Poesie personali


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie personali)
Don't cry Argentina Don't cry Argentina
sui tuoi aerei pieni di urla
sopra corpi scaraventati nel mare
dal cielo con i tuoi scarponi militari
don't cry Argentina
con la coppa del mondo
innalzata dai sorrisi assassini
dei tuoi Videla
don't cry Argentina
sullo sguardo delle madri
intorno a piazza Major
con gli occhi di corpi straziati
le unghie e la lingua recise della libertà
dont'cry Argentina
sulla notte omicida
della tua storia.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie personali)

    Il vestito più bello

    Ti ho disegnato addosso il vestito più bello
    e ti ho guardato a lungo.
    Sono arrivata fino alla porta del cuore
    ho aperto ed ho guardato anche là
    e mi è piaciuto quello che ho visto,
    o forse ho visto quello che mi è piaciuto...
    su, su, sono entrata nella tua testa
    ed ho letto i pensieri,
    ho letto quelli scritti con la mia grafia,
    erano belli e dentro c'ero anch'io.

    Ti guardo e penso:
    se ti spoglio cosa resta?
    Cosa resta sotto il vestito,
    dentro il cuore, nella testa...
    Cosa resta di quello che vedo,
    di quello che leggo,
    di quello che penso che tu sia?

    Resto io.
    Resta la mia passione stupida
    che con la violenza di uno schiaffo sonoro,
    improvviso,
    ritorna ogni volta al mittente.

    Resti tu.
    Quello vero,
    quello che non conosco,
    che non oso guardare,
    e che forse non mi piacerebbe neanche...

    Ma è così bello il tuo vestito,
    non toglierlo,
    voglio guardarti ancora!
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie personali)
      Figli di una generazione
      Uomini della continua lotta
      camminano nel fumo e nella nebbia
      arrampicati sulle schegge dei muri.
      Le canne grigie puntate sui pensieri
      e le marce come cordoni ombelicali
      per servire il popolo.
      Le mani si stringono
      le tempie riempiono i polmoni di rabbia
      serpeggia la morte nel volo delle bottiglie.
      Si diffonde la luce della comune
      si divulga con sigarette e mozziconi brulicanti
      ogni parola ha la forza di un proiettile.
      Nessun suono spara abbastanza per la sordità del tempo
      e questo tempo non risparmia i sogni
      non coltiva martiri e seppellisce gli eroi.
      La propaganda delle risposte imbavagliate
      con i pugni allo stomaco ribelle
      e il vomito dell'odio e del dileggio.
      Figli di una generazione
      canti rubati per niente
      e troppi silenzi nelle bare mute.

      ** riflessione di un estremista degli "anni di piombo"
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie personali)

        Il Natale di Goma

        Palline nere sull'albero dell'indifferenza
        cioccolatini stremati dopo lunghi giorni di cammino
        piccole luci nell'esodo della disperazione.
        Sotto l'albero le mosche come fiocchi sui regali
        sciamano sopra corpi di mamme bambine
        dentro la pelle virgulta del loro amorino.
        Saltano gli occhi rovesciati
        come il miele sulle nostre belle tavole imbandite
        ci riportano in sella al confine dell'odio.
        Passano i pastori di questa cecità
        brandiscono il macete del genocidio
        poi si fanno dimenticare in qualche pagina nascosta di quotidiano.
        Il Natale di Goma.

        ** Città di confine tra Zaire e Ruanda dove un esercito
        di profughi si sposta e vaga senza meta alcuna, in un genocidio
        assurdo tra etnie hutu e tutsi.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie personali)

          Non v'è cosa che l'uomo non possa aspettarsi

          Non v'è cosa che l'uomo non possa aspettarsi, o negare giurando,
          o che desti stupore, da che Zeus, il padre degli dèi nell'Olimpo,
          fece notte nel mezzo del giorno, occultando la luce
          al sole splendente. E una triste paura sugli uomini venne.
          Tutto da allora è degno di fede, tutto dall'uomo può essere atteso:
          nessuno di voi si stupisca, nemmeno se vede
          le fiere scambiar coi delfini il pascolo marino,
          e che ad esse le onde echeggianti del mare siano più gradite
          della terra, così come ai delfini il monte boscoso.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie personali)

            La Fattoria di Bradin

            Pioggia di guerra
            sulle teste dei soldati
            Nel baratro di una guerra da cani
            Pelle segnata e ferita
            Sguardi in fuga oltre ogni frastuono

            Pioggia di guerra
            sulle teste dei bambini
            Con il peso dell'odio negli occhi
            Giochi di guerra fuori nei cortili
            Ronzio di mosche
            su orecchie sorde e bocche di fame

            Pioggia di guerra
            su corpi nudi di donne
            Violenza carnale senza passione
            Urlo di paura
            sibilo di proiettile
            Al di là della linea di confine.

            Pioggia di guerra
            sulle case di periferie
            Bruciate in attimi di lucido bang umano
            Bomba odio senza avviso
            E distruzione intorno alla fattoria di Bradin

            Pioggia di guerra
            Sul cortile della stazione
            Treni in fiamme sui ponti di ferro
            Crateri e buche nelle strade deserte
            Acqua veleno da Pristina a Novi Sad

            Pioggia di guerra
            Bagnati di odio
            Avanzano eserciti fantasma
            Senza un nemico da scovare
            Senza bersagli da colpire
            Senza fiori da regalare

            Pioggia di guerra
            sui carri che vagano nei campi
            In file interminabili di speranza e fatica
            Oltre ogni muro di indifferenza
            La sera
            sugli altipiani
            tende e stracci
            Chiazze di dolore perse in un lembo di terra ferita

            Pioggia di guerra
            Su questa terra di nessuno
            tra una parte e l'altra del mare
            Terra contesa col sangue di corpi in pace
            C'è pioggia negli sguardi stanchi e tristi
            con ancora un pezzo di vita da buttare

            pioggia di piombo
            pioggia di fuoco
            pioggia di odio
            pioggia di nulla

            bagnati da una pioggia assassina
            senza più vita da vivere
            sono uomini e donne

            Perduti.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie personali)

              12 Settembre 1966

              Sei comparsa al portone
              in un vestito rosso
              per dirmi che sei fuoco
              che consuma e riaccende.

              Una spina mi ha punto
              delle tue rose rosse
              perché succhiassi al dito,
              come già tuo, il mio sangue.

              Percorremmo la strada
              che lacera il rigoglio
              della selvaggia altura,
              ma già da molto tempo
              sapevo che soffrendo con temeraria fede,
              l'età per vincere non conta.

              Era di lunedì,
              per stringerci le mani
              e parlare felici
              non si trovò rifugio
              che in un giardino triste
              della città convulsa.
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