Poesie di Francesca Genna

Impiegata, nato venerdì 26 maggio 1967 a Trapani (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Scritta da: Fragolosa67

Lavoro e dignità dell'uomo (dono segreto, la libertà)

Rullano i tamburi ma non è festa.
Avanti popolo alla riscossa!
vogliamo pane, lavoro e ripresa.

Chi ha rubato la nostra vita?
Forza italiano urla più forte
in tutto il mondo vi è uguale sorte!

All'arrembaggio osiamo dire
forconi in mano e grida infinite.

Volano pagine di Costituzione
quarto capitolo non ha padrone.

Celle si aprono, non è un indulto ma
affare di Stato non contemplato.

Grande Signora dove sei ora?
Cosa succede in questa aurora?

Cos'è scompiglio, chi ha tradito
chi non ha dato o ha dormito?

Europa si chiama la nostra condanna
Italia è ferita.
Si sente tradita.

Scelte si fanno senza ragione.
Il popolo ha fame e cerca un signore.

Che dici mio frate?
Chi è il designato?
Cerchiamo qualcuno che ami lo Stato.

Io guardo da un angolo e non capisco ragioni
poi vedo una donna andare dai tuoi.

Italia:
Sono l'Italia, non vi abbandono
triste è il destino ma non repentino.
Vi abbraccio fratelli.
Son quasi sconfitta ma non finita.
Continua la vita.

Vi osservo e mi chiedo se posso sapere
chi siete e che fate. Mostrate le mani!

Io sono un commerciante di cose pregiate.
Ho perso i clienti e non sono tornati.

Io sono straniero e chiedo diritti,
casa, salute, lavoro per tutti.

Io sono padre e voglio portare
un pezzo di pane ai figli e al cane.

D’un tratto Italia si sposta di netto
mi vede e incontro a me viene.

Esito un poco ma capisco che è il tempo.
Allora indietreggio ma poi dico il vero:

Strappata mi fu la vesta
con cupidigia maldestra.

Con passo che tentenna vago avanti e indietro
e alla folla non mi lego.
Amor di Cristo mi veste e una rosa
lascio cader sul suolo davanti a te Signora.

Italia:
Chi sei donna quasi ignuda
mi chiede porgendomi il suo manto.
Non vergognarti di mostrarti e raccontami il tuo pianto.


Io:
Vedova sono e orfani del mio grembo porto.
La città dei miei beni mi ha reso spoglia e
oggi non ho bandiera per dirti onore e gloria.

Italia:
Il vento è fermo.
Stendardo mio sventolar non vuole.
Costituzione ti dono e un inchino ti porgo!
Copriti con la mia veste come si è sempre fatto.
Mandato via è il gran capo ma diritto è rimasto.

I Figli tuoi sono i più belli.
Italia li abbraccia prima di altri fratelli!
Lavoro e dignità gli deve e non preoccuparti
perché se madre con te io sono
l'amor di padre li veglia d’uopo.

Non piangere donna al mio cospetto.
Italia ama le madri dei suoi figli.
Coraggio ti dico e avanti alla folla mettiti.

Infreddolita oso raccoglier l'abbandonata rosa
la metto in capo mentre Italia con forza
si è strappata il manto.

Italia:
Se mala gente ti ha tolto tanto,
io ti rivesto e ti do coraggio!
poi mi copre il corpo asciugandomi il pianto.

Forse sto sognando mi dico allora
in questa confusione ho visto tutti perder diritti.
Domani sarò sveglia e triste come ora.

Un uomo io ho sepolto, l'amore mio di sempre.
Lavoro mi han rubato e denaro mio dato
a chi non conosce affanno.

Intanto che parlavo
il falco volava  pellegrino e ritornava.
Voleva non esser vinto d'Italia innamorato.

Signori che votate, un gesto vi chiedo ancora:
Prendete la bandiera e urlate più di ora!

Voce di campo:
Togliamo ai dirigenti per dare a chi non ha.
Aumento ai dipendenti, rialziamo saracinesche!

A furor di popolo urlavano tutti
vogliamo libertà, giustizia e democrazia.

