Scritta da: Rodolfo Arcanà
in Poesie (Poesie d'amore)
Lo sguardo
Dimmi
che lo sguardo
non passa
ti prego
fai che sia così
dammi
un po' d'immenso
ora e sempre.
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Dimmi
che lo sguardo
non passa
ti prego
fai che sia così
dammi
un po' d'immenso
ora e sempre.
Nell'oscurità della notte
soffia il vento
sibila accorato una voce
sussurrando ti amo.
Fulgenti stelle brillano come non mai
in questa notte d'agosto
danzando riflettono ricordi
accecando lacrime e sorrisi
ed è al vento
che canti il mio nome.
La tua voce risuona
portandomi in un mare lontano
t'amo!
Mio gabbiano infelice
t'amo amore mio
immutato nel tempo.
Nel silenzio, seduta su questo vecchio divano
da lontano guardo il mare,
ma ne sento il respiro.
Tra le righe di questo diario ogni pagina,
parla di speranza, di te.
Sole segreto sulla mia anima.
Sento che si sono aperti
i cancelli d'autunno
ed io mi sto vestendo di foglie secche.
Sento ancora parole filanti
nell'agonia di questa estate, la malinconia
dei rimpianti senza orizzonti.
L'estate, l'avevo sognata, anelata.
Ora, in questo autunno, smarrita,
reprimo le emozioni.
Vorrei urlare al vento della mia favola.
Sento tra le dune della mente il tuo nome
un grido che nel vento si perde.
Sento diluvi di parole che non riesco a dirti,
ora è come parlare al vento
e il vento le flagella sugli scogli,
mentre il cuore mio frana.
Un giorno lo sento, tra i pensieri stanchi
racconterò la fine della mia favola:
"come una foglia al vento
il ramo la lasciò cadere, precipitare nel vuoto.
L'amore conservò il suo segreto
tra le pagine di pietra piene di speranza del suo diario."
L'anima sente che presto si compirà
il tempo delle foglie!
Una bugia:
di te che entrasti nella mia vita
come un fulmine a ciel sereno
e di me che non ti aspettavo
e nel trovarmi impreparata.
Tu come un ladro
hai forzato l'uscio,
sei entrato e ti sei preso il mio cuore.
Vorrei scrivere di te.
La verità:
di te che piano piano,
quasi in punta di piedi sei entrato nella mia vita.
Quasi come l'alba
dopo una lunga e buia notte,
non ti aspettavo
ma nel trovarti
il mio cuore giorno dopo giorno
gioiva!
Seduto ai bordi del mio cuore,
mi raccontavi di te,
ti raccontavo di me,
e nel tuo parlare
e nel mio ascoltarti
c'era un'intesa meravigliosa,
una sintonia armoniosa,
una sinfonia di note d'amore e di rispetto.
Le tue parole,
come una lieve carezza
mi sfioravano l'anima.
Vorrei parlare di te
per dirti grazie:
grazie di esistere.
Nell'albeggiare incerto del crepuscolo vagano i miei pensieri
raggiungono una vetta incerta,
percorrono tortuosi tornanti e poi ripiegano
al punto di partenza.
È un rimando continuo alle mie barriere.
Vorrei sfidarle, demolirle, oltrepassarle
ma la viltà ha la meglio.
So di non poterti avere, di non poterti raggiungere,
di tornare ad amarti come un tempo,
il tempo dei ricordi.
Placidi gli abissi si preparano ad accogliere
le mie spoglie emozionali, il mio cuore vacuo di promesse.
Quel maledetto assurdo e assoluto senso di vuoto, quando penso di averlo sepolto,
in fondo a qualche nascosto anfratto dell'anima eccolo che lui risorge
dalle ceneri di quel dolore
che mi aveva bruciato dentro.
Come araba fenice risorge dalle sue ceneri
lasciandomi esterrefatta,
confusa e incapace di difendermi.
