Scritta da: Silvana Stremiz

Sfrigolano le stelle

Sfrigolano le stelle sul pane fresco delle mie ore
mentre in onde il grano
m'affoga di cielo
e fiorisco nel volo degli uccelli
parlando con l'eco
gridando vallate
frantumandomi il volto
nella danza sincopata dei semafori metropolitani.

Un miglio d'oro mi legge la carne
misurando in numeri vuoti
la corsa del mio respiro
la danza stanca del mio sguardo
e nella coppa delle mani
si versa la notte che bevo
come un'acqua d'oblio.

Si schiude la mia bocca in petali al mattino.

Sul duplice urto del giorno e della notte
mi scorre nelle vene l'acqua del mare,
ed i miei sogni sono ali di corallo
correnti d'alghe
ed il gracidare delle rane.
Anonimo
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Ballata

    Siamo forse noi nei mattini sui monti
    il sole, luce riflessa di poeti antichi?

    Noi, noi che accorriamo nel tempo,
    noi volteggiando inseguiti
    insicuri siamo destinati
    a trovare la morte... morte

    Noi che accorriamo nel tempo quieto d'autunno
    sui campi dove uomo non scoviamo alcuno,
    volteggiamo inseguiti ma siamo destinati
    a trovare la morte su questi campi a noi stranieri.
    Anonimo
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Emozione

      Emozione.
      Di un momento infinito,
      luce fra la nebbia,
      silenzio dopo lo sparo;
      momento vissuto ma mai capito,
      amato e mai tradito.
      E ora su questo tavolo cenere
      spazzata via dal vento,
      dissolta nel tempo
      di un momento.
      Ciò che ne rimane è qui nell'aria
      è qui e lo sento.
      Paura del buio
      nel sorriso dei tuoi occhi,
      ma c'è solo vita
      nella lacrima che dolce scivola via.
      Il mio tormento.
      Anonimo
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Vieni con me

        Vieni con me
        contempleremo insieme l'alba al mattino
        c'incanteremo a mirare le stelle alla notte
        ascolteremo del cuculo il magico richiamo
        e degli altri uccelli i versi più belli;
        ti prenderò per mano
        e correremo bambini ancora
        estasiati nel vento dietro all'aquilone.

        Vieni con me
        ti racconterò storie fantastiche
        per farti sorridere
        starò in silenzio quando lo vorrai
        ti cullerò allo stormire del bosco
        cercherò sentieri impervi
        e fiumi da guadare
        per prenderti in braccio.

        Vieni con me
        ti premierò con mille baci
        e carezze infinite
        quando con me avrai raggiunto
        dei monti le cime più ardite
        ammireremo i prati in fiore
        e non troverò neppure uno
        che sia bello come te.
        Anonimo
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Sono contento

          Sono contento
          Non scarabocchio più il tuo nome dove capita
          Riflesso lontano di un amore offeso
          Naufragato e affondato senza superstiti.
          Sono contento
          Il risentimento cede il passo all'indifferenza
          Panacea di rimpianti assopiti
          Sepolti da giovani cicatrici.
          Sono contento
          Immagini di un volto nuovo, pulito, sincero
          Aspettano da qualche parte...
          Questo maledetto tempo, ora non più
          Il nemico da sempre temuto e osteggiato.
          Sono contento
          Un blues sospirato in dodici battute
          Dodici i battiti di passione per una diversa stagione
          Improvvisazione di pause incerte follemente da vivere
          Note lunghe per arrivare alla fine dell'assolo.
          Sono contento
          Liberato dalla tua assenza
          Finalmente libero dalla tua presenza.
          Anonimo
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Il violino

            Lacrime che cadono tra i respiri.
            Pensieri che tornano,
            che ricordano lontane figure allo specchio
            ammantate d'orgoglio e di solitudine.
            Pensieri che muovono,
            parole che sfociano in immagini,
            e tra di esse
            il tuo volto severo
            si fa beffa delle mie incertezze.
            Tra le inquietudini delle mie nottate,
            con il violino che suona,
            la pioggia che cade
            e silente taglia i miei vestiti in gelidi brandelli…
            se solo smettesse.
            Se solo la pioggia smettesse di scendere
            così implacabilmente sui nostri destini,
            sul mio cuore che non conosce più il tiepido tocco del sole,
            sulle note di quel violino
            che da lontano suona impazzito di speranza…
            se solo smettesse.
            Ma il lamentoso suono si propaga,
            implacabile come una malattia,
            e si bagna di pioggia,
            si bagna di infiniti rimpianti.
            Le nuvole son là,
            e non parlano di te,
            ma tacciono nella loro immutata vanità
            come fossero parte della stessa sfilata,
            parte della stessa melodia.
            Il violino suona, suona, e suona ancora.
            Se solo smettesse di suonare,
            se solo smettesse di ricordarmi che non sei mia….
            Anonimo
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