Un uomo che ci guidi e ami la nostra terra.
Non riforme ma soldi e trionfi!

Clienti e tangenti ci hanno piegato
ma siamo un popolo forte e ci risolleviamo!

Libertà chiediamo in coro.
Dono segreto per ogni uomo.
Francesca Genna
Composta lunedì 23 dicembre 2013
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    Scritta da: Fragolosa67

    Agonia

    Amo il tuo viso stanco
    a volte imbruttito dal male.
    Sei dolce quando mi guardi
    anche se hai dimenticato come trattarmi.

    Amo ciò che eri.

    Cerco nei tuoi lineamenti scarniti
    dal digiuno senza fame
    il magnifico uomo di un tempo.

    Agonia...
    Parole che non hanno senso.
    Occhi rivoltati indietro.
    A tratti ti risvegli dal lungo sonno e
    ti accorgi che ci sono.

    Mi vuoi vicino.
    Non hai smesso di amarmi.
    Non voglio lasciarti.
    Non posso trattenerti.
    Non posso strapparti dal lungo sonno della morte.

    Vorrei fermare il tempo ma, non posso!
    So che sei già in viaggio
    dove non mi è consentito accompagnarti
    ma ci sono.

    Di sicuro il nostro amore vincerà la morte.
    Non temere!
    Nell'attesa di raggiungerti un giorno
    ti troverò negli occhi dei figli.
    Nei loro sorrisi.
    Nelle loro litigate.
    Nella voce e nella forza di tuo figlio.
    Nelle fattezze della tua adorata bimba
    scoprirò la tua dolcezza.

    Buon viaggio amore!
    Non preoccuparti per me, non mi lasci sola.
    Francesca Genna
    Composta mercoledì 2 novembre 2011
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      Scritta da: Fragolosa67

      L'unione (dono segreto la libertà)

      Vecchio:
      Sento un rimbombo come un frastuono
      non è un cannone neanche un tuono.
      Ho per la mente cose segrete e
      stesso pensiero dolce e terreno.
      Giustizia conobbi appesa all'Italia di forza vestita,
      leggera è volata e mi ha conquistata.
      Caro viandante ti lascio diritto.
      Fanne tesoro, libertà e perdono.

      Viandante:
      Sicuro che legge colpirmi ora può
      io giudico tutto e dichiaro perciò
      diritto è castigo per chi come me,
      non nacque da unione di due nuovi sposi
      ma da amore profano perché condannato.

      Giustizia conobbi ignaro del nome che mai portare potrò
      eppur appartenermi per sangue io so.
      Che colpa ho io se nacqui da pura passione
      senza catene spontaneo di cuore?
      Giustizia si fece, con tante pretese
      per me un'altra sorte.
      Son chiuse le porte.

      Dio che tutto il creato creasti,
      perché son bandito anche se vivo?
      Giustizia io chiedo e a te io prego.
      È mio il giardino promesso all'inizio?
      Quale verità è giusta per l'uomo
      che Dio candanna e
      poi sua creatura creata dichiara?

      Un nome non porto.
      Una casa non ho.
      Fatale destino coprirmi si o no?
      Cos'è la giustizia per infante innocente
      di quale peccato macchiato io sono?

      Costituzione di pagine gialle
      insegni famiglia ma amore cos'è?

      Amare è un destino.
      Io amo il vicino di uguale attributo
      perdonami allor.

      Male, bene, cosa conviene...
      dov'è la morale se tutto qui tace.
      Vecchio che urli raccontami tutto.
      Io sono l'inganno.
      Problema di fato.
      Di colpa ho peccato. Amare io so.

      Ci sono cose che non comprendo.
      Tu stringi la legge e io grosse pene.
      Fanciullo io nacqui e son donna di cuore.
      Conosco dolore e infamità d'onore.

      Frate:

      Difficile è il caso. Inchino il mio capo
      Non fu mai capito amore profano che Dio condannò.
      Un regno non hai né al mondo consenso
      ma coppia rimani coll'omo a te degno.
      Non tutti son vili, bastardi e infimgardi.
      Iddio già lo sa.
      Per colpa del male, oltraggio è il tuo amare.
      Perdona la prova e chiedi al padre la porta di verità.
      Io porto un messaggio di pace e speranza
      non posso ingannarti, ti lasciò a metà.

