Poesie personali


Scritta da: Cristiano Talli
in Poesie (Poesie personali)

Sonni agitati

Di sonni agitati,
si nutre il mio lato scuro
e come mendaci gabbiani
confusi su di un cielo plumbeo,
affollano le mie notti affamate
di te.

E
la mia mano cieca
si smarrisce nello spazio freddo e vuoto
del mio immenso adagio
e precipita nell'orma del tuo viso,
fascino dei miei sogni oramai perduti.

Ugualmente a te
affido il mio sonno,
custode dei miei sogni e signora dei miei segreti
perché tu non perda il sapore delle mie parole
che le nostre labbra lessero insieme
al buio sulla mia bocca,
ed io non dimentichi il tocco del tuo cuore,
che riempiva la notte con il mio.
Perché ci siano nuove notti,
nuovi segreti,
nuovi sogni.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie personali)

    Silenzio Eterno

    Un tonfo, un urlo,
    e poi silenzio.
    Mi cingo in ginocchio...
    perso nel vuoto
    l'ultimo alito di vita.
    Attonita, estranea, disperata,
    mi guardo intorno:
    non c'è più nulla,
    a terra corpi senza vita,
    mentre sale dal cielo
    il fumo di ultimi
    cumuli di cenere.
    Sono accanto al tuo corpo
    e grido,
    mentre le lacrime
    mi rigano il volto, e
    bagnano le tue mani.
    Con le ultime forze
    rimaste, mi sfiori
    la labbra con le dita...
    altruista più di qualsiasi
    essere umano,
    mi regali gli ultimi
    brividi, l'ultima
    dolce e intensa
    rivelazione del tuo amore.
    Poi lentamente
    cade la tua mano,
    ancora il sangue
    scorre fuori dal
    tuo cuore,
    ancora l'ennesimo
    sussulto,
    poi più nulla.
    Mi sono risvegliata
    dall'incantesimo
    della tua carezza,
    e ti vedo
    come tutti gli altri,
    steso sul terreno,
    fermo, freddo, morto.
    Forse mi hai regalato
    quei momenti per
    evitarmi almeno
    per un istante
    la triste e cruda realtà.
    Batto un pugno
    sul suolo, e poi
    cerco di picchiarti,
    ti do del farabutto e
    grido: -Perché te ne sei andato
    senza di me? Perché mi hai lasciata
    sola? Portami con te!-
    Ma tu non rispondi:
    per la prima volta
    il tuo non è
    un tacere di riflessione...
    è un silenzio eterno.
    Guardo i tuoi occhi,
    ma subito li chiudo:
    voglio ricordare la loro
    intensità, li voglio
    ricordare così com'erano...
    capaci d'imbarazzarmi,
    di farmi sorridere, pensare,
    eccitare.
    Con timore ti poso
    una mano sul
    petto... il vuoto,
    non respiri più...
    Non sentirò più il tuo
    respiro sulla pelle,
    non sentirò più la tua
    mano sul mio corpo,
    non sentirò più
    la tua voce
    che mi rilassava,
    mi desiderava.
    Sfinita
    mi accascio su di te,
    ormai non sento più nulla,
    il mondo intorno a noi
    si è dissolto.
    Chiudo gli occhi
    e vedo ancora noi,
    ma per la prima volta
    felici, uniti, insieme.
    Sento ancora il calore
    e il profumo della
    tua pelle, il tuo cuore
    batte ancora,
    i tuoi occhi mi guardano...
    la tua mano prende la mia
    le mie labbra sfiorano
    le tue...
    sono morta lo so...
    ma non ho sentito dolore,
    adesso sono con te.
    Il mondo è finito,
    la vita non esiste più,
    ma per noi, amore mio,
    è appena cominciata.
    Lontani dall'odio, dall'ipocrisia,
    dall'indifferenza,
    adesso siamo io e te,
    solo noi due,
    per goderci la nostra
    felicità eterna.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie personali)

      Angelo Nero

      Tu con la tua anima
      disperatamente dannata,
      mi hai incatenata, incantata.
      I tuoi occhi scrutano perversi
      il mondo, e profondamente
      lo vogliono, lo cercano.
      Tu non sei che un angelo,
      un angelo dannato,
      destinato ad una vita lugubre,
      buia, eppure vedi una luce
      che ogni mortale ignora,
      hai aperto una porta
      alla sapienza eterna e vera,
      e per questo condannato e
      forse un giorno ingiustamente...
      giustiziato.
      La tua bocca parla
      di cose proibite, di verità censurate,
      critica le assurdità del mondo.
      Eppure tu non sei che un angelo,
      un angelo destinato ad una vita
      solitaria, lunga e dura come
      rigidi inverni.
      Come gelo, la società,
      su di te s'abbatterà per soffocare
      la tua sete di verità e giustizia,
      chiusi nella loro ignoranza,
      non vorranno vedere, non
      vorranno sentire.
      Eppure tu,
      dolce, dannato, triste angelo,
      non farai che aumentare il calore,
      la passione, che dimorano in te,
      che ti danno una ragione per vivere.
      A volte vorresti che mai
      la tua mente fosse stata illuminata:
      è difficile combattere da soli,
      e piangi nel tuo silenzio,
      e un rosso scarlatto scende sulle
      tue guance.
      Gridi, gridi pietà ad una vita più
      volte rinnegata,
      ma tu sei il prescelto, non sei che
      un portatore di felicità, di serenità.
      Eppure vivi nella disperazione,
      nel tuo dolore, mascherandolo,
      nascondendolo a te stesso,
      vivi le pene dell'inferno,
      solo per portare un po' di pace.
      Ma tu, tu non sei che
      un angelo,
      tu sei innocente,
      ma per il mondo sei il male,
      sei le loro paure, sei le loro
      perversioni, sei ciò che rifiutano.
      E per me, non sei che
      l'amore, la passione, il fuoco,
      la sapienza, la verità,
      sei il mio spirito, la mia anima,
      tu che mi proteggi sotto le tue ali,
      che mi guidi con la tua mano,
      che mi parli con gli occhi,
      tu che sei la mia salvezza,
      tu: il mio angelo nero.
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        Scritta da: Filippo C.
        in Poesie (Poesie personali)
        Io sono l'uomo che divenne donna,
        io sono il caos che divenne ordine,
        io sono la bontà che divenne cattiveria,
        io sono il cielo che divenne terra,
        io sono il fuoco che divenne acqua,
        io sono la spada che divenne fiore,
        io sono tutto che divenne nulla,
        io sono il regalo che divenne il dispetto,
        io sono la vita eterna e la morte,
        io sono il dolore che divenne solievo...
        io sono... l'Amore.
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          Scritta da: Marilù Rossi
          in Poesie (Poesie personali)
          Se tu fossi una stella, giuro...
          non dormirei mai per guardarti brillare fino alla fine,
          fino a quando la tua lucentezza svanirebbe pian piano
          ma io sarei lì ad aspettare una nuova notte per rivederti.

          Se tu fossi il mare ti rivedrei ogni giorno nei miei occhi
          e sfiderei ogni tempesta, ogni vento pur di toccarti...

          Se tu fossi il cielo morirei pur di raggiungerti...
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