Diario


Scritto da: Nunzio M.
Caro Pinocchio non essere triste e non ti arrabbiare se tutti ti chiamano bugiardo, rilassati perché nonostante eri un pezzo di legno e sei nato in una favola, al contrario di tanta gente un cuore l'avevi, ed era tanto puro che anche se è dovuto durare tutta una favola per realizzare il tuo sogno di diventare un bambino vero e buono, tra sogni e bugie, tra pene e paure, hai imparato ad ascoltare la sua voce e alla fine hai tagliato sulla strada giusta. Devo dire che sei stato e lo sei ancora un capolavoro di racconto e sei unico, ma devo dire anche che non sei l'unico bugiardo, perché nella vita reale ce ne sono di peggio che, non sono certamente di legno come lo eri tu ma non hanno neanche un cuore puro come lo avevi tu. Lo so, è triste perché purtoppo non è una favola, vivono nel quotidiano di questa vita reale e la cosa peggiore è che non si rendono nemmeno conto del male che fanno agli altri pronunciando parole inzuppate di veleno, gente che respira ma non vive perché si sono lasciati uccidere dall'ego e dalla rabbia, gente senza anima e con la cattiveria nel cuore, gente con la mente così sgangherata che anche sforzandosi non hanno un briciolo di originalità nelle cose che dicono e non sa fare niente altro che diffamare il prossimo, gente la cui vita è talmente vuota che se vorrei scrivere un libro sul loro cervello riuscirei a malapena a fare la copertina. Credimi caro Pinocchio, a te è servito tutto un racconto ma a certa gente invece non bastano due vite per diventare buoni.
Composto lunedì 17 luglio 2017
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    L'istinto di sopravvivenza ha dell'incredibile, questo impulso primordiale ci condiziona la vita da sempre, pur essendo perduti continuiamo a portarci dietro il fardello dell'anima, o quel che ne resta, davanti a noi la solita incredibile vita... non sappiamo spiegare perché ne siamo così maledettamente ancorati. È una guerra di passioni e di ragione, di follia e serenità, di un attimo che prendiamo di nascosto, tornando al resto che vivremo, e mai più come prima.
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      Scritto da: Ferdinando Garzillo
      Odio gli opportunisti, quelli che ti prendono in simpatia solo se riesci a dar loro ciò che vogliono, solo se stai bene e non per il puro piacere della tua presenza, solo se ti va tutto a gonfie vele ed hanno qualcosa da guadagnarci, e che appena stai male si dileguano come delle lucertole, quasi come se avessi una malattia contagiosa; credo che un atteggiamento del genere renda le persone immeritevoli di ricevere amore, ma esso è fatto di volontà, ed è esattamente questo il motivo per cui in pochi sanno amare.
      Composto lunedì 17 luglio 2017
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        Non sarebbe comunque servito a qualcosa, dato che lei l'aveva già persa una volta, ogni mattina prima di allora. Avrebbe di sicuro mandato un altro all'incontro, com'era suo solito, la maschera di un uomo che non era lui, una copia di sé deformata, trasformata dagli eventi e dall'aver vissuto quel sonno lungo e prolungato, che lo aveva quasi reso ebete. Il suo era un corpo consumato, che si portava dietro a forza, costretto. Era quasi ora di andare, e non c'era modo per uscirne.
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          Adoro Don Matteo, perché è il Prete che vorrei vivere davvero.
          Il Prete virtuoso conserva intatto il sorriso sulle labbra e negli occhi; ha un animo gentile verso il prossimo, un carattere generoso, onesto, altruista, umile, di poche parole e di molti fatti (fatti per bene...).
          Il Prete virtuoso vive l'insegnamento di Dio intensamente, non solo con la mente o le parole, e fa vivere tale insegnamento a chiunque possa incontrare sul suo cammino.
          Il Prete valoroso, non è affatto presuntuoso, non ti guarda con disprezzo, ma ti serve con amore e ti tratta con rispetto;
          di vero cuore!
          Il Prete dignitoso non guarda alle sue tasche, non vive di danaro, ma di Misericordia ed autentica carità.
          Carità che tutto muove, che tutto risana.
          Un Prete d'amore, non ama esser servito per poi dare il ben servito, ma serve la sua comunità con affetto e tanta stima, senza pretese, senza servilismi da parte dei parrocchiani, ma servendo (ripeto) con rispetto e stima, non già con superiorità, alterigia, scorrettezza, presunzione, cattiveria vera e propria (nel caso qualcuno dovesse osare contraddire), scostumatezza e nervosismo alle stelle.
          Quando un Prete parla di umiltà, di carità, di gratuità, di amore e rispetto reciproco, per poi dimenticare ciò che ha detto una volta sceso dal pulpito (comportandosi totalmente all'opposto), mi fa urtare.
          Non credo più in determinati "Preti". (Tanto rispetto per loro che sono comunque esseri umani).
          Credo solo in Dio.
          Composto lunedì 5 gennaio 2015
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