      Vecchio:
      difficile è dire giustizia per tutti.
      Ora comprendo e provo pietà.
      L'umane genti, son moltitudini e
      conoscono inganni di loro sorte.
      Non posso sperare la pace per tanti
      ma forse ambisco a grandi traguardi.
      Ci vuole coraggio ad accettare il diverso
      oggi che tutto si muove all'inverso.

      Viandante:
      Cos'è la famiglia ti chiedo di nuovo?
      Apprezzi l'unione di due persone di sesso
      diverso che sposi non sono?

      Dov'è quel bambino di dolce visino?
      Reclama cosciente un padre e una madre e solo rimane.
      Nessuno lo vede che forse ha sete di cose sincere.
      Padre perdona! io non ti credo!
      Iddio mi ha ascoltato
      anche io sono fiero.
      Non avrò mai un figlio e forse è un castigo ma
      amo l'amico e Dio già lo sa.

      Gnomo:
      Ho sentito castigo e qui mi ritrovo.
      Sono lo gnomo di questa città.
      Non credere al frate al vecchio intrigante
      seguimi amico ho un affare importante!
      Non credere a nulla.
      Se paghi preziosi son io tuo marito e canto convinto.
      Ti trovo una strada e una passeggiata
      tu porta la borsa, sarà la tua svolta!

      Frate scagliandosi verso lo gnomo:

      Ignobil figuro
      ti ordino di andare dove non puoi più dannare!
      L'uomo di qualsiasi condizione
      non può esser oggetto di profanazione.
      È essere umano non tuo guadagno!

      Frate verso il viandante:

      Ricordati figlio che esiste il divino.
      Continua ad amare ma non peccare.
      Se sincero è il tuo sentimento.
      Giustizia condanna ma l'altissimo valuta.
      Son cose difficili.
      Arduo è il mio dire questa verità.
      Se amore perdona inganno non c'è.
      All'ultima ora si vede cos'è.

      Il vecchio si inchina e bacia la terra.
      Su questo suolo ci fu prima pietra.
      Italia che amo ascoltami un poco:
      Dammi la forza di comandare ogni omo!
      Son capo di stato e non più condanno
      ma valuto anch'io destino di un fato.
      Giustizia è rispetto di tutto il diverso
      di cose speciali che sono umane.

      Non sono un Dio ma padre dei padri
      e guardo dall'alto l'uomo più in basso.
      Condanno l'inganno ma ho fede e ragione
      in questa l'Italia di molti colori.
      Io cerco giustizia ma trovo reato
      se l'uomo nasconde ogn'ora il misfatto.
      Non c'è giustizia se non c'è rispetto.
      Non c'è libertà se non c'è tolleranza e solidarietà umana.

      Con gioia mi alzo e abbraccio le genti.
      Vent'anni d'amore mi legarono i piedi.
      Cosciente e superbo in groppa alla tigre da sempre galoppo
      su strade di ogni regione in questa Nazione.
      Bandiera io porto. Nel cuore ho l'orgoglio!
      Di tigre son fiero e dico sincero:
      Io Falco rapace lei aquila in volo!
      Tanti saluti e grazie di nuovo.
      Francesca Genna
      Composta domenica 15 dicembre 2013
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        Scritta da: Fragolosa67

        Erema

        Zattera dei miei ricordi
        aggrappata a te, profuga vago.
        Non ho meta né destino
        solo il cielo ogni mattino.

        A direzionar il viaggio è un vento di parole
        che crea burrasca e gran timore.
        Una spiaggia attracco con spirito di coraggio
        mi credo ormai in salvo.

        Tutto tace.
        Il maestrale mormora.
        A colpirmi è l'impetuosa onda che
        mi schiaffeggia e mi rivolta.

        Quattro legni legati ad una corda
        la deriva questa volta.
        Il mare, la mia unica dimora.
        Francesca Genna
        Composta giovedì 12 dicembre 2013
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          Scritta da: Fragolosa67

          La giustizia (dono segreto la libertà)

          Vecchio:
          fluisce il pensiero mio
          innanzi al polifemico occhio.
          Mi solleva veder da questa lente
          il mondo che a me appartiene.

