! leva dal sacro legno il figlio tuo unigenito
        caduto per misericordia senza alcuna colpa e
        dai cotanta prova a chi la crea per l"uomo giusto ogn'ora.
        Francesca Genna
        Composta venerdì 22 novembre 2013
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