Le migliori poesie inserite da Silvana Stremiz

Questo utente ha inserito contributi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Frasi di Film, in Umorismo, in Racconti, in Leggi di Murphy, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: Silvana Stremiz

Pioggia

Cantava al buio d'aia in aia il gallo.
E gracidò nel bosco la cornacchia:
il sole si mostrava a finestrelle.
Il sol dorò la nebbia della macchia,
poi si nascose; e piovve a catinelle.
Poi fra il cantare delle raganelle
guizzò sui campi un raggio lungo e giallo.
Stupìano i rondinotti dell'estate
di quel sottile scendere di spille:
era un brusìo con languide sorsate
e chiazze larghe e picchi a mille a mille;
poi singhiozzi, e gocciar rado di stille:
di stille d'oro in coppe di cristallo.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz

    We Two Boys Together Clinging

    We two boys together clinging,
    One the other never leaving,
    Up and down the roads going, North and South excursions making,
    Power enjoying, elbows stretching, fingers clutching,
    Arm'd and fearless, eating, drinking, sleeping, loving,
    No law less than ourselves owning, sailing, soldiering, thieving, threatening,
    Misers, menials, priests alarming, air breathing, water drinking,
    on the turf or the sea-beach dancing,
    Cities wrenching, ease scorning, statutes mocking, freebleness chasing,
    Fulfilling our foray.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz

      Dorcas Gustine

      Non ero amato dagli abitanti del villaggio,
      tutto perché dicevo il mio pensiero,
      e affrontavo quelli che mancavano verso di me
      con chiara protesta, non nascondendo né nutrendo
      segreti affanni o rancori.
      È assai lodato l'atto del ragazzo spartano,
      che si nascose il lupo sotto il mantello,
      lasciandosi divorare, senza lamentarsi.
      È più coraggioso, io penso, strapparsi il lupo dal corpo
      e lottare con lui all'aperto, magari per strada,
      tra polvere e ululi di dolore.
      La lingua è magari un membro indisciplinato —
      ma il silenzio avvelena l'anima.
      Mi biasimi chi vuole — io son contento.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz

        Il Pesco

        Penso a Livorno, a un vecchio cimitero
        di vecchi morti; ove a dormir con essi
        niuno più scende; sempre chiuso; nero
        d'alti cipressi.
        Tra i loro tronchi che mai niuno vede,
        di là dell'erto muro e delle porte
        ch'hanno obliato i cardini, si crede
        morta la Morte,
        anch'essa. Eppure, in un bel dì d'Aprile,
        sopra quel nero vidi, roseo, fresco,
        vivo, dal muro sporgere un sottile
        ramo di pesco.
        Figlio d'ignoto nòcciolo, d'allora
        sei tu cresciuto tra gli ignoti morti?
        Ed ora invidii i mandorli che indora
        l'alba negli orti?
        Od i cipressi, gracile e selvaggio,
        dimenticàti, col tuo riso allieti,
        tu trovatello in un eremitaggio
        d'anacoreti?
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Silvana Stremiz

          Patria

          Sogno d'un dì d'estate.
          Quanto scampanellare
          tremulo di cicale!
          Stridule pel filare
          moveva il maestrale
          le foglie accartocciate.
          Scendea tra gli olmi il sole
          in fascie polverose;
          erano in ciel due sole
          nuvole, tenui, róse:
          due bianche spennellate
          in tutto il ciel turchino.
          Siepi di melograno,
          fratte di tamerice,
          il palpito lontano
          d'una trebbiatrice,
          l'angelus argentino...
          dov'ero? Le campane
          mi dissero dov'ero,
          piangendo, mentre un cane
          latrava al forestiero,
          che andava a capo chino.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Silvana Stremiz

            Il mendico

            Presso il rudere un pezzente
            cena tra le due fontane:
            pane alterna egli col pane,
            volti gli occhi all'occidente.
            Fa un incanto nella mente:
            carne è fatto, ecco, l'un pane.
            Tra il gracchiare delle rane
            sciala il mago sapiente.
            Sorge e beve alle due fonti:
            chiara beve acqua nell'una,
            ma nell'altra un dolce vino.
            Giace e guarda: sopra i monti
            sparge il lume della luna;
            getta l'arti al ciel turchino,
            baldacchino
            di mirabile lavoro,
            ch'ei trapunta a stelle d'oro.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Silvana Stremiz

              Gloria del disteso mezzogiorno

              Gloria del disteso mezzogiorno
              quand'ombra non rendono gli alberi,
              e piú e piú si mostrano d'attorno
              per troppa luce, le parvenze, falbe.

              Il sole, in alto, - e un secco greto.
              Il mio giorno non è dunque passato:
              l'ora piú bella è di là dal muretto
              che rinchiude in un occaso scialbato.

              L'arsura, in giro; un martin pescatore
              volteggia s'una reliquia di vita.
              La buona pioggia è di là dallo squallore,
              ma in attendere è gioia piú compita.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Silvana Stremiz

                Talor mentre cammino per le strade

                Talor, mentre cammino per le strade
                della città tumultuosa solo,
                mi dimentico il mio destino d'essere
                uomo tra gli altri, e, come smemorato,
                anzi tratto fuor di me stesso, guardo
                la gente con aperti estranei occhi.

                M'occupa allora un puerile, un vago
                senso di sofferenza ed ansietà
                come per mano che mi opprima il cuore.
                Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
                occhi di bimbi, facce consuete
                di nati a faticare e a riprodursi,
                facce volpine stupide beate,
                facce ambigue di preti, pitturate
                facce di meretrici, entro il cervello
                mi s'imprimono dolorosamente.
                E conosco l'inganno pel qual vivono,
                il dolore che mise quella piega
                sul loro labbro, le speranze sempre
                deluse,
                e l'inutilità della loro vita
                amara e il lor destino ultimo, il buio.

                Ché ciascuno di loro porta seco
                la condanna d'esistere: ma vanno
                dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
                occupato dall'attimo che passa,
                distratto dal suo vizio prediletto.

                Provo un disagio simile a chi veda
                inseguire farfalle lungo l'orlo
                d'un precipizio, od una compagnia
                di strani condannati sorridenti.
                E se poco ciò dura, io veramente
                in quell'attimo dentro m'impauro
                a vedere che gli uomini son tanti.
                Vota la poesia: Commenta