          Ancora tu o fraticello
          mi sostieni.

          D'un tratto m'appar fanciulla
          che subito di tigre
          le fattezze prende.

          Tigre:
          son fiera ardua e parlo
          dopo averti accanto.
          Il vagabondo mi ha detto
          di insegnarti strada maestra e verità terrena.
          Non c'è libertà se non c'è giustizia.
          Dono di chi tutto regna.
          Speranza di anime pure
          lieta novella porto.
          Pensavo di trovare al posto tuo un frate.
          Di forza e di coraggio
          armò con ardor il di me animo.
          O caro errabando
          io ancora te invoco!
          Promessa mi facesti e
          con l'indice mi dicesti.
          Ascolta e taci
          perché a Dio tu piaci.

          Frate:
          o tigre di te conosco
          la favella e messaggio altrui ti porto!
          Non temere prigionia
          perché tua è libertà di vita.
          Di pietre più preziose sarai vestita a festa
          e col calcagno fiera
          saprai schiacciar di serpe la sua testa.

          Appare allora il frate e
          forte lui sostiene:

          sii forte e valorosa
          e ascolta ancora.
          Tre doni io ti porto.
          Le pagine più belle
          onore e gloria sempre.

          Sei tigre lusinghiera.
          Di fauci vanne fiera.
          Azzanna la giustizia e
          calpesta impudicizia.

          Tigre:
          giovin fanciulla io sono
          ma amo le gioie e bramo virtù e gloria.
          Frate vagabondo dammi il grave compito.
          Perché io possa un giorno viver con vanità.

          Come regina calpesto il suolo
          di questo mondo a volte oscuro e ignoto.
          Sorniona come un gatto che
          fa le fusa e sbrana
          o da una zampata.

          Vecchio:
          cos'è giustizia o tigre fiera?
          Cosa vuol dir calpestar la serpe?

          Tigre:
          uomo che chiedi hai paura e parli piano.
          Alza la voce e sistema il tuo pastrano.
          Io tengo in fuori il petto
          e bramo l'altrui cospetto.
          Condanno e guardo il male
          e non temo il mio rivale.
          Giustizia vuol coraggio.
          Temperamento e onor perpetuo.
          Dritto guarda avanti e muori per il vero
          perché domani tuo figlio di te sia fiero.

          Vecchio:
          mi chiedi impresa di coraggio.
          Vuol dir rischiar la vita per giustizia.
          Per dar possibilità ad altri di viver pace
          che in vita mia cerco.
          È assurdo tutto questo!
          Non posso, non voglio, non ci riesco!

          Tigre:
          bada tu, pussilanime!
          Sparisci!
          Non sai neanche cosa dici.
          Esiston uomini di simil virtù
          eroi senza pari che portavano in cuore
          la costituzione.
          Dalla chiesa, falcone e borsellino
          son periti un pomeriggio.
          Anime pure, temerarie han vissuto senza inganni.
          Io ti parlo di grande forza.
          A quegli uomini onore e gloria!

          Vecchio:
          hai parlato di costituzione
          cosa dici per questo testo?

          Tigre:
          non è a me che devi domandare
          ma ai procuratori che di esso fanno bibbia.
          Scendi a valle e sali le tre scale
          incontrerai statua di donna che su una mano il testo porta.

          Il vecchio si ferma. La tigre lui osserva
          e solo allora si accorge che qualcosa lei cela.
          La serpe sotto le sue unghie si dimena
          mentre lei le malefiche zanne avida esce.
          Nasconde il capo di famelica donna e poi da tigre si trasforma.
          Raccoglie il corpo,
          il suo bottino nasconde.
          Dopo il lui si volta e un colpo ascolta.
          Un tonfo sordo e il sangue cola.
          Il vecchio non vede ma si sporca il piede.

          Mai liquido più putrido fu motivo di disgusto.
          Orripilante agli occhi
          nauseabondo al naso
          appiccicato resta.

