Diario


Scritto da: Lucia Quarta
Ogni giorno scelgo di farcela. Inizio di primo mattino ed inizio a disegnare il sole nei miei pensieri, anche se poi non è il sole che ho dentro, ma decido di farcela perché è necessario per poter affrontare la giornata. Tolgo la nebbia che c'è intorno per poter far brillare il sole. Così senza contare le ore incomincio a capire che la vita va un po' accompagnata con un pensiero positivo quello che a volte credi di non avere e ad un tratto tutto ti può sbalordire quando capisci che la vita continua e guarisce chi è forte e decide di non molla mai.
Composto lunedì 26 giugno 2017
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    Scritto da: HenryChinaski
    Pensavo a Hester, la sua pazzia mi mancava come a un quadro i suoi colori, ne avevo bisogno come un ragno ne ha della sua tela. Mai, mai per un secondo in fondo l'avevo sentita mia. Non era ancora nata una donna che avrebbe amato un uomo come lei fece con me. Fu un attimo però, e la vidi sfumare impotente, nei pensieri, negli sguardi, nei discorsi dove era solita perdersi, nei giorni che scorrevano inquieti, come lei. In ogni sera che precede il mattino a poco a poco si faceva più indolente, gli occhi più spenti, l'anima pesante, il cuore più muto. Mi accorsi già tardi che non era più mia. Di sicuro lo era stata, ed io non avevo saputo goderne un solo momento. Non c'è morte peggiore, non c'è redenzione per aver sprecato l'amore, né una colpa piu grande per non averlo saputo riconoscere. Ero in cucina ma altrove, perdutonei miei mille perché, provato nel profondo mentre scontavo la mia pena. La incontrai in un giorno qualunque, e fu un subbuglio all'istante, come bere acqua fresca dopo una corsa in estate. Era di maggio. Amai la sua forma, l'armonia dei suoi gesti. Vidi da subito una luce nascosta, che non sapeva nascondere. Parlammo del niente in seguito, e ridemmo più volte. Lei mi guardava di nascosto, quando sembravo distratto, io facevo finta di non accorgemene e la lasciavo fare, mentre la birra riempiva il mio stomaco e qualcosa il suo cuore chi lo sa... Stemmo lì a cazzeggiare e uscimmo che era quasi giorno, feci per salutarla e la baciai poi, non potevo far altro... fu da allora che i sogni divennero un tarlo, ossessione e tormento, fui rapito e portato lontano. Non avrei mai assaggiato, in nessun altro luogo, un così dolce sapore. Se c'era un Dio però, aveva i suoi occhi, e se non c'era cazzo, ero nei guai, perché era la sola cosa alla quale potevo aggrapparmi... Tornai ad esser solo, la mia casa, i piatti sporchi, muri ingialliti dal fumo, era quello che meritavo in fin dei conti, che cazzo però, quella mi piaceva davvero. Staremmo bene insieme per un po', e ci ameremo alla follia, giusto il tempo di odiarci e mandare tutto a puttane per l'orgoglio di entrambi...
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      Scritto da: Lina Viglione
      Sono una persona amabile, ma ho anche tante carenze, e questo è anche il mio modo di essere, diversamente non sarei così serena. Sono amabile non perché credo di avere delle facoltà illimitate, ma perché sono fragile e quando mi prende il panico mi battano i denti come una bambina. E per quanto cerco di farmi vedere diversa, sono facilmente rompibile, anche quando rido, quando canto, mi copro dietro uno stupido scudo di auto incoraggiamento. Ma malgrado tutto credo di essere abbastanza normale, a volte ironica a volte disincantata, ma condiscendente e comprendente con tutti. Nella vita c'è un uscio, oltre la quale si ritorna bambini e come una bambina ho anch'io nonostante gli anni ho bisogno di coccole, poter parlare senza paura di non essere compresa, parole che dovrei far tacere ma lasciare che le emozioni escano attraverso la bambina che vive ancora in me. Mi piacerebbe trovare un senso per cose che non ne hanno. Sarebbe davvero piacevole provare emozioni per attimi che non esistono, e vivere quei brevi momenti come quando si osserva un bambino che felice mi sorride. Guardare quel raggio di sole quando mi accarezza e mi invita a sorridere e trovare la felicità in questi piccoli momenti. Una piccola gioia quotidiana che oramai non vediamo più... ma ci saranno sempre.
      Composto domenica 1 gennaio 2012
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        Scritto da: Carlo Tracco
        Visioni di Lara

        Larina Lara Leretta Mia Lo di un Humbert* tuo coetaneo
        mia prima musa sirenetta

        Febbraio 1999

        Scarabocchio di lei

        Neve candida e soffice s'abbatteva sui tetti a fiocchi.
        Nel grigiore d"una stanza brillano nel libro di Catullo odi e i tuoi occhi.
        In una macchia di caffellattè nella pagina di Storia.
        Vive lei e sua bellezza... intoccata da macchia di alcuna cosa imperfetta.
        Chissà se nel lume d'uno studiolo tu, forse a chissà' che cosa pensare... in quella fatica che comune è dovere dell'uomo...
        e qualcuno da amare!
        Lara... mia serafica visione
        Tu celeste incarnazione di ogni del microcosmo perfezione.
        Come son ora tra un trocheo e un dattilo verso delle Bucoliche (1 ) stanco.
        Ma domani non vedo l'ora la campana suonare di scuola l'ora di ricreazione per darti uno
        una distratta attenzione!

        1: Bucoliche opera in versi esametrici scritta nel 38 a. C. dal poeta Publio Virgilio Marone 70-10 a. C.
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