Violento ed inaudito come
una scarica da migliaia di volt,
quell'antico dolore che fino
a quel momento sonnecchiava
in fondo alle mie viscere inizia
a risvegliarsi.
Perché il bisogno di amarti
era così forte da abbattere
ogni ragionevole dubbio?
Forse non lo saprò mai,
o forse in quella magica
alchimia di sguardi si celava
il bisogno di curare il mio dolore
curando il tuo.
Intravvedo in lontananza
quel bisogno di associare
il dolore all'amore,
un'eterna lotta tra amore e
dolore dove il vincitore
era sempre quel maledetto
e sordo dolore che rompeva
i timpani per farsi ascoltare
e che adesso mi spacca il cuore
facendomi scoprire che forse
non ti ho amato mai.
Eterno era l'attimo, del mio ricordo di te!
Era un fiore od un palpito,
forse uno sbattere d'ali,
forse un fruscio,
forse un cenno o un saluto sull'uscio,
nella presenza quasi improvvisa
di quella tua assenza.
Eppure; ancora è tanta la luna nel cielo,
e la sua magica voglia di alzare il mare
nel rimpiattino scherzare col mondo,
e poi l'incanto, di quel ruotare incessante,
al tocco quasi fugace di questo mio esistere!
E intanto scorre, di te, quel quasi qualcosa
che invece corre al ricordo
di un impalpabile coglier di sfioro;
come fosse un pensiero,
forse pura emozione,
o forse mera illusione
che tu ci sia stata, proprio e davvero,
come la luna ed il mare,
in questo esister del mondo!
Come fosse illusione...
forse; illusione...
come se fosse soltanto illusione, svanita
dentro quell'attimo eterno;
del mio ricordo di te, di questa mia vita!
L'amore mette ad ognuno di noi
prove che raramente
siamo in grado di superare.
Non vi è amore senza sofferenza
non vi è gioia senza lacrime
non vi è perdita senza dolore.
L'amore un sentimento
bello da esprimere
gaio da manifestare
l'amore l'amore
preziose perle
della nostra vita!
Resto ancora un po'
qui nei paraggi
a far cosa di preciso non so
c'è tanto ancora da poter vedere
l'incavo di quel vecchio ulivo, lo ricordi?
Quello della nostra prima volta
non ci mettemmo il naso dentro
per paura che lo gnomo
che l'abitava ce lo mordesse
ricordi le risate che si mischiavano al frusciare delle foglie
chissà se c'abita ancora
il nostro gnomo
e se andandolo a trovare
piuttosto che morderci non ci offrisse le ultime parti di noi
e una magica miscela per incollarle
resto senza speranza
così girovagando
ci sono parecchi suoni ancora da ascoltare
come questo tuo nuovo
m'è capitato una sola volta di lambirlo
laggiù a mare
quello degli amplessi rubati
quando l'onda spegneva l'ululato
nella grotta prima che tu sussurrassi strambrerie
chissà perché in quel momento
non ci badavo
chissà perché ora in prossimità della tua distanza mi dilania
resto un po'
solo un po'
poi m'incammino
sarà questo tuo nuovo suono ad accompagnarmi
o le tue parole a fermarmi.
Questo sole dolce
di Novembre
versa barili d'oro
sugli alberi,
tra le fiorite aiole
trovo fiori d'autunno
e qualche rosa,
voglio regalarti una collana
di gemme di parole.
Ora il sogno ha bussato
la tua porta,
sento dagli spiragli
la tua voce
dolce che incanta
tutta la notte è facile sognare.
Il tempo passa in fretta.
Ora l'alba carezza le tendine
con un filo di voce,
il sole spunta,
spolvera la nebbia,
mi sorprende in cammino
in equilibrio
sopra un filo teso
tra due sogni
dietro falde di nuvole,
trasparisce cocci di riflessi
cui mi aggrappo
per non precipitare.