          L'uomo cerca acqua
          pulirsi riesce e si disseta.
          E allor che vede omini che scalano il recinto.
          Giustizia appare a lui di marmo costruita.
          Arte bellissima e quasi viva
          porta in alto seduta e assai distinta
          il libro mastro che di luce brilla e di tricolore il cuore porta.
          Una bilancia è nell'altra mano.
          Tiene lo sguardo fisso oltre e
          sopra il capo vicino ad un piatto
          accesa è fiaccola di fuoco ravvivato.

          Il vecchio si sentì assai piccolo davanti alla giustizia.
          Gli altri alla sua vista si nascosero di soppiatto.
          Chi sei tu? Chiesero con coraggio
          senza celare a lui il volto assai nascosto.

          Non oso parlar a chi non conosco.
          Fuggito sono da un losco posto.
          Bramo giustizia e legger costituzione oso.
          Anch'io voglio virtù e onore in ogni loco.

          Gnomi:
          bada omo, non sai che dici.
          Se rubi il libro poi ci dici.
          Nessun riesce ormai da anni
          racconta come puoi
          e a noi poi!

          Vecchio:
          vergogna! Non cerco simil onta!
          Io che conobbi prigionia
          voglio conoscere passione mia.
          Uomini hanno ucciso e sono morti.
          Hanno sofferto e scritto con le vene
          la verità che ci appartiene.

          Sgattaiola uno gnomo dall'anfratto.
          Di unghia lunghe e la sua mano.
          Anello d'or che pesa porta in gioia
          lo sfila e verso l'uomo lui lo rotola.

          Capo gnomo:
          vecchio amico tuo, io sono.
          Ti omaggio di questo dono.
          Altri denari avrai un giorno
          (ma il vecchio il digrigno recuperò al volo.)
          Da quando è nato il mondo
          tutto si è contrattato.
          Anche giustizia è in vendita perciò
          allunga la tua mano.

          Osserva attentamente:
          in alto non son stelle
          ma un mare di gioielli.
          Io di te faccio un re
          e di ori ti ricopro.
          Prendi il testo senza leggere
          e gettalo nel fuoco!

          Vecchio:
          cosa mi dici con tanta parsimonia?
          Chi sei così malvagio che attenti a me
          con l'inganno?

          Capo gnomo:
          che ridere mi fai vecchio guarda
          attorno a te e svegliati un poco.
          In nome di tesori si son venduti onori.

          L'uomo si guarda attorno e vede ogni
          horror del mondo.

          Gnomi:
          c'è pure una puttana
          se vuoi è la tua dama.
          Chiedi ciò che vuoi o gioca un po' con noi!
          Ah! Ah! Ah! Ah!

          Uno degli gnomi:
          capo lascia perdere se alto è il di lui braccio
          vieni a giocar!
          Il poker è cominciato!
          Non riesce neanche lui a rubare il testo
          conviene spaccar la dama ma
          moriamo per la sua fiaccola.

          L'uomo tacque seduta-stante
          e una goccia gli cadde nelle mani.
          Forse è pioggia oppur lacrima
          d'acqua che scende da una foglia.

          Non vide nulla questa volta.

          Sirena si sente improvvisamente.
          Bruni i capelli e belle son le vesti.
          Dolce nenia canta.
          Lo culla e si addormenta ai piedi di giustizia.

          Il vecchio in sogno le risponde:
          voglio amarti fata ma...
          s'addormenta e tace
          accarezzato da lisce mani vellutate.

          Sirena:
          nel paradiso io ti porto.
          Non leggere il libro omo.
          Conosco beltà e passione e
          so farti battere il cuore.

          Dormi come un fanciullo
          desidera di me fino a saziarti
          e non pensare a nulla ma torna da dove vieni.

          Vecchio:
          prigionier io sono a farmi fuggir
          fu il polifemico occhio.
          Libertà io cerco ma prima ancor a giustizia io credo.

          Sirena:
          non esiste ciò che credi in questo mondo.
          Arrenditi all'evidenza e sogna ancora.
          Spogliarmi davanti a te io oso.
          Pura e verginale a te mi dono.

