Scritta da: Maria Cristina Pazzini
in Poesie (Poesie personali)
Correre come volare
Arrestare il proprio passo
là dove il precipizio si apre,
poi basta volare
per guardare dall'alto
le piccolezze del mondo.
Composta giovedì 12 novembre 2015
Arrestare il proprio passo
là dove il precipizio si apre,
poi basta volare
per guardare dall'alto
le piccolezze del mondo.
Noi,
i ragazzi dello zoo di Berlino
pianga la luna su queste righe.
Libertà, l'abbiamo vista ubriaca
cadere in palpebre cerulee
e in focolari assurdi
tra le braccia materne
che non ci fu concesso avere.
Ci si spegne
sulle strade che scegliemmo
un buco dopo l'altro
Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.
Una penna,
l'anima vuota
pensata e raccolta
da un qualche centinaio di fogli
è l'effige della nostra liberazione
una botta alle catene
sulle sbarre della nostra dannazione.
Il sole saluta l'uomo
sta per immergersi nel mare
proprio come lui
impavido cacciatore
che tenta un ultimo assalto
alle ignare vittime
tra la spuma e le onde
non teme l'ignoto
quel profondo blu
si tuffa a capofitto
perché questa è vita
sentire il profumo di salsedine
afferrare la carne
gustarsi il pasto meritato
e poi tornare a volare alto
nel cielo.
La vita soffia forte sulle vele
e la scia ti porta sempre verso il tramonto.
Tutto scompare insieme al sole
le parole sembrano scivolare nelle lacrime di ricordi lontani.
Puoi urlare il mio nome
il vento non cancellerà la tua voce che è un canto
poi sognami nelle stelle
e quando quella lacrima scenderà sul tuo viso
non sarà perduta ma bagnerà un nuovo ricordo.
Pomeriggio grigio,
buio,
velato di malinconia.
La pioggia, il vento
raffreddano la terra,
ma caldo resta
il mio cuore,
gonfio d'amore
di te,
dolcissima donna,
che riempi la mia vita
del tuo profumo.
Incertezza
nel ricercare la verità
non dimostrabile
trapela nei miei pensieri
la natura affonda
nel mistero
e chiede significato
per il continuo trasformarsi
in un ciclo continuo
tra vita e morte
dove rivelazione
comunicata all'uomo
perpetra dubbio
così
che sogno
nell'infamia mia
la pura anima
che ancor non trovo
ma etica e morale
completano il cammino
dove nessuno
si è mai spinto
e aspetto incredulo
l'aldilà.
C'era una volta un marinaio
che remava oltremare.
Con le sue braccia d'acciaio
nulla lo poteva fermare.
Nella quiete di quel giorno
remava senza sosta:
senza guardarsi attorno,
lo sguardo fisso alla costa.
Laggiù una donna lo attendea
indossando una veste chiara.
Sembrava quasi una dea,
che ogni ferita ripara!
Quando a riva fu arrivato,
il marinaio stanco,
perse tutto il fiato
davanti all'angelo bianco.
Al che in un sorriso gli disse:
"L'isola di Itaca hai raggiunto!"
lì dove Omero pose Ulisse,
quando alla storia mise il punto.
Giorni bui, scuri, tetri adombrano i miei occhi;
l'occasione di tingere un foglio
s'affaccia nella mente, lesta,
come se fosse l'ultimo di una serie
di sfoghi in cui le mie mani s'abbandonano.
Non oso descrivere la mia tristezza,
già di per se lugubre come espressione,
che si spande copiosa come lacrime a
sporcare l'onestà di codesta cartaccia;
destinata ad essere sfruttata e poi gettata nel dimenticatoio,
insieme ad altri mille perché.
Riversa, è riversa su di un precipizio senza fine,
senza ombra, senza la fugacità di un ultimo pensiero.
C'è una coccinella sul mio vetro,
da dietro la tenda vedo
le alette volare.
Si posa sul vetro,
cammina veloce sulle sue zampette.
Apre le ali e vola per
fare più strada,
poi si riposa e cammina.
C'è una rossa coccinella dietro
la tenda bianca,
una fortuna tutta per me:.