          Toccami uomo son carne pura.
          Bacia le mie labbra e godi un poco.
          Son baci che ti offro se mi sostieni.
          Brucia il libro al tuo risveglio e bevi dal mio calice
          un vin di bacco.
          Lasciati tentare e non mi condannare!

          Vecchio:
          non oso svegliarmi perché virtù più bella mai conobbi.
          Come sirena mi tenti ma io sogno
          perciò ti dico domani è un nuovo giorno.
          Stanotte con me dormi ma dopo non ti ascolto.

          Sirena:
          vile marrano!
          Non sono il tuo gioco
          non hai compreso pericolo imminente.
          Costituzione è un libro di passione.
          Di nobili gesta e ti porterà alla morte.
          Mai uomo osò così tanto.
          Io me ne vado!

          Frate che all'improvviso appare:
          la sirena vuol sedurti
          non lasciarti insidiare e avvincere dal male.
          Ricordati che giaci e lei incanta e tace.
          Son frate pellegrino e seguo il tuo cammino.
          Ti pascio di virtù e di svegliarti ti dico.

          Non gnomi o tentazioni ascolta.
          Ma solo la di me parola.
          Male e bene attanaglian la tua mente.
          Operoso fu sempre l'uomo e
          uguale ad altri anche se di altro mondo.
          Non creder a tutto ciò che vedi.
          Diritto non fu mai inganno
          ma solo motivo di guadagno!
          Lusinghe son fallaci e ruina porta
          a chi invano le persegue.
          Caddero tiranni bersaglio di popoli arrabbiati.
          Persero tutto i malvagi perché
          giustizia ogni ora conta e una bilancia
          pesa azioni rovinose.
          Quando ti risvegli facci caso.
          Il tuo atto su un piatto giace e
          diritto nell'altro appare.

          Vecchio:
          grazie o frate che mi illumini
          e di verità mi vesti.
          Non ruberò il testo dei fieri
          ma leggerò il contesto
          per imparar ad essere libero
          in questo mondo che appar funesto.

          È libertà che io sento proferir
          dalla bocca tua.
          Spirito di grazia avrai giustizia
          domani e forse già ora.

          Con te io voglio aprire
          la bibbia del diritto.
          Citami legge a cui devo obbedienza.

          Frate:
          ci sono tante cose che devi tu conoscere.
          Una è che devi rispettare il popolo che t'appartiene.
          Fondato sul lavoro è il tuo paese.
          Salute protegger vuole e con rispetto cerca
          di organizzare il di te mondo.
          Non hai colore, né religione.
          Solo diritti e obblighi d'onore.
          Non è difficile vivere in pace.
          Bisogna essere sociali e solidali.

          Vecchio:
          dici parole che mi commuovono un poco.
          Io non conobbi il diritto che citi ora.

          Frate:
          non è così.
          Non ti ricordi ma, ci fu un giorno
          che conoscesti democrazia
          non una sirena ma giustizia vera.

          È la famiglia la tua vera vita.
          Piccolo stato di grande poesia.
          Amore di donna incontrasti una volta.
          Amore sincero e giustizia di nostro signore
          che non è terreno.

          Appare la tigre:
          ama ciò che è da amare.
          Sogna ciò che puoi realizzare.
          Cammina veloce e non ti voltare.
          Guadagna con le tue opere e
          rispetta la tua gente.

          Non cercare un cavallo se non sai galoppare.
          Alimenta la fiaccola di giustizia e lotta perché mai si spenga.
          Ardua è l'impresa e non sempre funesta.
          Cambia il gioco e non farti fregar di nuovo.

          In groppa la tigre il fraticello e se ne va lasciando
          riposare il vecchierello.

          Dolce sonno e sogno profondo
          ed un risveglio con un libro in mano.
          Quanta emozione scorrer le pagine ingiallite.
          Racconta di eroi e di imprese coraggiose.
          Ogni norma è una storia scritta con onore.
          Impresa di coraggio e di virtù.
          Si scopre l'uomo dalla coperta avuta
          è la bandiera di una italia forte e fiera.
          Il cuore gli palpita in petto.
          Un solo grido sente.
          Giustizia a tutte la gente.
          Lottiamo per l'onor.

          Il piave ha mormorato.
          Milano l'austriaco ha scacciato.
          Terre di piemonte lo straniero ha condannato
          ma cavour con l'acqua non gli ha ceduto il passo.
          Napoli lo scugnizzo all'assalto a mandato.
          Il piccolo genovese una pietra di coraggio ha lanciato.
          Falsa alleanza con la germania
          e aerei di carta per la grande italia.

          Ad un tratto sento udir una voce.
          Vecchio, dal polifemico occhio tu stai ad osservare
          il tuo mondo.
          Piegata e battuta è stata mille volte la tua terra
          ma nobiltà di spagna l'ha comandata fiera
          anche se al popolo negò letteratura e scienza.

          Vecchio:
          il tempo che decanti è più lungo ancora.
          Non serve rivangar ma a guardare ora.
          Voglio un'italia di grandi gesta
          che si rialzi a realtà funesta.

          Frate:
          ricorda figlio che per fare un popolo onorato
          serve che la gente impegni il suo operato.
          È la famiglia virtù e forza grande.
          Piccolo stato in uno stato assai più grande.
          Non pesa la moneta e più non vale.
          Aumentan uomini soli e tristi e i servizi per il sociale.
          Pesano questi sul popolo d'italia:
          manca la compravendita e qualcuno che guadagna.
          Denari fuoriescono per topi senza scrupoli
          e casse dello stato son da consolidare
          le tasse aumentano per chi rimane.

          Vecchio:
          capito ho l'inganno e perché poi sempre pago!

          Appare la sirena:
          uomo non ascoltare il verbo.
          Seguimi te ne prego.
          Voglio portarti oltre sotto la luna piena.

          L'uomo di colpo cambia luogo
          e sopra un monte si ritrova d'uopo.

          Vecchio:
          di nuovo solo sono e vago nel mio mondo.
          Cerco la libertà ma imparo verità.

          Giustizia ho conosciuto
          costituzione ho letto
          e cosa tengo in petto?
          Ho il libro con me dietro.

          Voce di campo:
          ah! Ah! Ah!

          Vecchio:
          chi ride orsù?
          Chi è là?
          Ancora tu gnomo!

          S'affila l'unghie e ringhia.
          Lo guarda e lo sfida.

          Qualcosa porti in seno.
          Gli dice così di netto.

          Vecchio:
          guai a te o infido figuro.
          Se passi al mio passaggio
          ti sfido in un duello
          io porto grandi gesta e sono un italiano vero!

          Gnomo:
          lasciami il libro mastro.
          Il diritto così io cambio.
          C'è un vento di riforme e non ti puoi appellar.

          Tigre:
          non hai capito un fatto.
          Guarda il mio manto
          prostati davanti e rimani a testa china.

          Son fiera e decisa
          una fiaccola mi porto.
          Italia mi chiamo e volo o ringhio.
          Di zanne ti condanno se tocchi il vecchio uomo.

          Appare di fatto donna con abbondanti poppe.
          Una corona in guglie e una fiaccola di fuoco accesa.

          Son tigre ma son signora
          sono una grande forza.
          Il libro dammi uomo
          a custodirlo io ci sono.
          Guarda i miei piedi.
          Son pien di figli
          soldati valorosi
          fino alle caviglie.

          Gli gnomi uscirono a frotte ma
          davanti al fuoco di passione periron per loro sorte.
          È il popolo che insorge.
          Evviva la nazione!

          Il vecchio finito tutto guardò la donna statuaria
          prendere il volo trasformata in aquila.

          Non son più solo disse, con fare un po' commosso.
          Davanti a me c'è tutto il popolo.
          Voglio anch'io andare in volo e si aggrappò ad una zampa.

          Cieli azzurri di libertà conobbe allora.
          Acque cristalline e monti più verdi e salutò le genti.
          C'è un cuore che batte e appartiene a tutti
          è verde bianco e rosso ed emoziona troppo.

          Nessuno tocchi mai la nostra verità.
          Giustizia ereditata e libertà con gran forza conquistata!
          Francesca Genna
          Composta lunedì 16 dicembre 2013
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